580. Scheda: Tobino – Gli ultimi giorni di Magliano (1982).

31 Lug

Mario Tobino (1910-1991), Gli ultimi di giorni di Magliano (1982). Ed. Club del Libro su lic. A. Mondadori, Milano 1982. Pp. 155.

Gli ultimi giorni di MaglianoE’ una sorta di diario, ma senza date e affrontato sostanzialmente in chiave lirica, degli ultimi anni dell’autore da primario dell’Ospedale psichiatrico di Miggiano, Lucca, rinominato “Magliano” in questo come in altri suoi libri. E’ il consuntivo di una carriera ricca di amarezze e soddisfazioni, con un primo incrinarsi nella fiducia dei metodi adottati risalente al 1952, quando gli psicofarmaci, con il Largactil, fecero ingresso negli ospedali psichiatrici. Con’un’abbondante aneddotica, Tobino propugna il suo metodo tradizionale, uello della carità continua, consistente nell’assistenza incessante, nel continuo sostegno e appoggio.

Tobino ha un profondo rispetto per la follia e ne sente tutto il fascino, ma sostiene anche un concetto della malattia mentale che ha che fare essenzialmente più con la neurologia che con l’analisi sociologica. Primo a sostenere che le patologie dell’affettività non esistono (“gli affetti non si ammalano“) rinviene la causa dello squilibrio, che è una realtà per lui inoppugnabile, in un fattore organico, in una menomazione.

Ne consegue che un contenimento coscienzioso, affettuoso e umano sia l’unica soluzione. Questo lo porta a polemizzare sulle pagine dei giornali con Basaglia e i suoi seguaci, il cui avvento identifica con l’ingresso di una politica comunisticamente intesa (ma Tobino è stato un grande resistente) nella psichiatria.

Partecipa con sempre maggiore scoramento ai summit professionali, in cui la piega sembra ormai irrimediabilmente presa, e si avvicina con amara rassegnazione alla chiusura della carriera e del manicomio.

Dopo un affettuoso ritratto della moglie, la Giovanna dedicataria del libro, che ha rinunciato a tutte le prospettive di vita brillante che le erano offerte perché ha preferito stare al fianco di uno psichiatra soverchiato dal lavoro e con velleità di scrittore, Tobino descrive la strage, a cui assiste impotente, che consegue ovviamente alle dimissioni selvagge: voli da ultimi piani e trombe delle scale, una morte orrenda per autocomburio, un frenoastenico che stanco del bambino che gli è stato affidato se ne disfa buttandolo nel fiume.

Eppure la società è cambiata, e cambia; e i “pazzi” con essa [05 06].

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