583. Capriccio XXI.

31 Lug

D’VN GIOVANE BONCIO,

CHE GLI CHIEDEVA DVE CARTINE PICCOLE.

A me, di quelli ch’hann’uopo di tutto
Di due nulla assottiglj più lo zero,
E col sottrarmi hai d’acquisir pensiero
Ben d’un CASTELLO il nobile costrutto.
Che cos’è povertà? Se del mio lutto
Pallidi palliativi al duolo nero
Spesseggian ricchi a sé baluardo altèro,
Vita tu stringi ov’io tra mano ho il rutto.
Portento più che alchemico, far vanti
Saldo il tenue, grandigia il vile smacco,
Chiave austa carta da avvivar gli Atlanti.
Di fumi ambo facciamo l’aere stracco;
Almo architetto tu ergi aulenti istanti,
Io infecondo ergo in nubi acre tabacco.
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