558. Il contribuente.

1 Lug

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La busta da 50 gr di Blue Ridge, attualmente - a quel che mi si dice - uscito di produzione.

Troneggiava precedentemente tra tutti gli altri, per pregio e costo, il Golden Virginia; inteso come quel tabacco che, nella versione forte, si presenta con quella busta richiudibile con comoda cerniera a pressione, verde con le scritte gialle. Io faccio riferimento sempre alla versione forte, perché è quella vera: infatti le versioni light, che tra le sigarette confezionate trovano anche la formulazione mild, insomma le meno forti, sono sempre lo stesso tabacco, ma sottoposto a cincischiamenti chimici tali per cui il principio attivo (la nicotina, quel veleno vischioso color miele scuro di cui le foglie del tabacco sono intrise) risulta ridotto. In tutti i casi, salvo quello del Drum giallo, che è il mild dei Drum, ma che risulta da una miscela di tabacchi diversi; laddove l’azzurro e il bianco, che infatti è cattivo, sono le artefatte versioni leggera e leggerissima del blu, che rimane il re dei tabacchi da sigaretta.

Non tutti i tabacchi versione forte sono meno trattati: il Golden Virginia è come le conserve Bonduelle, è come le Marlboro, è come lo Chanel n° 5: piace perché metropolitano, postindustriale, efficientista: sa di artificiale, di totalmente artefatto. Ha dentro una sostanza chimica acidula che permette a questo fortissimo tabacco di scendere in fumo nella bocca e nei polmoni senza far bruciare le labbra, senza ardere in gola, senza inacrire i bronchi, e di mantenersi umido fino in fondo alla busta (quando frugando lo si trova ormai tutto sbriciolento, ma perfettamente molle, ed è come ravanare colle punte delle dita in mezzo ai licheni mezzi marcj). Tutto naturale sembra il Drum, invece, dall’aroma teinico, con i suoi parenti, il Samson e il Van Nelle e il Black (no brand) innanzitutto, molto simili ma, salvo il Van Nelle,  meno perfetti – più asciutto il Samson, più amaro il Black.

C’era una logica per cui il Golden Virginia costasse 5 euri, mentre il Drum, il Samson (colle varianti leggère), il Van Nelle e il Black (col relativo White, però non buono) costassero solo leggermente di meno, ossia 4 euri e 90). Prezzi molto alti, ma una busta di tabacco non può durare meno di tre giorni, e dunque la convenienza c’era – e continua tutto sommato ad esserci.

In mancanza delle marche migliori, c’era tutta una serie di tabacchi più o meno buonini, e tutti più abbordabili. Tra queste, favorite le novità, smerciate a prezzi promozionali. Più favorite ancòra, in casi di indigenza più nera, le bustine da 30 grammi, contro i 40 della busta piena, di bei Virginia, tutti uguali, conseguibili per 3 euri e 30, 3 euri. Per i casi di maggior disperazione, a parte la busta da 25 del Golden Virginia (anche nel box 2 x 12,5), c’erano i 20 grammi di Stuyvesant rosso (od oro), o di Fortuna rosso (o blu), tabacco spagnolo. Il costo di queste bustine era ultimamente di 2,20 €, e del Fortuna c’era anche la versione da 40 gr. (rossa e blu in ambo i casi, busta piccola e busta grande), a 4,40 €.

Ma esistevano anche i tabacchi di minor conto, eppure fumabili; alcuni molto simili al Fortuna – il tabacco Fortuna è completamente diverso dalle sigarette, a differenza dello Stuyvesant, con cui si nota qualche somiglianza; ma al tabacco secco e sbriciolato della sigaretta confezionata e a quello a listerelle umide di tabacco da busta si richiedono qualità fisiologiche ovviamente diverse, con ricadute anche significative sulle qualità organolettiche -, cioè dall’aroma evidentemente chimico, tra i quali il Memphis, poniamo, o l’Amiral, e altre marche, di per sé poco attraenti ma decentissimi; prezzi che oscillavano tra i 3 euri e 60 / 70 / 80. A questi si poteva aggiungere l’odioso John Player e il detestabile Tilbury,  che erano pessimi ma costavano poco. Erano anche apparsi i varj American Spirit, Origines, Pueblo, pagliacce insignificanti, di fatto tabacco ‘biologico’, proveniente a quel che pare da riserve indiane o simili, e che spesso era talmente secco che, così consigliavano sulla busta, si doveva inumidire lasciando la busta aperta sul davanzale una mezz’ora all’inizio della giornata, a respirare la frizzante aria mattutina.

Tutto questo c’era; e, in un certo senso, c’è ancòra. Perché non è tanto questione di aumenti – i costi sono soggetti ad aumenti continui, per una legge economica particolarmente ottimista che vuole che tutti arricchiamo in percentuale costante tutti gli anni – quanto della strana tendenza democratica che ha uniformato i prezzi, appiattendoli verso l’alto, ma annullando, contemporaneamente, il divario di prezzo, specchio di un divario di qualità, tra buono e cattivo.

Se uno dovesse cominciare adesso a fumare, come potrebbe scegliere, dovendo spendere comunque 5 euri, tra Golden Virginia e Fortuna? Tra Drum Blu e Blues (tabacco italiano, decente e artificiale, fatto dalla manifattura del Toscano, fino a jeri aggiudicabile per euri 3 & 80, aumentato durante la notte di 1 euro e 20!)? Tra Drum e, insomma, una schifezza qualunque, pasticciata di robaccia chimica e risultante da una miscela di rimasugli, briciole, fogliami non precisati e pezzi di compensato (Domingo, Manila, &c.), per non parlare dei tarocchi (Golden Midway, tra tutti)?

Non c’è in fondo nulla di male che una busta di 40 grammi di tabacco costi 5 euri. Mi piacerebbe che fosse gratis, chiaro, ma se si deve pagare – insomma, il prezzo è ragionevole. Quello che non capisco è come mai non deba esserci assolutamente nessuna differenza tra un tabacco buono e uno cattivo. E, soprattutto, come mai deve venirmi meno gran parte delle possibilità di avvelenarmi con qualche marca scadente quando ho ancor meno disponibilità economica del solito.

In basso a destra, nella solita tabaccheria, campeggiava però come da un mesetto o giù di lì, accanto ai sussigosi tre tabaccaccj di Stato, attestati sul loro annoso 4 euri e 20 con un’ostinazione da impiegati del catasto, il recentemente apparso Blue Ridge. Non buono, ma onesto, ha qualcosa del Gauloise – intendo tabacco -, è un Virginia, ma variante evidentemente rustica, è di coarse cut, taglio rozzo, brutale, villano, per una full smoking satisfaction, è più adatto alla pipa ma si riesce a rollare benissimo grazie all’umidità – devo dire, questa è perfetta – della foglia, e ce n’è mezz’etto tondo tondo, nella busta; per soli 4 euri. Che mi consentono di tirare quasi cinque giorni con una sola busta, e un prezzo di 50 centesimi inferiori a quando fumavo più raffinato. E c’è anche il fatto che questo Virginia di variante rustica, brusca e pochissimo profumata – è acre, ma non dà tosse, non gratta in gola, non brucia.

Me ne sono uscito dal tabaccajo con lo stesso stato d’animo del lucreziano riguardante dalla sponda mentre la nave è travolta dai flutti. Spettacolo dilettevole, diceva colui. Non so: a me immalinconisce comunque.

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