562. Vagine d’acciajo.

6 Lug

https://i0.wp.com/giotto.ibs.it/cop/copj13.aspHo appena letto, di Michela Marzano (romana, classe 1970), il saggio filosofico Sii bella e stai zitta, Mondadori 2010, su quest’Italia che offende le donne. Dice di aver preso spunto dallo scandalo delle mignotte a palazzo Grazioli, luglio 2009. Sarà, ma continua a chiamarle escort, non le chiama zoccole nemmeno una volta.

Si potrebbe scrivere anche qualcosa di più costruttivo su una cosa del genere, ma da una parte non mi va, dall’altra ricordo che la Nerina Negrello me lo disse, che tanto a me le donne non interessano, e quindi cui prodest?

Normalmente l’autrice scrive in francese, perché è un cervello in fuga, e i suoi libri, rivolti ad un vasto pubblico eccettuati i saggini per le PUF e cose specialistiche, sono voltati in italiano da traduttori e stampati poi in Italia da Mondadori. In questo caso non poteva parlare di donne italiane allo stesso modo alle donne francesi e alle donne italiane, evidentemente; quindi ha scritto un saggio che sarà voltato in francese da traduttori, e là stampato, ed essendo una traduzione renderà chiaro che essendo rivolto in prima battuta alle donne italiane non ha in sé nessun intento particolarmente sputtanatorio.

Il fatto è che, dice la Marzano, per le donne in Italia sembra che il tempo non solo si sia fermato, ma che sia tornato indietro, a prima degli anni Sessanta/Settanta, gli anni delle conquiste. Ha visionato bidoni di materiale pornografico, nel quale la donna è sbattuta contro i muri e sodomizzata senza pietà, ha ripensato all’atteggiamento classico del maschio Pdl nei confronti delle belle ragazze.

Sgarbi ha detto che da sempre le belle donne vanno con uomini ricchi e potenti. Berlusconi ha detto a una ragazza che gli chiedeva soluzioni al precariato di sposarsi un uomo ricco, dato che era una bella ragazza. L’impennata di stupri in Lazio non molto tempo fa gli ha strappato la considerazione che con tutta la bella phyka che gira questi benedetti ragazzi non si sa come si potrà tenerli a freno. Ha detto a Rosy Bindi che è più bella che intelligente, al che lei è rimasta basita, per poi rispondere: Non sono una donna a sua disposizione. Risposta per cui la Marzano grandemente l’elogia, dicendo che non tutte avrebbero quella forza. Io non sono d’accordo: Rosy Bindi è manifestamente una cozza, quando pure fosse stata a disposizione di Berlusconi, questi che cos’avrebbe potuto farsene?

La Marzano dice che nel 1986 è stata coniata una frase fortunata, quella del tetto di cristallo che impedisce alle donne di avanzare nella carriera. arrivate a un certo punto non vanno più sù — ci vanno solo gli uomini. Dice (e non solo lei dice): le donne sono escluse dal potere. Perché? Gli uomini vi sono inclusi in quanto uomini? Il potere, che io sapessi, è un peccato ignobile, spaventoso: è regolamento di conti nel retrobottega, duello all’arma bianca e non solo, lancio di oggetti contundenti, menzogne, crudeltà, sete di sangue e sorriso tirato. Non mi sembra una cosa da cui si possa essere esclusi, non più di quanto mi sembri una cosa in cui essere inclusi. Il potere non è dato, si prende. E’ anche, sicuramente, questione di competenze, nel senso che uno dovrà pur sapere come cacchio muovere gli oggetti che gl’interessano, ma se manca il quid animale, il passare sul cadavere del nemico, pisciandogli per giunta sopra, un autentico odio per tutto quello che non è sé stessi, la machiavelliana ferocia, l’astuzia e la violenza, la volpe e il leone, il potere – mi sa – me lo saluti tanto. E le donne non hanno, per la grande maggioranza, quest’émpito, questo élan, anche se sono cattive esattamente come gli uomini, quando sono cattive, e competenti magari un po’ più di loro, in media, perché hanno vita più dura. Ma perché le donne mancano di questo élan [1]?

La Marzano ricorda il massacro del Circeo (1975) [2], come risultato, parrebbe, esclusivo dell’educazione tipicamente maschile alla violenza sulle donne. I tre mostri in forma umana traumatizzarono l’opinione pubblica, perché non erano disadattati: erano di famiglia ricca, venivano dai Parioli, avevano ricevuto impeccabile istruzione.

Oddio, a parte che si potrebbe anche dissentire: facendone una questione di classe, si potrebbe benissimo dire che non c’è niente di particolarmente normale o “bene” nell’essere un pariolino. Che l’educazione alla violenza è effettivamente un presupposto immancabile del maschilismo, ma è innanzitutto un fatto coessenziale, indispensabile, alla formazione del borghese. Se per normalità intendiamo equilibrio, armonia, capacità di empatia, questo tipo di borghesia incistata, attaccata al soldo, forchettona e disonesta non ha nessuna caratteristica che definirei ‘normale’. In questo senso, Guido, Izzo e Ghiri sono tre esponenti tipici di una casta malata e putrida: in questo solo senso possono essere definiti “normali”.

Poi c’è la confusione tra quello che si desidera e quello di cui si ha bisogno, che è tipica, poniamo il caso, delle persone molto povere che sono destinate a rimanere molto povere. A proposito di aborto, mette tra le ragioni per cui la donna dovrebbe poter abortire in pace il fatto che potrebbe non sopravvivere, in caso abbia una malattia grave, o che il feto sia deforme, e, sullo stesso piano, il fatto che la donna non si sente pronta, o che non vive una situazione soddisfacente come quella che vorrebbe. Sono cose diverse, non volere e non potere e non dovere. Altro è avere voglia e altro è avere necessità [3].

Queste confusioni si fanno quando c’è qualcosa che non va alla base. Anche il saggio qui presente non va, in quanto libro, al fondo del problema in senso attivo: si fosse trovata lei di fronte ai tre giovinastri che cos’avrebbe fatto? Gli avrebbe citato il capitolo quattro mentre si sfilavano le mutande, o affilavano i coltelli? Però potrebbe andare fino in fondo in senso speculativo. Per esempio, la Dandini ha elogiato Safran Foer perché il suo panfiletto sul vegetarianismo “non è una cosa post-fricchettona”. E’ vero; non è postfricchettone, esattamente come questo femminismo marzaniano non ha nessun aroma (bromidrosico) anni Settanta. Ma anche in questo c’è stato regresso. Qui non ci trovi l’Eunuco femmina, poniamo, in cui la donna era studiata sin nei minimi particolari, come fosse un alieno. Non ci si dice che le donne ancòra adesso d’inverno si coprono insufficientemente, non se ne studia la semantica gestuale, non le si attribuisce una valenza non già adescatrice ma desessualizzante, non ci si spiegano – poniamo – i capelli lunghi, le gioje, i tacchi alti, le gonne fascianti, le mutande di pizzo. Quello che dico io è: magari fosse “una cosa postfricchettona”! Magari si tornasse a quella profondità di analisi, a quella dirittura d’intenti!

Si ripropone la dicotomia santa-puttana. Esiste ancòra, dice la Marzano, questa dicotomia. A me sembra invece che dagli anni Ottanta esista invece come una composizione delle due dimensioni, sicché alla donna è richiesta una versatilità sgradevole e schizofrenizzante. Se fosse sua iniziativa essere tutto ancòra ancòra potrei capire; ma si tratta semplicemente di un’intensificazione e ampliamento delle prestazioni. Rimane serva, solo a molti diversi livelli e non a quelle virtù domum servavit del mondo tradizionale-contadino. La pornografia consegna l’immagine di una donna schiava sessuale. Anche i libri di testo di scienze, dice la Marzano, presentano personaggj come Pierrot e Kira, lui utile a mostrare il funzionamento volontario dei muscoli striati, lei quello passivo e involontario dei muscoli che presiedono alla deglutizione, alla respirazione &c. Ma questa è una nozione; vuoi mettere lo splendore comparativo de I pampini bugiardi di Eco, grande opera dietrologica sui libri di testo adottati dalle scuole?

Certe cose non si fanno più essenzialmente perché la gente ha cominciato ad avere in odio la radicalità, la profondità, prima che lo stesso radicalismo. Pazienza: ci sono epoche che sono barocco ed epoche che sono arcadia; epoche che sono romanticismo ed epoche che sono nouveau roman.

Ma un minimo di autodirezione (espressione bellissima di Riesman che imparo da una lunga recensione di Mailer, anni Cinquanta), quella no, eh?

Guardarsi dentro, sopra, sotto, addosso: questo è indispensabile. Meglio, dopo che tutto in merito è stato scritto dalle saffoni secentesche, dalle rivoluzionarie francesi, dalle teoriche americane – e sono tutte cose rigorosamente NON lette, ai giorni nostri – cambiare completamente direzione, essendoci stati di mezzo gli anni Ottanta (il mondo come una vetrina), e gli anni Novanta, apatici e anonimi, e la lunga deriva di una società che vivendo la più lunga fase di pace della propria storia non sa più che cazzo farsi del proprio tempo, e si ritrova con valori che hanno la fregatura di esserea scadenza troppo ravvicinata, e non sa trovarsene altri, o dove andare a cercarseli, o dove fermarsi ad inventarseli.

Per una volta la verità poteva anche dirsi: la donna è “la donna”, secondo tutte queste accezioni, perché è inferiore fisicamente. Perché dovrebbe darsi un pajo di secoli a disposizione per seguire un piano di sviluppo fisico, con pesi, lancio del martello, cazzottate fuori dai supermercati, round di kick-boxing davanti ai distributori automatici, terzi gradi in un almeno tre commissariati cittadini,  e tutte le mattine un’ora ininterrotta di corsa intorno all’isolato. Dovrebbe fare molto nuoto, in modo che così le s’allargassero i polmoni. Sperando che veramente sia come penso dovrebbe essere, alla fine dovrebbe farcela. Alla fine verrebbe fuori qualcosa che non è tanto facile metterci i piedi in testa.

Si poteva dire che il nemico delle donne non è normalmente il maschio eterosessuale immaturo. In fondo, se vuole trombare, dovrà pur venirci a patti con queste donne, non può mica soltanto prenderle a calcj in faccia e infilzarle senza misericordia ovunque si trovi. La gran parte degli uomini non fa così. Quando succede, perlopiù, chi è responsabile di tanto vile attentato è ficcato in carcere, e — se si ha discreto culo — ci rimane anche, per qualche anno.

Il problema è che l’uomo è abituato male: si dice, è immaturo, sogna la mignotta, e specialmente se è ricco vuole sempre essere circondato da queste donne di facili costumi. Le chiamano escort, e lo stesso fa la Marzano: ma definirle prostitute permette di fare meno casino. Perché consente di avvicinarsi semanticamente a quella puttana che è uno dei due ideali maschili. Il fatto però che sia uno degl’ideali dell’uomo non significa che è materiata di sogno, e svanisce all’alba: le mignotte sono una realtà sostanziale. Ci sono tante serve consapevoli del maschilismo. Non sono solo mignotte di professione, ci mancherebbe, sennò il problema sarebbe solo loro, mentre è un po’ di tutte le donne. Ma a me sembra moralmente scentrato l’atteggiamento delle donne di sinistra nei confronti di Berlusconi: io non me la sarei presa con lui perché paga e soddisfa i proprj appetiti. Avrei preso a martellate la D’Addario, e i genitori della trojetta napolitana, e la trojetta (tanto ormai è maggiorenne), e tutte le altre donne vendute, che per schifosa comodità di vita acconsentono ad affittare la propria vagina passiva. Sono loro che rendono Berlusconi e l’uomo Pdl e il maschio italiano, naturaliter fascista, quella feccia maschilista che è.

Dunque non hanno nessun valore le apostrofi che, quelle sì con un po’ di polvere fricchettona sopra, si rivolgono qua e là alle donne nel corso del libro: le donne sono un uditorio che mescola amici e nemici mortali, non si può simbolicamente abbracciarle tutte, dare per scontato che siano infelici – comprendendo i mignottoni, le arrampicatrici, le mafiose, le fasciste, le donne-scimmia, le suore, le serve – e servir loro parolette melate e consolatorie. La questione è complessa.

E’ vero che molti lettori non conoscono nulla della produzione saggistica degli anni Settanta in materia, per cui il saggio risulterà a molti più nuovo di quello che è: ma questo è nell’ordine delle cose, ed è più un fatto retorico-culturale che speculativo. Ma nemmeno la saggistica anni Settanta indicava il vero nemico della donna nella donna. Errori madornali, ingenuità pochissimo seducenti come “chiedere il potere” o ipotizzare una rieducazione del maschio (l’uomo è una bestia, a prescindere dal genere), erano fatte anche allora. Ma, non essendo questione di evoluzione di un genere saggistico ma di evoluzione della società, sarebbe stato molto meglio fare un passo oltre.

Lasciar da banda la pornografia, che è rivolta soprattutto ad adolescenti maschj e persone con problemi relazionali. A parte il fatto che l’analisi della società sulla base delle sue projezioni – librarie, filmiche, &c. – è diventato sempre più infido, dal momento che esse projezioni non hanno più né quella presa né quella sensibilità sismografica, per cui tendono semplicemente a soddisfare esigenze spicciole (non esiste più il film importante, il libro epocale, l’operazione autenticamente scandalosa: tutte le operazioni a livello rappresentativo, anche le più estreme, sono del tutto reversibili; ma, come nei versi di Montale posti in epigrafe al capitolo dedicato all’identità femminile, che meriterebbero lunga ri-analisi, non nell’artefice, in chi le produce, ma nell’occhio e nella mente, innanzitutto, di chi fruisce. La donna che si veste troppo “da donna”, che svaluta il pantalone, manda un segnale rassicurante, che guardacaso consiste nel mettersi un indumento teoricamente “adescatore” – quarant’anni fa; ma il suo scopo è vestire un uniforme e decostruirla, nemmeno più ironicamente, proprio all’atto d’indossarla. Non è allarmante che la donna, allo stesso modo, assuma senza problemi atteggiamenti da mammina, o da servetta: è allarmante il fatto che sta mentendo, che è una recita che, come gli uomini per la loro parte e col loro copione, sta mettendo in scena faute de mieux. Il problema è molto più ampio).

Lasciar da banda Berlusconi, che è un vecchio faccendiere semianalfabeta di 75 anni, e fa il sessista per disperazione: sappiamo tutti, anche se preferivamo ignorarlo, che si piscia addosso. E’ tutto ricucito, cià il tupè, e non è il simbolo di nessuno. E’ un uomo di paglia, più interessante per chi gli sta dietro che per quello che teoricamente sarebbe (quello il presidente del Consiglio? Mavvà!).

Riassumendo: le uniche due cose che varrebbe la pena di considerare sono (1) l’inferiorità fisica della donna (il fatto che Platone sia stato l’unico a dire che  il corpo è comunque intralcio e che l’anima non conosce barriere di genere non implica che non abbia detto che la donna è ipotrofica) e (2) la sua conseguente dipendenza dal maschio – dipendenza talmente spinta, radicata, profonda che si spinge addirittura a “chiedere” il potere, che è una patente puttanata, e simili. Aprirsi alla possibilità di nuovi stili di vita, chessò, lancio del martello, pesistica, arruolamento nella Legione straniera; infliggere punizioni iperboliche a quelle che puttane sono veramente – la D’Addario non è un fantasma! non è una projezione! è proprio una mignotta! -, come la g0gna e l’autocritica maoista; prendere il potere a morsi, a calcj, a pugni (Anna Wintour sarebbe il modello di donna di potere? Maria De Filippi?!), o magari rinunciare, fermamente – se è vero che il potere rende brutte, acide e stronze. Decidersi tra quello che è vitale, necessario; e quello che è desiderabile, piacevole.

La Marzano non fa distinzione tra questi due piani, come molto femminismo adacquato si vuole la botte piena e il marito ubriaco, e tutto il saggio, a cui non devo nemmeno un piccolo trauma di riconoscimento, procede così, sghembo, storto, piagnucolone e superficiale.

___________

[1] E’ ovviamente un fatto culturale. Aristotele diceva, e MM lo riporta, che le donne mancano di calor naturale che sia in grado di trasformare la loro linfa in sperma. Sono ovviamente stronzate; ma riflettono una condizione psicofisica depressa, e rispetto all’uomo e rispetto a quello che dovrebbe essere.

[2] Nella notte tra 1 e 2 ottobre la ragazza Colasanti, orrendamente ferita, fu trovata in un bagagliajo che si lamentava; accanto a lei c’era il cadavere di Maria Rosaria Lopez. Aveva finto di essere morta, e così era sfuggita ai tre aguzzini, che avevano portato lei e l’amica in una casa appartata, dove avevano abusato di entrambe per 24 ore consecutive.

[3] Entrare nel merito, pur lumeggiando alla breve una casistica troppo ampia e difforme per consentire categorizzazioni, significa implicitamente giustificarsi di fronte ai Casini di tutte le specie, e ai varj comitati per la vita. Basta dire che il feto è parte integrante del corpo della madre finché è all’interno del corpo della madre; che ella è padrona di farne quello che ritiene giusto per sé e per il feto; e che inferire che ella possa farlo a cuor leggero o pesante è già un’invasione. Le donne sono il 55% dell’umanità, pretendere di controllarle è frustrante, inutile, offensivo e dissipatorio. A cuor leggero o pesante, siano loro a decidere del proprio corpo, sempre e comunque, feto compreso.

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