572. Scheda: Algren – “L’uomo dal braccio d’oro” (1949).

30 Lug

Nelson Algren (1909-1981), L’uomo dal braccio d’oro [“The man with the golden arm”, 1949], traduzione di Giorgio Monicelli, A. Mondadori, Milano 1970 [1954(1)]. Pp. 451 + Catalogo.

Il romanzo, ambientato nei bassifondi di Chicago, e in particolare all’interno della comunità sottoproletaria polacca ha protagonista Frankie “Machine” (adattamento del cognome polacco Majcinek), l’uomo dal braccio d’oro del titolo, detto anche il Mazziere perché croupier in una bisca clandestina. Reduce dalla Seconda guerra mondiale, decorato del Purple Heart, sotto le armi diventa morfinomane; nonostante ttto il suo valore, e nonostante i suoi sogni di diventare musicista, la sua vita rimane condizionata dalla droga. Vive in un universo asfittico, quello del suo palazzo, abitato da un custode con un figlio deficiente, convinto di riuscire a far crescere fiori di carta nelle crepe dei gradini della scala, sua moglie Sophie, l’amica della moglie Violet, sposata dapprima ad un uomo lavoratore ma passivo, a cui impone la presenza di un amante, il patetico ladruncolo (di cani soprattutto) Sparrow Saltskin, ebreo, detto il Passero, che la donna deve a sua volta scacciare quando il vecchio e stolido marito muore, lasciandoli privi di mezzi. La situazione di Frankie il Mazziere è resa economicamente difficile e psicologicamente insopportabile dall’invalidità della moglie, sopravvenuta a distanza di tempo da un incidente d’auto avvenuto con lo stesso Frankie al volante, ubriaco. Il progredire della malattia, che ha condotto Sophie su una sedia a rotelle, è stato contrastato anche con l’ausilio di santoni e scalzacani, ma di fatto la donna, che col tempo diventa anche alcolizzata, deve il tutto a qualche irrisolto problema psichico, che non saranno mai veramente affrontati se non quando sarà troppo tardi, sul finale, con il ricovero della donna in manicomio.

In una comunità in cui piano della legalità e piano della delinquenza sono continuamente osculanti, se pure si possono distinguere, chi rappresenta l’ordine è Bednar, poliziotto burnout pieno di scontrosa pietà e sconsolata amarezza, custode della memoria collettiva al punto da essere soprannominato Grande Archivio. Il quale Bednar entra in azione, lentamente ma inesorabilmente, contro Frankie parecchio tempo dopo che questi ha ucciso Nifty-Louie, l’uomo dal profumo “di talco violetto” (di violetta?), il suo spacciatore, l’uomo che ha costantemente in mano la sua vita. L’omicidio s’è consumato nella bisca in cui Nifty-Louie veniva a giocare regolarmente, e dove Frankie distribuisce le carte, sotto gli occhj del Passero e in presenza del cieco profittatore Piggy-O, i soli due testimoni. Ma il Passero, amico di Frankie, non può tradire; né ha interesse a farlo Piggy-O, che a tentoni ha sottratto al cadavere tutto quanto di valore aveva addosso, mostrandosi sùbito dopo per i soliti locali inspiegabilmente ben fornito di denaro. Nel frattempo Frankie, sempre più in rotta con Sophie ma impossibilitato a lasciarla, tesse una delicata relazone platonica con un’altra casigliana, la prostituta e ballerina di bettola Molly.

La situazione per Frankie si fa rischiosa quando, pressato dal bisogno di soldi, partecipa col Passero ad un furto di ferri da stiro in un grande magazzino. La sorveglianza intercetta Frankie, mentre il Passero riesce a sottrarsi, e fugge. Frankie, per quanto siano amici, non ha nessuna stima del Passero, ma si sente in obbligo morale di scontare la pena da solo, secondo un codice d’onore da cui non può derogare. Oltre al compagno di cella, che ha passato l’intera vita in carcere e non saprebbe che cosa fare una volta uscito, lo impressiona la superficiale conoscenza con un giovane pluriomicida, che s’avvelena col cianuro prima d’essere inviato alla sedia elettrica.

Uscito di carcere (nel frattempo è stata Violet a prendersi cura di Sophie), Frankie, volente o nolente, renderà la pariglia al Passero. Che è cooptato da Piggy-O messosi in affari per portare una dose di morfina ad un cliente. Solo una volta giunta all’appartamento indicato il Passero scopre che il cliente è Frankie, distrutto dall’astinenza; ma è anche una trappola del mlvagio cieco per far cogliere in flagranza il Passero dalla polizia, e rovinare il Mazziere. Frankie sa perfettamente che adesso Grande Archivio farà pressione sul Passero, finora non denunciabile, per strappargli una testimonianza che incastri il Mazziere come omicida di Nifty-Louie. La macchina della polizia si muove lentamente; Frankie riesce a ritrovare Molly, che nel frattempo ha cominciato ad esercitare in un altro locale, e la donna lo ajuta, trasferendosi con lui in un appartamento dal quale Frankie esce solamente di notte e travestito. Alla fine, fatalmente, è scoperto.

Durante la fuga è colpito da una pallottola ad un tallone, ed è costretto a rifugiarsi in una stamberga di poco prezzo. Qui tenta inutilmente di frenare l’emorragia, e sviene dal dissanguamento. Risvegliatosi dal deliquio, ha la visione di sé stesso in divisa da soldato che gli lascia una corda sul letto. Mentre il tenutario della stamberga, sopraggiunto e visto il sangue, corre a chiamare la polizia, Frankie usa le energie residue per impiccarsi al lampadario. Concludono la sua storia i documenti della polizia relatìvi al rinvenimento del cadavere.

Documento, anche, di primissima mano sulla vita dei bassifondi metropolitani – Algren visse costantemente in contesti sottoproletarj, e non scrisse d’altro -, e descrizione tempestiva della tossicomania contemporanea prima del boom di decennj più vicini a noi (si viene a sapere peraltro che già negli anni Quaranta era in uso quello che oggi si chiama “cavallo“, in ingl. horse, ossia una miscela di eroina e cocaina), è reso del tutto speciale proprio dall’affettuosa pietà dello sguardo dell’autore: in nessun caso quest’umanità è considerata con voyeurismo borghese, e la sua vita non è proposta, secondo i  moduli leggermente decadenti proprj della letteratura da bassifondi, noir o sensazionalistica, come “esperienza estrema”. Ne consegue che quello che in altri autori è crudezza effettistica, qui ha una sua colorita naturalezza, una sua fatalità: il sottoproletariato non interessa ad Algren per le sue emergenze violente, ma nel fluire tutto sommato routinier, e disperato come quello dell’umanità a tutti i livelli, della sua quotidianità. E’ dunque un mondo autosufficiente e complesso, con una sua memoria storica, dove tutti gli uomini e tutte le donne si portano dietro una loro consapevolezza, un loro dolore, una loro speranza: oltre al protagonista con tutti i suoi sogni distrutti, così anche Bednar con i suoi sensi di colpa per l’infelicità causata, Molly con la sua sensibilità, Sophie con le sue frustrazioni e nevrosi degenerate in follia, il succube marito di Violet con la sua inutile orgogliosa rivolta non sono, col loro dialogo puntuto e witty, i loro monologhi interiori, i loro gesti vigliacchi o generosi, nemmeno per una volta estranei a chi legge, ed è questo che ne fa un romanzo sotto ogni punto di vista di genere piuttosto raro, se non proprio unico [25 05 2010].

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