Archivio | giugno, 2010

557. Rispetto.

30 Giu

Nella Leisure class Veblen definiva lo stesso come una copertura ipocrita della paura.

So che perdersi in queste questioni è da miserabili; ma in fondo questo è un diario in rete, non il romanzo del secolo, e nemmeno lo Herald Tribune o l’Enciclopedia britannica: e gli eventi quotidiani sono spesso miserabili. Quello che mi chiedo è (per spiegare come mai tiri in ballo Veblen; poteva anche essere Hobbes, se mi veniva in mente prima, o chi per essi): fino a che punto può farne a meno, del rispetto, anche chi ha capìto il suo significato e gli è totalmente indifferente? Si può vivere facendone totalmente a meno, o c’è qualche differenza sostanziale tra la deferenza e l’essere rotti i coglioni a tutte le occasioni, entrambe cose non desiderabili? Continua a leggere

556. Isolamento.

25 Giu

Che abbia perso ogni treno, in questo senso, è da darsi per scontato: dire che non ho più il brio e quella straccia di pallido entusiasmo che mi aveva colto ormai qualche annetto fa è un vigliacco eufemizzare, di fatto l’omino è rimasto da solo in una stazione morta, dove nemmeno i radi e squallidissimi treni merci fermano più. Sono passato da una, credo peraltro lecitissima, volontà di trovare quel punto d’incontro tra me e il lettore ad una forma non dirò di solipsismo, perché comunque la scrittura – e per sua natura, ciò che suona paradossale, ma è così – tende immancabilmente all’altro; ma sì ad una forma di autoriferimento riesmaniano (e un giorno dirò anche chi era Riesman, che comunque ha scarsa o nulla importanza, e che cosa intendeva con autoriferimento, da quello che so per via per ora indiretta: per il momento, basti che la definizione mi s’addice, addicendomis’il concetto, polveroso & ottocentesco, a cui rimanda). Con questo, suppongo, si compie un destino. Avevo deciso, ad un certo punto, di mediare, di aprirmi, di andare a cercare attivamente riscontri: non ho avuto il tempo materiale di fare nulla di pratico, di concreto, che tosto ho avuto la dimostrazione che il mio presunto campo di elezione, latamente la letteratura, era ed è una piccola provincia dell’attività umana, soggetta ad una legislazione ipertrofica vòlta a regolare le relazioni tra appartenenti innanzitutto in forma d’ipocrita amicizia: un luogo chiuso e angusto nel quale si inchiavardano, per motivi spesso inimmaginabili, persone fatte esattamente della merda di tutte le altre persone, ma che sono tenute a sorridersi, e dirsi Quanto sei bravo/a, pena l’ostracismo. Se ci entri, devi patire quarantene che nemmeno un gesuita in Cina prima di avvicinarsi a Palazzo imperiale, ringraziare tutti della compassione, e riconoscere tutta una serie di debiti. Ogni pezzo di stronzo prodotto da altri dev’essere cioccolata. Ogni pezzo di cioccolata prodotto da te può diventare merda se non mangj di quella strana cioccolata che ti dànno, così molle, e che puzza. Continua a leggere

555. Feuilleton.

24 Giu

Un fatto concreto su cui ho vergognosamente trasandato d’insistere ogni tre per due, nel corso di tutti questi mesi, anche quelli di maggior attività (relativa – si fa per dire) del blog è poi quello più importante, la vera e reale e incontrovertibile misura della mia invidiabile tempra e della mia semileggendaria resistenza alle avversità: vale a dire il fatto che gl’interi quattro mesi invernali – stante il calendario, 21 dicembre 2009 : 20 marzo 2010 (sei giorni dopo l’aver toccato un’età indicibilmente veneranda) – io li ho passati all’aria aperta: in un periodo in cui il termometro ha segnato -8 gradi durante il giorno, e fino a -15 durante la notte. Tanto costa, in effetti, la libertà. Continua a leggere

554. Una benefattrice: ricordo.

23 Giu

Era grossa e sformata, tengo a precisare sùbito, tanto che sembrava aver passato numerose gravidanze, mentre di fatto erano state solo due: ne erano usciti due figlj maschj, uno con un nome anodino e qualunque, e l’altro tipicamente meridionale, tanto per bilanciare – non li ho mai visti. Il marito era pugliese; dev’essere detto che, mentr’era incinta, aveva fatto una tesi di laurea (in lettere, dev’essere specificato sennò dall’argomento non si capisce) che dimostrava statisticamente che il motivo per cui i ragazzi meridionali andavano male a scuola era dovuto all’eccessiva severità usata nei loro confronti da parte degl’insegnanti meridionali. Così, tutto tornava. Continua a leggere

553. Il ’99.

22 Giu

Quest'orrendo olio è un ritratto immaginario de La Sanfelice.

Non manca forse d’interesse la disputa, alla quale il Palasciano m’invitò a partecipare (ma io mi do il tempo solo di quest’oretta di connessione, la mattina, e il blog basta e avanza), circa il ’99, i giacobbe e i sanfedisti. La disputa, chi vuole se la riveda su facebook, dove il Palasciano ha presenza più intensa, e comunque i link ci sono, era cominciata dall’allarme lanciato per la minacciata chiusura dell’Istituto per gli studj filosofici presieduto eroicamente dal prof. Marotta, un’istituzione della cultura italiana, che comunque già anni fa s’era ritrovato costretto a rinunciare alcune proprietà per mandare avanti un’organizzazione che, nonostante sia fecondissima d’iniziative di momento, e nonostante esse iniziative siano seguitissime e abbiano dato luogo a pubblicazioni prestigiose, non riesce ad ottenere quello che è stato statuito ottenga, ossia i soldi per andare avanti. Non c’è nessun motivo per cui lo Stato non debba sostenere iniziative che evidentemente la collettività recepisce come utili & comportevoli. Ovvio: chiunque, a partire – scommetto – dagli stessi appartenenti all’Istituto, si augurerebbe di poter andare avanti senza contributi di sorta, o che essi fossero solo una parte degl’introiti; ma si dà il caso che o un’organizzazione, di qualunque tipo, ha fini di lucro, o comunque ha un’impostazione di tipo anche commerciale, o non ha: tertium non datur. Non si può rimproverare ad un’iniziativa culturalmente rilevante di non incassare moneta sonante, dato che la legge non lo consente. Legge che, però, consente che un vecchio professore si tragga il sangue di vena sparnazzando del suo, per attirare personalità sul fondo dello Stivale, e permettere a folti uditorj di conoscere e apprendere. Continua a leggere

552. Scusa, aditus!

19 Giu

Scusa!

Ma non posso sempre parlare di te.

Piuttosto, avrei probabilmente fatto bene a scrivere qualcosa di nuovo, magari un poco a braccio come sto facendo adesso, anche se per un motivo o per l’altro – non mi dilungo – non mi piace tanto (non mi piace tanto quello che ne vien fuori; non che preferisca il resto). Ma in fondo sarebbe stato meglio, probabilmente, affrontare il blog come una sorta di discarica scrittoria, non è possibile dargli più di tanta importanza. Continua a leggere

551. Cinema!

17 Giu

Avete visto quel film dove c’è un gay talmente brutto, ma talmente brutto che è costretto a studiare legge e diventare magistrato?

Titolo:

IL FROCESSO