595. Scheda: Di Jacovo, “Tutti i poveri devono morire” (2010).

12 Ago

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Giovanni Di Iacovo (1975), Tutti i poveri devono morire, Castelvecchi, coll. “Le torpedini” n° 4, Roma luglio 2010. Pp. 156 + ìndice + catalogo.

Questo romanzo, che si legge in due ore, è complicatissimo.

Tutti gli assassini del mondo sono uniti in una grande organizzazione verticista, il Cenacolo degli Assassini. Sua antenata è la Setta degli Assassini nata in Medio Oriente nell’VIII secolo, poi capeggiata, dal 1094, da Hasan Ibn-as Sabbah, il leggendario “Vecchio della Montagna”, che le conferì struttura militare e politica, ribattezzandola Ordine degli Assassini ed estendendo la sua influenza in Siria e in Persia. Ma la politicizzazione e la militarizzazione, togliendo all’organizzazione la sua funzione meramente edonistica, incontrò il dissenso di alcuni, portando alla scissione sotto la guida di Elisabetta Battori (1560-1614), che costituì coi dissidenti il Cenacolo degli Assassini.

L’Ordine degli Assassini fu poi distrutto dall’offensiva dei templari e, da ultimo, dal sultano mamelucco d’Egitto Baybars (1223-1277).

Il Cenacolo degli Assassini (pp. 44 ss.) invece si trasferì in Europa, specialmente in Ungheria, a Cintoja Bisantium (vale a dire Scandicci, prov. di Firenze, p. 44n) e nella Foresta Nera in Germania; a tutt’oggi gode di ottima salute. Comprende appassionati di sadismo, satanismo, sodomia (!), vampirismo e soprattutto omicidio.

Ad esso Cenacolo devono essere attribuite le morti di Anna Politkovskaja (uccisa dall’assassina Dominque Faust perché le aveva occupato il posto auto; per scagionarla, la colpa era stata fatta ricadere su Putin, p. 46) e Diana Spencer (uccisa dal marchese Dorian Lorelai, che grazie alla prestigiosa vittima ha potuto scalare le gerarchie del Cenacolo, p. 49n); ma la sua ragion d’essere è precipuamente quella di togliere la vita ai poveri.

Il criterio non ha, naturalmente, né può avere valore assoluto; la recente scomparsa dei ceti ha in effetti messo in crisi il vecchio criterio di ammazzabilità; finché durante l’Adunanza Internazionale del 1997 si è deciso di sostituire al concetto nebuloso di ceto quello di reddito. I membri del Cenacolo, che spesso tra loro non si conoscono (è descritta anche una convention durante la quale parecchî di loro hanno modo di vedersi per la prima volta) hanno, più precisamente, il dovere di scegliere le proprie vittime esclusivamente tra quelli che hanno un reddito inferiore al proprio. Nella normativa è previsto che chi uccide qualcuno più ricco di lui sia liquidato (p. 45). L’Adunanza mondiale degli assassini è fissata una volta ogni 7 anni in un piccolo teatro nella zona Nordest di Città del Messico. L’edificio sorge sulle fondamenta del distrutto Templo Mayor di Tenochtitlan, sulle cui rovine Città del Messico è stata costruita. Il tempio ovviamente è significativo per gli assassini, perché consisteva in un’immensa ziqqurat (1337-1487) sulla cui sommità di 60 metri sorgevano i templi gemelli di Huitzilopochtli, dio della guerra e dell’assassinio, e di Tlaloc, dio della pioggia: gli dei dell’assassinio e del diluvio, due grandi paure dell’uomo e due questioni della massima importanza per i commensali del Cenacolo. La consacrazione del doppio tempio richiese il sacrificio ininterrotto di vittime, da 1000 a 4000 quotidiane, per 20 giorni (pp.111n-112n). Una volta ogni 7 anni è pure democraticamente eletto il capo supremo del Cenacolo, definito Capotavola (p. 45).

Altro è la Convention, che ha luogo annualmente in un motel a 20 km. da Londra, lungo una strada provinciale, dalle 21.00 in poi. Il motel (descritto in nota a p. 95) si chiama Tao Ming Si Kao, sigla TMSK, la stessa che designa un famosissimo bar-ristorante di Shanghai (attenzione: bisogna inserire la data di nascita per accedere al sito linkato), per l’esattezza Tou Ming Si Kao il cui interno è fatto interamente di vetro colorato. Il significato del nome cinese, in pinyin tòu míng [透明 , trasparente, diafano] sī kǎo [思考, ponderare, riflettere, meditare] è “pensiero trasparente”. Il locale del romanzo, che “incarna l’esuberante spirito del passato decadente di Shanghai” e che ha “gli interni… illuminati dall’arte cinese del liuli, cristalli colorati lavorati con la tecnica della pasta di vetro”, ha un nome leggermente diverso, indicato come Tao Mìng Si Kao, che in assenza d’indicazione di toni non so che senso possa dare; vero è che recuperando il Tou originario, e con un goffo ricorso al dizionario di cui sopra posso ricostruire: [tòu, che è anche “rivelare”, “svelare”, “scoprire”] [míng, che è anche “capire”, “comprendere”, “intendere”]; ma abbiamo visto come il composto, patentemente esogeno, non consenta quest’interpretazione, che sarebbe quantomeno ambigua nel discorso + [sǐ, “morire”], e forse [kǎo, “fustigare”, “flagellare”, “torturare”]; che è suggestivo, per un occidentale abbastanza digiuno di cinese, ma dubito fortemente sia, nonché fraseologico, anche solo grammaticalmente affermabile; fattostà che il nome del motel-bar-ristorante dijacoviano varrebbe, molto coerentemente col tema del romanzo, “Pensiero di morte”, e ha un generico “Tao” in luogo del tòu originale. Le notizie riguardanti la creazione del locale subiscono lo stesso spostamento rispetto al piano del reale: il Tao Mìng Si Kao dijacoviano è concezione congiunta di tale Scilla Hui-Shan, che abbandona nel 1986 una “brillante carriera di ballerina burlesque” per dedicarsi a quest’arte, e del marito Otto Feldberg; dalla voce “Liuli Gongfang”, che è marchio registrato, della wikipedia inglese si viene a sapere che è un’azienda vetraria di lusso fondata da Loretta Hui-Shan Yang, taiwanese, che ha fatto l’attrice fino al 1987 quando s’è messa in affari col marito, il regista Chang Yi. Quanto al nome tedesco del marito della nostra Hui-Shan, l’unica cosa che riesco a sapere è che Feldberg, che non pare essere cognome particolarmente diffuso o illustrato da qualche celebrità in Germania, è innanzitutto il nome della più alta vetta montuosa dentro la Foresta Nera, già citata con l’Ungheria e Scandicci come uno dei tre quartiergenerali europei del Cenacolo.

I ricchi che ne fanno parte hanno ovviamente convenzioni con tutte le polizie del mondo, e sono al riparo da qualunque procedimento penale, grazie ai segni che lasciano accanto ai cadaveri; tra essi, la pag. 5 di qualche libro lasciata sul luogo degli omicidî. Come si spiega a p. 45n, essendo il cinque il ‘numero’ del comandamento non uccidere, è tradizione degli assassini evitare il numero cinque: non abitare al quinto piano, non avere cinque figli[,] non uccidere il cinque del mese eccetera. Per converso (p. 45 e n), la polizia scientifica dovrà dichiarare la presenza di una macchia di sangue a forma del Teletubby viola Tinky Winky (in omaggio alla divisa d’assassinio del Capotavola del Cenacolo, Dave Thompson, già assassino di Jack Ruby omicida di Lee Oswald omicida di JFK), e compilare un rapporto in cui le prime lettere delle prime dieci righe formino la parola Báthory. La stampa dovrà dare la notizia dell’omicidio pubblicando a sinistra dell’articolo una foto in cui la vittima è sorridente, mentre nei telegiornali lo speaker dovrà abbassare gli occhj sul foglio, in segno di rispetto, nel pronunciare la parola omicidio.

La vita del Cenacolo è scandita anche da ricorrenze e solennità (pp. 48n-49n):

  1. 11 gennajo: invenzione da parte del dentista tedesco Bernard Heime (1850) della motosega, detta osteotomo.
  2. 20 aprile: nascita di Adolf Hitler.
  3. 7 maggio: invenzione della mannaja da parte del lanciatore di coltelli occitano Mord (700 ca.), che fabbricò coltelli con la lama più larga possibile per permettere alla sposa di specchiarsi in essi durante gli spettacoli, e aggiustarsi i capelli o il trucco.
  4. 1-7 giugno: Digiuno. È una settimana durante la quale gli assassini si astengono dagli omicidj per consentire la ripopolazione. In questa settimana possono dedicarsi a qualunque attività a latere, come lo smaltimento dei resti delle vittime, ma non possono uccidere. Il marchese Dorian Lorelai sceglie il 4 giugno per andare a deporre rose al mausoleo di Diana Spencer sull’isolotto di Althorp, cosa che desta persino la curiosità del “Guardian” (p. 31).
  5. 7 agosto: nascita di Elisabetta Bàttori.
  6. 31 agosto: prima vittima di Jack lo Squartatore (Mary Nichols Ann, prostituta 45enne) e giorno dell’omicidio di Diana Spencer.
  7. 11 settembre: attentato alle Twin Towers.
  8. 12 novembre: nascita di Charles Manson.
  9. 22 novembre: omicidio di John Fitzgerald Kennedy.

Le ritualità si riducono a tre, fondamentali (pp. 84n-85n):

  1. Nascita: “Durante il… rituale… intorno alla culla vengono massacrati tre nani vestiti da neonati per rievocare le gesta di Erode. Successivamente, gli invitati… regalano al nascituro dolcetti a forma di ganci da macellaio, pistolette di cioccolata, caramelle di zucchero a forma di Hitler e Stalin e le ultime versioni di Resident Evil e Doom per quando sarà grande. Al termine… il Padrino regala al bimbo… una collanina d’oro sulla cui piastrina… c’è inciso il numero di cellulare dell’avvocato di famiglia, da chiamare dopo il primo omicidio” (p. 84n);
  2. Matrimonio: “… dopo il fatidico sì… la sposa bacia lo sposo e poi entrambi pugnalano a morte il prete. Nei matrimoni celebrati in Comune è invece usanza sparare in faccia al sindaco o all’assessore facente funzione” (p. 85n);
  3. Funerale: “Nella bara vengono gettate tutte le foto delle vittime, gli articoli di giornale che riguardano i massacri compiuti dal defunto e, eventualmente, le parti del corpo delle vittime che erano ancora in suo possesso. Subito dopo, la bara viene chiusa e riposta in un carro funebre senza targa e, dopo che ogni amico e parente dell’assassino ha terminato il proprio saluto, … l’assassino più anziano toglie il freno a mano al carro funebre lasciando che… si scagli giù lungo una via ricca di attraversamenti pedonali cercando di falcidiare quanti più passanti possibile in memoria del defunto” (p. 85n).

Il grado degli assassini nella gerarchia, che prevede come detto un Capotavola con immediatamente al disotto gli Alti Commensali si basa su due criterj (p. 66n ss): 1. il numero d’inferiori uccisi (nelle presentazioni tra assassini si dichiara anche quello, come per es. “Piacere, Angelo della Morte, 23”) ; 2. l’eco mediatica, che genera emulazione. Sulla base dell’eco suscitata, l’Assassino deve farsi tatuare sulla schiena un numero di rune vichinghe (scelta che si giustifica col fatto che per i Vichinghi, a differenza di tutti gli altri popoli della terra, l’omicidio poteva essere tutt’al più un illecito amministrativo):

  1. Comparsa sulla stampa locale: 1 runa.
  2. Comparsa sulla stampa nazionale: 3.
  3. Oggetto di dibattito in talk-show locale: 2.
  4. Oggetto di dibattito in talk-show nazionale: 7.
  5. Oggetto di dibattito in talk-show nazionale in prima serata: 10.
  6. Uso del proprio nome da parte di una band death-metal: 10.
  7. Falsi facebook dedicati: 1 ogni 100 amici.
  8. T-shirt con effigie: 1 ogni 3 t-shirt vendute.
  9. Per ogni emulo/copycat-killer: 3.
  10. Libro dedicato: 5; 7 se il libro è oggetto di censura.
  11. Film dedicato: 20.
  12. Serial tv dedicato: 3 per episodio.
  13. Invito a partecipare al Grande Fratello: 10.
  14. Proposta di candidatura alle europee in un partito qualunque: 10.
  15. Proposta di beatificazione: 30.

Questi criterj (che ovviamente stridono un po’ con la necessità dell’anonimato) non sono indiscussi. Ci sono due correnti che premono per far comprendere nel computo anche altri tipi di procurato decesso:

  1. i Missionarj della Morte, cattolici tradizionalisti, che vorrebbero comprendere anche gli eutanasizzati (le alte cariche non sono d’accordo, perché l’eutanasia è più un favore fatto al malato, e il Cenacolo non è la Caritas);
  2. gli Assassini Corporativi, costituita da industriali che inquinano, avvelenano con i proprj prodotti e causano morti sul lavoro. Il responsabile dell’incendiaria Ford Pinto lanciata sul mercato nel 1973 [sul mercato nordamericano, come dice l’articolo linkato, già nel 1970, ed era un 11 settembre!], il direttore generale della Ford General Motors, che poi all’epoca era Henry Ford II, figlio di Edsel figlio del capostipite Henry I, riuscì a suo tempo a scalare la gerarchia del Cenacolo, forte dei 530 morti carbonizzati che le auto difettose fecero entro lo stesso ’73: dato che l’azienda sapeva che l’auto era un barbecue su ruote, ma aveva calcolato che ritirarne tutti gli esemplari in commercio sarebbe costato più che pagare i danni alle famiglie, erano tutti omicidj volontarj. Allo stesso modo, rifacendosi a Henry Ford II, il direttore della Thyssenkrupp, che poi è Ekkehard Schulz, pretenderebbe attualmente di attribuirsi le 7 morti ‘bianche’ dello stabilimento di Torino per fare punteggio, ma il consiglio di amministrazione glielo ha finora impedito, volendo che il numero di morti sia equamente ripartito tra tutti i dirigenti.
  3. Altre correnti (p. 70n ss), ispirate tutte al primo e più autorevole esempio della storia, Caino che uccide Abele, sono: a. Family Slay, fautori dell’omicidio in famiglia, b. quella chiamata Onore e Rispetto, costituita da quelli che ammazzano spinti da gelosia o passione, c. gli Assassini Vegetariani (che sostengono che Abele offrisse frutti dei campi, e Caino selvaggina), d. gli Assassini 2.0 che sostengono che “Dio è il server più potente dell’universo e preferiva Abele perché aveva più contatti Facebook” (p. 71n), e. i Missionarj della Morte che uccidono prostitute, pervertiti e peccatori, sostenendo che dio preferisse Abele inquantoché Caino stuprava le pecore bestemmiando a ruota libera, f. gli Assassini Vampiri che sostengono Caino essere stato il primo di loro, in quanto condannato da dio all’immortalità. Di Jacovo dice esplicitamente a proposito degli Assassini Vegetariani e dei Missionarj della Morte, appunto, che Caino offriva carne e Abele vegetali: è una tesi molto originale, perché la Bibbia ovviamente dice l’inverso; riporto i passi da una vetusta traduzione (La Bibbia volgare secondo la rara edizione del I di ottobre MCCCCLXXI ristampata per cura di Carlo Negroni. Vol. I. Genesi, Esodo e Levitico. Collezione di opere inedite o rare dei primi tre secoli della lingua pubblicata per cura della R. Commissione pe’ testi di lingua nelle provincie dell’Emilia, Presso Gaetano Romagnoli, Bologna 1882; Genesi, capo IIII, p. 36): “3. E dopo molti dì dipo’ la lor nazione, quando Caino offeriva delli frutti della terra in dono al Signore Iddio, 4. ed Abello sì offeriva degli frutti degli primigeniti delle gregge sue, e de’ più grassi ch’avesse: onde il Signore riguardò bene ad Abel ed agli doni suoi”.

Su una cosa concordano quasi tutti: dato che Caino, espulso dall’Eden (altra illazione meramente cenacolare, dato che già i genitori Adamo ed Eva n’erano stati espulsi), avendo edificato la città chiamata Enoch dal nome del figlio, piena di peccatori e pervertiti, chiamò il diluvio su tutta la propria discendenza, gli assassini hanno l’obbligo

  1. di fare la doccia e mai il bagno;
  2. di non praticare il pissing;
  3. e di non uccidere all’aperto nei giorni di forte pioggia (benché gli g. Assassini Romantici insistano per riformare quest’ultima regola).

Si uccide e ci si riunisce rigorosamente in Divisa da Omicidio, cioè vestiti di bianco; così almeno si dice a p. 94, benché poi la scena d’apertura, che come si vedrà descrive l’omicidio di Lila, mostra quattro assassini in azione vestiti da Teletubbies di varj colori, e già s’è visto come l’attuale Capotavola, Dave Thompson, vesta da Tinky Winky, il Teletubby viola. Il colore bianco sarebbe in segno d’omaggio a Harold Frederick Shipman, medico, il “più grande serial killer contemporaneo”, che ha ucciso dalle 218 alle 400 persone vestendo regolarmente il suo bianco camice (p. 94 e n).

Gli assassini hanno anche un gergo, di cui si dà una piccola legenda:

  1. Pasqua: “resurrezione”, quando l’assassino esce di carcere o ha revocata una condanna da parte del Cenacolo.
  2. Un libero: assassino che ha commesso almeno 3 omicidj, ed è quindi rubricabile come serial killer.
  3. Ho mangiato: ho commesso un omicidio.
  4. Ho mangiato al MacDonald’s: ho commesso un omicidio improvvisato e veloce.
  5. Ho mangiato al ristorante: ho commesso un omicidio premeditato e curato nei particolari.
  6. Ho mangiato una pizza con gli amici: E’ stato un omicidio di gruppo.
  7. Ho mangiato anche la Santa casa: Ho ucciso un religioso.
  8. Ho mangiato un tagliere misto: Ho fatto una strage.
  9. Ho preso anche il caffè e l’ammazzacaffè: Ho torturato la vittima.
  10. Ho preso anche il dolce: Ho abusato sessualmente del cadavere.
  11. Per tutto quello che ho mangiato, ho pagato veramente poco: Tutte le vittime avevano un reddito inferiore al mio (p. 59n).

Del luogo dell’Adunanza si è detto, e anche di quello della Convention. Ci sono anche altri luoghi, veri e proprj ammazzatoj, preposti ed attrezzati alle uccisioni e a tutte le pratiche (violenze, torture, abusi sessuali) che vi si accompagnano. Sono descritte nel romanzo:

  1. La Tenuta Scarlatta 35, nel cui giardino si svolgono i primi 2 omicidj descritti.“Nessun filo d’erba è alto più di dieci centimetri. Se qualcuno di essi oltrepassasse tale misura, le fotocellule sparse nella Tenuta rivelerebbero l’insubordinazione vegetale e il giardiniere riceverebbe una chiamata operativa nel cuore della notte. […] Alla sinistra di Lila c’è un boschetto di davidie involucrate. Alti snelli fusti di circa diciotto metri, con corteccia marrone-arancio e foglie cuoriformi. In piena salute, le radici affondano nel terreno nutrito da proporzionate quote di torba, sabbia, concime organico e concime di foglie. La perfetta potatura delle fronte sagomate come una sfera verde e il fusto snello e lungo degli alberi fanno apparire il boschetto della Tenuta Scarlatta 35 un ordinato plotone di immensi Chupa Chups”. (pp. 8-9).

    Due settimane prima della Convention annuale (p. 12) quattro assassini vi si divertono ad ammazzare tutti i ragazzi del callcenter Albacom (p. 8). Sono il Capotavola (che, com’è detto più sopra, è Dave Thompson), vestito da Teletubby viola; Posto Buffo, vestito da Teletubby verde; Banchiere di Satana, vestito da Teletubby giallo [dev’essere così, per esclusione, dato che i pupazzi sono quattro] e Uomo Nero, vestito da Teletubby rosso (pp. 8-11).

  2. La Camera Scarlatta 11, detta Impero, dov’è ospite il merlo parlante Azoto. In essa Lila è stata condotta da Victor Brady, nome d’assassino “Liquidator” (pp. 12-13). Si trova a Londra, nel quartiere multietnico di Bricklane, 9 Benthnal Green Road. Alla porta c’è un campanello con scrittovi “D9-Victor Brady” (p. 47). La descrizione accurata dell’ammazzatojo ci è data in occasione dell’ispezione che vi svolge Judy dopo la morte di Victor (pp. 46 ss). Consiste in un solo ambiente, tutto rosso, interamente incrostato di sangue. Sopra il grande letto sulla parete opposta a quella dell’ingresso campeggia un quadro: è quello che la moglie di Brady, Judy, una cretina totale perfettamente ignara delle attività del marito, ha sempre chiamato Pac-man. Prima di raggiungere la Camera Scarlatta 11 il quadro era stato appeso dietro il televisore in casa di Victor e Judy, ma Judy gliel’aveva fatto togliere, perché non le piaceva. Di fatto è il Messaggio di Arecibo, ideato da Frank Drake, a cui si deve anche l’equazione che porta il suo nome, relativa alla possibilità dell’esistenza di forme di vita extraterrestri (p. 49 e n-50n). Ai piedi del letto ci sono una grande valigia rossa da viaggio e una ventiquattr’ore nera. Il contenuto delle due valigie, descritto a pp. 53-54, consiste in materiale, parte artigianale parte acquistato, per torture sessuali di tutt’i tipi; si distinguono tra tutti tre oggetti su cui è scritta l’equazione di Drake: una benda di seta viola, da annodare sugli occhj della vittima con la scritta verso l’interno, in modo che l’equazione entri simbolicamente nell’anima; un paddle [come una paletta da ping-pong] per sculacciare che ha l’equazione riportata a specchio, in modo da marchiarsi sulle chiappe del torturato, ed entrare simbolicamente nella carne; un dildo – nome inglese, ma da tutti inteso, dell’olisbo (voce greca che nessuno invece intende) – in cyberskin (nome di un elastomero che simula la pelle umana, molto utilizzato per falli artificiali) a doppia densità fissato su una cintura slip modello strap-on con imbracatura a doppia cinghia e uovo vibrante all’interno: qui l’equazione è scritta sull’asta del fallo: “In questo modo l’equazione di Drake sarebbe penetrata nelle viscere, e non simbolicamente” (p. 54). Una cassetta delle lettere bianca è fissata a un muro. Ci sono due tavolini, a forma di capitello, uno dorico e uno corinzio; su quest’ultimo è poggiata la stampa di un biglietto aereo per Lake Groom o Groom Lake, località in cui è sita la famosa Area51 d’ufologico interesse, Nevada, e un pass da ricercatore per la base militare [di] Tonopah, pure nel Nevada, dov’è sita l’Area52, a sua volta d’ufologico interesse. C’è un frigorifero, che contiene 3 pistole ad acqua rosse, un liquidator ad acqua con fantasia spaziale, palloncini da gonfiare e molte fialette di acqua distillata (p. 51). A sinistra del letto c’è un busto di Enrico Fermi con un orecchio sbriciolato; il busto è totalmente incrostato di fluidi corporei. A p. 54 si dice che sul basamento del busto di Fermi è appoggiato un telefonino utilizzato per tenere i contatti tra assassini. Una grande gabbia di ferro ospita il merlo nero parlante Azoto. La bestiola ripete in continuazione (lo scoprirà a suo tempo la protagonista, la scema Judy) non una vera e propria filastrocca, ma una gnàgnera di parole apparentemente senza senso: “Troia, idrogeno, anche il dolce, cinquantuno, azoto, troia, ossigenoeilfosforo, bastapietà, bastapietà, ossigenoeilfosforo” (p. 52). Troia e bastapietà derivano ovviamente da quello che il merlo sente mentre gli assassini si dedicano alle loro efferate pratiche; anche il dolce, come già detto, è gergo per l’abuso sessuale del cadavere; cinquantuno, come Area51, è riferimento al progetto delirante dell’assassino Dorian, rivelato solo sul finale. Il marchese Dorian Lorelai appartiene all’ala sinistra del Cenacolo degli Assassini; a pp. 69-70 è riportato un suo editoriale su “Morte democratica. Organo di informazione della Sinistra del Cenacolo degli Assassini”, nel quale dichiara i proprj intenti: l’Omicidio, dice, non deve avere la funzione di far prevalere una casta sull’altra, ma di sconfiggere la sovrappopolazione, che rende minori per tutti le risorse. La sua idea è nell’estensione del piacere d’uccidere a tutte le classi sociali, la “democratizzazione della Perversione”; chiama il suo “Socialismo sadiano”. “Il nemico non è il ricco e non è il povero. Il nemico è la povertà” (p. 70). Accanto alla gabbia c’è un armadio in legno rosa contenente un solo abito, un completo bianco con cinque bottoni rossi e la fodera di rosso acceso: una divisa da assassinio. In una tasca dell’abito c’è una pistola verde ad acqua; nell’altra un pacchetto contenente cinque sigarette tutte di marche diverse e un accendino dei Teletubbies. C’è un termosifone con le sbarre incrostate di sangue; davanti è posto un tavolo da centro [che è, trasparentemente, un tavolo pensato per essere posto al centro di una stanza] a quattro gambe, fatte come le gambe di una donna “con tanto di calze a rete e scarpe con tacco alto”; il tavolo è coperto da una tovaglia rossa di Madeira, su cui sono “poggiate porcellane rinascimentali dal fondo turchino, salsiere ondulate, calici di (p. 52) cristallo a coste piene, un decanter dai riflessi ambrati”. Accanto, riviste porno sadomaso (dai titoli Sotto i miei piedi, Carne che urla e Pioggia di dea), e tascabili di fantascienza: La vittoria dei Trifidi (titolo che ricorda il romanzo di fantascienza di John Whyndam Il giorno dei Trifidi, 1951), Il pianeta della morte (titolo che ricorda un altro titolo del 1951, di Stanisław Lem, Il pianeta morto, ma anche il mitico Nibiru dei Sumeri, detto appunto pianeta della morte, su cui c’è una mitologia catastrofista attuale), La terza stella da Altair (che ricorda un po’ “L’isola che non c’è” di Edoardo Bennato [“Seconda stella a destra / questo è il cammino / e poi dritto, fino al mattino…”], e un po’ il quarto pianeta, Altair IV, di un classico cinematografico della fantascienza, 1956, Il pianeta proibito), più, avvolto nel cellophane, un dvd “che sintetizza entrambe le tematiche”: Lady Marte e le schiave spaziali. Circa la funzione delle pistole ad acqua del “Liquidator” Victor la spiegazione – del tutto inutile nella fattispecie, perché Judy a quest’altezza ancóra non è nelle condizioni di capire assolutamente nulla – sarà accennata dal marchese Dorian Lorelai a Judy a p. 84, ma data per esteso solo da p. 141. Victor “Liquidator” Brady ha ucciso 21 persone, e il suo modus operandi era sempre lo stesso: invitare una ragazza dai capelli rossi nella Impero, imporle sesso orale e poi spruzzarla con una pistola ad acqua riempita col contenuto delle fialette vedute anche da Judy. Esso liquido è trasparente come l’acqua, ma a contatto con una fiamma, che Victor produce accendendosi una sigaretta di quelle rinvenute da Judy nella divisa da assassino, s’innesca una violenta reazione chimica che incenerisce la vittima fino alle ossa. Quest’arma è un ritrovato del marchese Lorelai, come scoprirà Judy alla fine (pp. 141), all’albergo Camden Kali (v. sotto). Il marchese, che è “un Aristocratico, ma di Sinistra” ha una posizione particolare, e poco benvista, all’interno del Cenacolo. Dorian è uno che avrebbe meritato di salire ai gradi più alti della gerarchia se non fosse stato per una sua odiosa depravazione: come si scopre appunto da p. 141, Dorian uccide solamente alieni – di quelli grigj, con gli occhî grandi, di razza Alfa o Reticuliani – e si rifiuta di ammazzare i poveri, che non gli hanno fatto niente:“(…). Non faccio Sesso con Alieni qualunque, mica sono Will Smith. Io vado a letto solo con i grigi, gli Alieni di razza Alfa o Reticuliani. E quando mi sono stufato di fare Sesso con loro, li ammazzo in tutti i modi possibili, tanto nessuno sulla Terra può conoscere il loro reddito. Così rispetto la Regola senza dover far fuori i poveri che, sinceramente, non mi hanno mai fatto nulla di male” (p. 141).

    Ha scoperto, Dorian, che essi alieni hanno uno sperma che cambia consistenza, colore e sapore a seconda di quello che mangiano, delle ore della giornata, dell’umore e della situazione generale, e lo fa ricavare da quegli esseri, tentando anche innesti che, a seconda delle qualità via via mutevoli dello sperma, dànno talora semplici infezioni, e talora risultati apprezzabili. Ma non ha abbandonato la speranza di essere un giorno nei più alti gradi dell’organizzazione: il suo progetto infatti è quello di farli immigrare dal loro pianeta, in modo che siano, come tutti i migranti, automaticamente inseriti negli strati più bassi della società; quando saranno condannati alla schiavitù e ai lavori più pesanti, sarà facile per Dorian farsi forte della valenza sociale dei suoi omicidî, e scalare la gerarchia fino al sommo. Quanto al liquido infiammabile contenuto nelle pistole ad acqua, anch’esso proviene dai Reticuliani:

    “Ad esempio, Victor, con la sua pistola ad acqua, spruzzava lo sperma altamente incendiabile che i reticuliani producono se Eiaculano dopo aver visto Kate Austen, la protagonista femminile di Lost[,] e dopo aver bevuto almeno due bicchieri di Southern Comfort” (anche per questa pagina è necessario inserire la data di nascita; il dolciastro Southern Comfort, disponibile nella versione a 35 o a 50°, può essere assunto tranquillamente come il top del cattivo gusto in fatto di liquori), p. 142.

    Era Victor che gli procurava gli umanoidi; così Lorelai spiega tutti gli altrimenti misteriosi riferimenti fantascientifici:

    “Io ho ottimi rapporti con il Pentagono e ho diversi colleghi Assassini nell’Area 51. Siccome nella metropoli sotterranea dell’Area vivono migliaia di reticuliani, a volte accettano di passarmene qualcuno per i miei esperimenti, i quali, seppure ancora allo stadio empirico, hanno suscitato grande interesse negli stessi scienziati di Tonopah. Victor a volte doveva viaggiare sin lì e scortare il grigio di turno sull’aereo, fino a qui. Era costretto a mettergli Parrucca, baffoni, occhiali da sole ancora più Grossi dei loro occhioloni e dolcevita a collo alto per non far scorgere il colorito grigio. (…)”, pp. 142-143.

  3. La Camera Scarlatta 29, detta Macelleria, di cui è direttore il marchese Dorian Lorelai (p. 44). Si trova all’interno dell’albergo Camden Kali, prediletto dal marchese (p. 80).
  4. La Camera Scarlatta 15, detta Lavanderia. Judy scopre la sua esistenza – pur senza conoscere che numero di camera sia né che funzione abbia – attraverso un sms inviato da “D1 Cenacolo” mentre si trova nella Camera Scarlatta 11 Impero. Con questo sms Dorian Lorelai, ignaro ancóra della morte di Victor Brady, invita il commensale a raggiungerlo in Lavanderia in 5 minuti, avvertendolo anche che è stato ritrovato il corpo della spagnola che Victor, senza sapere che era ricca, ha ucciso, segnando da solo la propria sorte (p. 55). E’ dalla Lavanderia che Victor lascia sul cellulare di servizio il lungo messaggio in cui descrive il suo sfortunato incontro con la spagnola; è il messaggio che Judy ascolta durante l’ispezione alla Camera Scarlatta 11 Impero. In esso Victor descrive come abbia rimorchiato questa apparente “noglobal al centopercento” (p. 57) sciattamente vestita dicendole di avere del fumo, come l’abbia trombata tre volte e l’abbia ammanettata al termosifone cercando di farsi fare un penilinguo; come, di fronte al rifiuto di lei, l’abbia uccisa, con “il rituale di sempre, pistola ad acqua, fiala, sigaretta, accendino” (p. 58), abusando quindi del cadavere. Invece la poveretta aveva due appartamenti a Girona, una galleria d’arte a Barcellona, e la dirigenza della fabbrica di cornici di proprietà del padre. Ha ucciso una più ricca di lui, e sa di dover morire, secondo l’inflessibile regola del Cenacolo. Non è la prima volta che compie un errore del genere: tempo prima aveva già ucciso una critica d’arte spagnola senza sapere che era più ricca di lui. Il marchese Dorian Lorelai, ammanicato col ministro dell’economia inglese George Luhan, stretto a lui da vincolo di gratitudine, aveva contattato per suo conto il minisro dell’economia spagnolo, Hiroshi Rulcaba Alvarez, in modo da fargli modificare la posizione economica della giovane critica, facendola apparire più povera; ma in questo caso l’intervento del marchese era stato utile (p. 86). Pp. 65 ss: la Lavanderia si trova effettivamente in una lavanderia, la più vicina alla Camera Scarlatta 11 Impero. È un piccolo locale, dipinto internamente di rosso proprio come Impero, dove si trovano 5 lavatrici a gettone, e due sedie olandesi d’ebano e palissandro, a schienale alto. Judy va alla Lavanderia sùbito dopo l’ispezione all’Impero, ed è seduto su una di quelle due sedie che vi trova il marchese Dorian Lorelai; il quale le darà puntuali spiegazioni circa le reali attività clandestine del defunto marito.
  5. La Camera Scarlatta 78, detta Biblioteca. Si trova anch’essa nel Camden Kali, come la Camera Scarlatta 29, detta Macelleria, ma ad un altro piano (pp. 79 ss). Più precisamente, la Camera Scarlatta 78 è organizzata nel bagno della corrispondente camera del Camden Kali. Qui il marchese Dorian Lorelai, due settimane dopo il primo incontro alla Lavanderia, sodomizza Judy. La camera ha la carta da parati ingiallita, un armadio di legno chiaro con un’anta che non chiude e all’interno una quantità di grucce. Esso armadio è addossato ad una porta che dà in una camera contigua. Nel centro della camera c’è “un letto matrimoniale a due piazze e mezzo con lenzuola a fantasia di foto e disegni del volto di Lady D” (p. 79). Il bagno, piuttosto grande, è interamente tinto di rosso scarlatto. Di lato allo specchio sopra il lavandino c’è una cassetta delle lettere bianca, zeppa di buste (in nota si spiega: “Una di quelle buste<,> contiene un CD. Il CD contiene un file word. Il file è interamente scritto in cuneiforme, scrittura utilizzata in Mesopotamia tremila anni prima di Cristo. Il documento può essere tradotto in inglese con uno speciale segretissimo plug-in di Windows chiamato pp.exe scaricabile da un sito il cui indirizzo è inciso nella parte interna del bordo del cestino dell’Ufficio della Presidenza della Casa Bianca. Una volta tradotto, il testo si rivelerà essere l’elenco dettagliato delle perversioni sessuali di tutti i Papi della storia. I relativi filmati sono scaricabili da YouTube”, p. 80n).
  6. La Camera Scarlatta 44, detta Auditorium. Si trova all’interno del TMSK, e consiste in una stanza con una cinquantina di sedie di legno e un piccolo palco con microfono scarlatto (p. 96n).

Solitamente riferire la trama significa dare un’idea del romanzo; questo caso non fa del tutto eccezione, ma in parte sì. Comunque sia, una trama tutto sommato c’è, e può essere succintamente riferita.

Messe in chiaro le regole di questo allucinante gioco dell’oca, che uno scrittore normale – per così definirlo – avrebbe escogitato per trarne materia sufficiente per una quindicina di romanzi (Pinketts ha perfettamente ragione), che taglio sceglie l’autore per snocciolarle non direttamente, ma gradualmente, facendone lo scheletro una trama romanzesca? Semplice: manda alla scoperta di questo inferno una cretina totale, per cui queste regole, per la gran parte del tempo, rimangono sostanzialmente lettera morta; almeno finché un fattore del tutto esterno – chimico, nella fattispecie – la metterà nelle condizioni di capire tutto, e di agire di conseguenza.

Per capire grosso modo come si pone l’autore nei confronti della sua materia, è sufficiente riferirsi alla scena d’apertura, durante la quale quattro assassini, inconditamente travestiti da Teletubbies ma a cavallo, inseguono Lila, un’operatrice di call-center che corre disperatamente, i piedi nudi insanguinati, nel prato di una proprietà privata. E’ il curatissimo giardino della Tenuta Scarlatta 35; altoparlanti diffondono la sigletta allucinante dei pupazzi animati. La ragazza, stremata, è raggiunta; Posto Buffo sta per ucciderla quando si accorge che la ragazza fissa Uomo Nero negli occhj. Posto Buffo pensa che preferisca essere ammazzata da Uomo Nero, ma in realtà Lila ha riconosciuto suo padre.

«Uomo Nero scende da cavallo ridendo come un topo sotto anfetamina, punta verso Lila la sua pistola antica e, accennando un sorriso, le fa: “Su… scappa… perché ti sei fermata? Continua a scappare oppure piangi urla aggrediscimi implorami supplicami minacciami… cazzo, fa’ qualcosa, ti sto per…”.

Poi guarda bene la ragazza e si paralizza.

Il prato è curatissimo.

Le stelle non illuminano più nulla.

La nebbia è sempre più fredda.

Uomo Nero accenna un: “Lila?”.

La voce di Lila era come una spugna imbevuta di alcool e lacrime.

“Papà… cristo… che fai qui… che sta succedendo… perché ci uccidete?”» (pp. 11-12).

Il padre si rifiuta di ammazzarla, ma secondo i commensali è solo perché sta attraversando una grave crisi economica, e infatti, come notano gli altri, ricorre alla retorica implorante (“vi prego”) propria dei miserabili.

«“Commensali… vi prego…”.

Posto Buffo e il Banchiere di Satana si guardano tra loro con malinconia.

“Hai sentito? Proprio quello che temevamo”, riflette il Banchiere ad alta voce.

“Già”, annuisce Posto Buffo, “vi prego, l’eterno grido delle classi inferiori”» (p. 12).

Altra sorpresa: Lila appartiene già all’organizzazione. Conosce la Camera Scarlatta 11, nella quale è stata condotta da Victor – personaggio-chiave nella narrazione; e, dice, “Ho ascoltato per una notte intera la filastrocca del merlo Azoto” (p. 13).

Dànno un’arma alla figlia, e il padre protesta, perché è vero che ha perso molti soldi, ma è pur sempre più ricco di quella “puttana drogata”; e invece non è vero, perché la figlia ha da pochissimo sposato un riccone. La ragazza, autorizzata a farlo, spara al padre. Ma è immediatamente dopo sparata da un altro assassino perché le azioni del neosposo sono in ribasso. La ragazza riprende a correre per il prato; morirà dissanguata.

Ma il dialogo è esilarante.

Ricapitolando: la protagonista è appunto Judy Redson, la scema totale, sposata a Victor, membro dell’organizzazione. Victor ha portato nella Camera scarlatta, uno dei tanti scannatoj, una ragazza fricchettona che lavora in un call-center, ha avuto con lei rapporti sessuali sadomasochistici e l’ha uccisa. Solo che la ragazza non è affatto povera, ma è la proprietaria di aziende e immobili: il suo era uno stile, non vera povertà. Una sera a cena Victor, che sa di aver commesso un errore fatale, avverte Judy che la sua propria vita è in pericolo, e che probabilmente sarà il caso che scappino all’estero; se entro mezzanotte non morirà, come spera, vorrà dire che sarà stato graziato. Ma non ha questa fortuna: si copre di macchioline rosse – è stato avvelenato – e muore in pochissimi istanti. Judy è disperata. Victor le ha detto di rivolgersi a Chesley, un fotografo fallito, che da sempre è innamorato di lei. Chesley ha alcune foto che Victor gli ha lasciato, attraverso le quali Judy riesce a risalire alla Camera scarlatta. Nonostante vi siano strumenti di tortura sessuale e testi eloquenti (ma anche alcuni libri di fantascienza), Judy non realizzerà mai che cosa Victor facesse in una vita parallela, e rimarrà convinta che avesse una relazione con qualcuno conosciuto ad un corso di teatro [!] finché, alla convention degli assassini, che lei crede sia la compagnia, è drogata con fenciclidina, uno stupefacente che normalmente crea in chi l’assume un’empatia assoluta, anche verso oggetti inanimati (la vicenda di Frau Berlinermauer, v. sotto, è un grande trip fenciclidinico, volendo) e una stolida sicurezza di sé; Judy diventa invece intelligente, capisce che cosa fanno tutti costoro, individua in Dominque Faust l’esecutrice di Victor e la uccide. Ha intanto avuto una relazione con Dorian, che le ha spiegato del tutto inutilmente che cosa Victor facesse in realtà: qualunque cosa Dorian le dicesse, Judy aveva capìto sempre e comunque che Victor aveva avuto una relazione con qualche sciacquetta del corso di teatro. Judy rinsavita, dopo aver ucciso barbaramente Dominique, realizza che non è stata lei l’assassina di Victor, ma Dorian. Raggiunge il marchese al Camden Kali, dove questi le spiega che ha lasciato che Victor fosse liquidato dal Cenacolo semplicemente levandogli la copertura; “Liquidator” faceva i capriccj, non voleva più collaborare al progetto dei reticuliani, e Lorelai ha lasciato che andasse incontro al suo destino. Dominique Faust aveva orrore di sé, e voleva morire; Lorelai l’ha convinta a farsi passare per l’omicida di Victor, in modo che Judy la levasse dal mondo. Ora è posta da Dorian di fronte all’alternativa di finire in galera o di assumersi la responsabilità di tutti gli omicidî di Victor e continuare la sua opera. Judy, dopo qualche riflessione, decide che quella è la sua grande occasione per accoppare tutti quelli che non le vanno – ossia diventerà ammazzastrampalati: l’idea le sorride non poco, ma non fa in tempo a mettere a segno nemmeno un omicidio (oltre a quello di Dominque Faust), perché la protagonista della trama secondaria, frau Berlinermauer, che non centra assolutamente NIENTE con la trama principale, la quale, dopo aver ammazzato l’amante del marito (che è il Muro di Berlino!) l’arrota con la sua macchina, del tutto incidentalmente, mentre si precipita dal suo amore. Scotland Yard, che arresta la pirata della strada, deve sbatterla in galera per l’uccisione dell’amante del marito – v. sotto –, Mildred Jacobi, ma la ringrazia sentitamente per l’uccisione di Judy, a cui sono attribuiti 22 omicidî (i 21 di Victor + quello di Dominique Faust, il solo di cui abbia avuto il tempo di rendersi responsabile).

La trama secondaria è uno degli aspetti tipici anche di numerosi romanzi in buona & dovuta forma che adesso corrono in su le stampe, e che teoricamente dovrebbero essere rubricati tra i romanzi popolari / commerciali, di quelli che puntano a ricco smercio: molti sarebbero gli esempî che potrebbero farsi [va da sé che è uno degli atteggiamenti più tipici ed arcaici del romanzo, che sopravvive, ma come residuo sei-settecentesco, anche nella romanzeria d’appendice sotto forma di digressioni. D’abitudine prima si facevano digressioni, adesso sono più frequenti le narrazioni secondarie. Dev’essere una delle prescrizioni più tassative delle scuole di scrittura creativa, ed è anche uno dei vezzi più fastidiosi e meccanici: un guastatore di convenzioni come Di Jacovo non poteva tralasciarlo].

Qui si tratta della “storia” di una ragazza inglese che, dopo aver perduto, ancóra quindicenne, il ragazzo, esploso per i troppi anabolizzanti assunti, s’innamora del muro di Berlino, letteralmente, e ha con esso muro una storia d’amore, e se lo sposa. Cambia cognome, diventa la signora Berlinermauer. Ma c’è una rivale, Mildred che rimane incinta del muro, e che la legittima sposa, pazza di gelosia, uccide – uccidendo anche, per sbaglio, la protagonista della vicenda principale.

È naturale volgere la propria attenzione al dato politico implicito in tale vicenda; basterebbe capire qual è, e il gioco sarebbe fatto. Piuttosto, qualche buontempone potrebbe obiettare che questo perfetto meccanismo narrativo ha una lacuna grossa e profonda come la fossa delle Marianne proprio nella compresenza di due trame che non azzeccano in nessun modo l’una coll’altra: ma, stabilito che la vicenda si conclude con la morte di Judy, è invece del tutto naturale che tutto l’antefatto, riguardante gli amori della totemica-feticista-panica frau Berlinermauer e appunto il Muro di Berlino, sia narrato per filo e per segno; non sta scritto da nessuna parte che trama principale e trama secondaria debbano trovare un entrelacement ad ogni passo: basta un solo collegamento, purché, come in questo caso, altamente significativo (capirai, la morte della protagonista!) per dare pieno senso alla convivenza delle due per altro disparatissime trame nello stesso romanzo.

Insomma, un delirio.

La scena di chiusura rappresenta, a suo modo con molta precisione psicologica, un ragazzo povero che vorrebbe tanto far parte dell’organizzazione: è un mammone – i sottoproletarî sono sentimentali – e i suoi termini di paragone sono tratti esclusivamente dai cartoni animati di cui ha piena la testa. Penetra nella Camera scarlatta, dove sa che cosa fanno i ricchi tanto invidiati; raggiunge un armadio e trova quello che sta cercando: una divisa da assassino! Tutto eccitato, vorrebbe indossarla – ma è povero, e brutto, e soprattutto troppo grasso, e la divisa gli si apre sulla schiena, e si strappa.

Il romanzo sembra essere stato scritto in una settimana, con le idee molto chiare (benché gli omicidî di qualche illustre vittima sembrino un po’ fuori luogo, dato il titolo del libro e lo scopo dell’organizzazione – ma bisogna ricordare che non si è poveri in assoluto, ma più o meno poveri di qualcun altro, e un assassino appena più ricco della vittima può freddarla nel pieno rispetto delle regole e in linea con gli obiettivi dell’organizzazione), facendo un mischmasch disinvolto di teorie sociologiche, luoghi comuni romanzeschi, cronaca: ma più che satira è un divertissement: è un esploso di romanzo, più ancóra che una parodia. È un bell’esempio, pienamente attuale, di quello che Baldacci aveva definito letteratura carnevalesca, ossia, alla fin dei conti, una divertita rappresentazione dell’inferno.

La lingua è pulita e sufficientemente precisa da un punto di vista terminologico; ma interessante per quanto riguarda i dialoghi; delle battute di Lorelai, come si evince dalle citazioni surriportate, sono segnalate con le majuscole le appoggiature enfatiche, secondo una procedura desunta dalla drammaturgia e dalla scrittura per il cinema americane (v. ad es. il Boston Marriage di Mamet, o certi copioni di Woody Allen), mentre delle battute di Judy Redson sono rilevati i manieristici raddoppiamenti sintattici, anch’essi in funzione straniante (ad es.: “Eppoi non avevo contanti in casa e hoddovuto dare all’investigatore privato tre paia delle mie scarpe come anticipo!”, p. 18; “Senti Vic, innanzitutto apprezzo la tua voglia diffarti perdonare, maddevi darmi un po’ di tempo. Inizia con il raccontarmi che cosa hai combinato oggi mentre io mimpazzivo a cercarti”, p. 19; “(…) Tu non ti rendiconto di checcosa mi hai fatto passare (…)”, p. 20, &c. &c. &c.).

Ho più sopra riportato la frase (pubblicità; ma non vuol dire – ed era stata usata anche per il precedente, e primo, romanzo, Sushi Bar Sarajevo) di Andrea G. Pinketts, che è certo uno dei padri spirituali dell’autore, che raccomanda: “Comprate questo libro, sarà come se ne aveste comprati quindici”. Ha ragione. In effetti Di Jacovo procede per accumulo, ma ha il merito – che è grande – di buttarsi nella narrazione a rotta di collo. È vero, è vagamente insostenibile un elogio che si giustifica non tanto per quello che c’è quanto per quello che NON c’è in un romanzo; ma se qualcuno sospetta che la presente analisi riflessiva contenga tutto quello che costituisce la materia della narrazione, beh, si sbaglia. Di Jacovo scrive senza voltarsi indietro, senza soffermarsi scolasticamente ad inserire tessere erudite o divaganti nel mosaico, inflaccidendo il tutto e spremendo e succhiando tutto quello che se ne può cavare per analogia o parentela. Di Jacovo è del tutto immune dalle malattie jatrogene che ormai in troppi contraggono in quelle schifose cliniche in cui s’impara (!) scrittura creativa (?!). Si rabbrividisce all’idea degli sviluppi a cui avrebbe sottoposto tutti gli spunti qui contenuti un narratore americano, o inglese, o tedesco; ma ancor più fa fremere l’idea di quello che avrebbe cavato dallo spunto uno scrittore italiano in vena di imitare un narratore americano, o inglese, o tedesco (ciò che di questi tempi avviene di frequente) alle prese con una storia simile. In questo senso questo è, assolutamente sì, un romanzo che contiene più romanzi. Leggibile e rileggibile. Da lèggere e da tenère.

**************

Giovanni Di Iacovo nasce o nel 1975 a Pescara (come da risvolto di Tutti i poveri devono morire) o l’11 dicembre 1978 a Londra (come da pagina personale su facebook) , dove vive e lavora. Svolge attività di ricerca in Culture del Mediterraneo e dell’Area Adriatica ed è direttore artistico del Festival delle Letterature dell’Abruzzo, del Festival dei Popoli Migranti e del Premio “Piero Leo” di Arte e Letteratura della CGIL; è presidente della Società delle Culture. Nel 2005 è stato eletto presidente della Consulta Politiche Giovanili del Comune di Pescara. E’ direttore della collana nazionale di narrativa della casa editrice Textus.

E’ stato vincitore della sezione letteratura della Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo (Sarajevo, 2001), del Premio Teramo 2006, del premio letterario Filomusi Guelfi 2007 e del Bdsm Award 2008.

Pubblica diversi pezzi in antologie collettive, tra cui

  1. Sporco al sole. Racconti del Sud estremo (“Bianca signora”, Besa-Book Brothers 1998),
  2. 11 Under 30 (“Sognando una cicatrice”, Castelvecchi 2000),
  3. racconti vincitori del Premio internazionale città del Tocco da Casauria (“Il verme del vuoto”, Noubs 2001),
  4. Le voci della luna (rivista, “Una questione privata”, 2004),
  5. racconti del XXXIX Premio Teramo (“Il volo del serpente tatuato”, Città di Teramo 2006),
  6. Quattordici giorni a domani (“Terminal story”, Demian 2007),
  7. il falso dickiano contenuto in Scorrete lacrime, disse lo sceriffo (Crash 2008),
  8. E morirono tutti felici e contenti. Fiabe non più fiabe (“Biancaneve e i sette operai Thyssenkrupp”, Neo Edizioni, 2009).

Il suo primo romanzo è Sushi Bar Sarajevo (Palomar 2006), che ha vinto il Premio De Lollis. Suoi racconti sono stati messi in scena nel reading-spettacolo Viaggio nelle Metropolis con Stefano Benni, David Riondino e Roberto “Freak” Antoni.

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