557. Rispetto.

30 Giu

Nella Leisure class Veblen definiva lo stesso come una copertura ipocrita della paura.

So che perdersi in queste questioni è da miserabili; ma in fondo questo è un diario in rete, non il romanzo del secolo, e nemmeno lo Herald Tribune o l’Enciclopedia britannica: e gli eventi quotidiani sono spesso miserabili. Quello che mi chiedo è (per spiegare come mai tiri in ballo Veblen; poteva anche essere Hobbes, se mi veniva in mente prima, o chi per essi): fino a che punto può farne a meno, del rispetto, anche chi ha capìto il suo significato e gli è totalmente indifferente? Si può vivere facendone totalmente a meno, o c’è qualche differenza sostanziale tra la deferenza e l’essere rotti i coglioni a tutte le occasioni, entrambe cose non desiderabili?

Ma, appunto, stavolta m’è venuto fatto d’occuparmi di cose miserabili; passo a dire di che si tratta.

Jersera, nuove perdite di tempo prezioso (quello che amo perdere in tutt’altre attività, molto più gratificanti) alla merdosa Civica. Al secondo piano ci sono queste due sale, comunicanti tramite un corridojo, in una delle quali spesso, seduta a non fare un cazzo per tutta la sua mezza giornata, girellando su internet e facendo stampe a sbafo, c’è una lardona di merda, nota come Grazia Tota. Metto anche il nome, così chi dovesse trovarsela davanti adesso sa com’è fatta. Quanto al non fare un cazzo dalla mattina alla sera, girellare su internet e fare stampe a sbafo non è la sola, mi affretto a precisare: d’altra parte il mestiere dei bibliotecarj è questo, per questo sono pagati. Anche da me, anche se sembra incredibile: tutte le volte che prendo una busta di tabacco, tanto per fare un esempio, sto dando un tot anche a loro, compreso il cesso a pedali di cui sopra. Poi, ovviamente, ci sono bibliotecarj meglio e peggio intenzionati, quelli che fortunatamente – quantomeno – si fanno i cazzi loro e quelli che no.

La mia frequentazione delle biblioteche è in un certo senso fatale, obbligata per certi aspetti. Quello che non capisco è come mai quando cerco libri devo trovarmi di fronte a un relitto umano che non è riuscito a trovare altro di meglio da fare nella vita, o che non hanno voluto da altre parti, o che si condanna a una vita di piccole rappresaglie e odj da sala mensa – il destino di chi è pagato per non fare un cazzo dalla mattina alla sera – continuando per cinquant’anni della propria vita a serbarsi ostinatamente nella convinzione che il proprio posto di lavoro (?) è un privilegio raro. Il privilegio del posto sicuro e di non dover fare un cazzo dalla mattina alla sera. Quello che non capisco è perché devo essere condannato a una vita di sforzo intellettuale, che s’aggiunge ad uno stile di vita che non proprio tutti possono permettersi, e dover inciampare in gente di merda, che a malapena sa in che mondo si trova e che, oltre ad essere pagata per non fare un cazzo dalla mattina alla sera, a causa delle sue frustrazioni (perché questi bastardi sono pure frustrati, dopo la ‘scelta di vita’ che hanno fatto; causa stessa della loro frustrazione, ovviamente) fa di tutto per creare disturbo e – come dissi – perdite di tempo.

Chi dà a queste merde il potere di rompere i coglioni tutte le volte che gli gira? E dove sta scritto, se lo fanno, che non debbano pagarla?

Ora a me questa Grazia Troja non interessa: potrebbe essere lei, potrebbe essere un altro: ce ne sono tante di mature obese andate in puzza, che altro non cercano se non qualcuno che le sgozzi, liberandole dal peso della vita. Il tipo è quello: non occorre precisare che tutto il tempo che non passa a non fare un cazzo lo passa distribuendo villanie a destra e a manca – non solo con gli spostati e i barboni che frequentano in numero consistente la biblioteca – quella come le altre, ciò che in fondo sarebbe rivoltante ma in qualche modo si spiegherebbe -, che insulta, che fa e disfa regole in sul momento. Quello che ho da contestare è che tutte le merde della sua razza hanno un corrispettivo esatto nei diretti superiori, sicché non esiste nessun controllo né sulla lingua né sulle azioni di queste vacche ingrassate a spese dei contribuenti, e che chi osa reclamare presso i responsabili (due minus habens, ma è ovvio) rischia ancòra di doverle dar ragione, o d’incorrere in qualche sanzione. DarLE ragione = dar LORO ragione. Dico la Civica perché della Civica si tratta nella fattispecie, ma qualunque biblioteca, come quella da cui sto digitando in questo momento, ha dentro fauna di questo tipo: analfabeti, rincoglioniti, gente di merda che ce l’ha col mondo – pure! – e che soprattutto ha mano libera nel creare, e gratuitamente, difficoltà e disagio a chi legittimamente fruisce del servizio.

Poniamo che questa fauna sia fatalmente così: che sia del tutto normale che un subumano costretto (?) a fissare il vuoto per otto, dieci, dodici ore tutti i giorni che dio manda in terra salvo le domeniche e i festivi, sviluppi queste caratteristiche, che non possa non essere uno stronzo secco e abbrutito. Poniamo che sia fatale che a sessant’anni si faccia trovare mentre scrive coll’uniposca bojachimolla nei cessi del suo luogo di lavoro. Che sia inevitabile che non evada le richieste di volumi in consultazione perché o non ne ha voglia o perché il mese prima ha rubato il libro, che serviva alla nipote per un esame. Che sia del tutto logico e legittimo che approfittino largamente della fiducia accordata dal comune, dallo stato, per inventarsi romanzi su parte dell’utenza.

Ma di fronte al danno, ribadisco: il danno, derivante da questi comportamenti, uno ha il diritto al calcio in culo, allo sputo in faccia, al cazzotto in bocca?

Forse è del tutto fatale e aspettabile che io, alle 19.45 di jersera, esca dal cesso e mi veda intercettare da un’altra obesa merda, per giunta polacca (proprio qui doveva venire a ciucciarsi i soldi dei contribuenti? Hanno finito le biblioteche, a Cracovia? O hanno esubero di fancazzisti?), pare di nome Mila, la quale sostiene di avermi visto sottrarre un libro da un ripiano e portarmelo al cesso. Forse è del tutto scontato che la Troja Grazia sostenga di aver visto lo stesso dalla sua postazione – che è in fondo al corridojo, da dove (ma anche questo è scontato) non si vede un cazzo – che sottraevo “una delle novità” – naturalmente ha visto titolo e segnatura, da là, anche se, disdetta, richiesta del titolo non se lo ricorderebbe più. Forse è del tutto scontato che, se ho portato una delle novità al cesso, sia l’una che l’altra si rifiutino di entrare a controllare se la novità si trova per caso infilata nella tazza, dato che lì l’avrei portata – anche se questa reticenza si capisce meno, dato che il cesso è il loro naturale elemento. Forse era da aspettarsi che, di fronte al mio diniego, comincjno le provocazioni. Forse. Ma, per quanto mi riguarda, è scontato che chi rompe paga.

Non è del tutto normale che la bibliotecaria risponda per le rime alle rimostranze dell’utente, che non è eticamente tenuto a subire accuse da due mitomani sacchi di merda, con fiori di belle lettere sul tipo: “Vai a cagare”, “Vaffanculo”, “Stronzo”, &c. Io non sono andato a cercarmi nulla; né tra le novità né men che meno da esseri che non dovrebbero esistere, e, dal momento che purtroppo esistono, meriterebbero solo il Zyklon B12, o una vasca di acido. Ed è del tutto ovvio che se qualcuno mi provoca io, la provocazione, gliela faccia inghiottire intera.

Naturalmente a questo punto ho preso il primo oggetto che avevo per le mani (che era uno di quei supporti di plastica per gli avvisi all’utenza) e gliel’ho tirato addosso. Naturalmente lei ha sostenuto che le avessi fatto male – avresti voluto, mignotta -, e naturalmente si rivolgerà a un medico, magari, dato che è effettivamente un piacevole diversivo alla noja del trantran quotidiano, si prenderà una mezza giornata di permesso per andare a farsi refertare. Se avrà il sale in zucca di farlo in ospedale non le scopriranno una mazza, e lei avrà un bel denunciare.

Forse è scontato che scenda al primo piano e che di fronte alla mia richiesta di chiamare la polizia l’addetta faccia la gnorri; ancor più scontato è che mi chieda: “Ma lei gira con zaini e sacchetti tra gli scaffali?” – E’ vergognoso scendere a precisazioni del genere, ma è un’altra provocazione: è scontato che se ho dietro zaini e sacchetti e devo vedere un libro in uno scaffale (cosa che non ho fatto, peraltro) me li porti dietro, mancando gli armadietti in cui riporre i proprj effetti personali. Forse è scontato; perché quella responsabile che mi sta parlando è una handicappata – è storpia; ma naturalmente il problema non è solo quello – ed è una bibliotecaria, circostanza da non dimenticare mai.

In sintesi, nel giro di dieci minuti ho parlato con tre bibliotecari, in totaler due mantenute dal comune che mentono spudoratamente e senza motivo, e una storpia scorretta. Se avessi voluto parlare anche coi responsabili, che cosa mi sarei dovuto aspettare?

Dopo tutte queste ovvietà, non è altrettanto scontato, ovvio, che per me non sia finita qui?

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