593. Diffamazione.

9 Ago

Mai più pensavo di tornare in argomento, ma Marco Palasciano, col solito senno, mi fa notare su facebook – sede in cui non riesco al momento a rispondere, sarà un problema tecnico; ma comunque il discorso merita di essere affrontato a parte – che le mie espressioni a riguardo della putrida donna di cui sotto, oltre a riferirsi alla stessa con tanto di nome-e-cognome riportato, sono estremamente volgari e pesanti e lesive; e di per sé stesse passibili di denunzia, come diffamazione a mezzo internet.

E’ effettivamente per questo che non ho pensato né a controdenunzie né a muovermi in altro modo; punto 1. perché di tutta questa faccenda, come al lettore avveduto sarà già venuto fatto d’arguire, di là dalla benedetta mia solita prolissità, non me ne frega assolutamente niente; punto 2. perché non so, effettivamente, che cos’abbia fatto scrivere la slandrona nella denuncia. Non posso sapere se la chiatta si sia limitata alle ingiurie o se abbia anche tentato di procedere contro quello che di lei ho scritto. Sta di fatto che ha risposto, qui sopra, col pietoso nick di “Veronica” – coll’unico risultato di farsi riconoscere benissimo e di fare la figura della vigliacca, dato che il suo nome qui sopra c’era già, quindi già che c’era tanto valeva firmarsi -, ribadendo, N.B., la questione indimostrabile del libro nel cesso (diosanto, che livelli) e la sua stravagante posizione ideologica, per cui uno che in un pubblico ufficio come questo “non si trova bene” dovrebbe rinunciare a venirci – perché è ovvio, questo sembra un pubblico ufficio, in realtà è casa di Lardo Jane, e noi qui dentro siamo tutti sulle sue spese. Ma va in miniera, cesso a pedali! (“Riki” è invece un cameriere ricchione che fa avantindré coi vassoj in via Po).

In effetti una bibliotecaria di nome Daniela, molto gentile e intelligente, mi ha altre volte raccomandato, conversando del più e del meno, del per e del diviso, di “fare attenzione” col blog, dal momento che i bibliotecarj, specialmente quelli che hanno troppo da fare, cercano spesso il proprio nome-e-cognome qui sopra, e ogni tanto sono pure intervenuti. Faccio memoria, però, che oltre a Grazia Tota, avrei da temere denunce anche da Antonio Pavone, Davide Monge, Andrea Guazzotto, Laura Scarpellino, Giacomina Tagliaferro, Max Ramanzini, Federica Minetto, Roberto Bellantone, & altri nomi che è nausea il riferire, più tutta una serie di non-persone con cui me la sono presa nel frattempo, esclusine solo quelli che non potrebbero denunziarmi solo perché ho sempre ignorato il loro cognome – altrimenti ce l’avrei messo, è chiaro – e alcuni con cui non ho avuto ancòra l’uzzolo o l’estro di prendermela.

Fortunatamente per me, sono ancòra abbastanza nullatenente e sufficientemente senza fissa dimora da potermi permettere questi ghiribizzi.

No, non “temo” affatto denunce; dal momento che nemmeno la galera – dico estremizzando – può far cambiare idea a qualcuno. A parte il fatto che gli atti, in sede di giudizio, devono essere contestualizzati; e molto difficilmente si potrebbe riuscire a farmi condannare senza far venir fuori le proprie magagne. Io non me la sono mai presa con nessuno per motivi ideologici: la mia era semplice, pura & sana vendicatività nei confronti di gente di merda che mi ha danneggiato in vario modo. La mia era reazione, non azione.

Inoltre, anche se venissero qui sopra in un milione a lèggere delle prodezze di questi cialtroni mantenuti, chi prende sul serio la parola di uno straccione?

😉

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