531. Me & le istituzioni.

15 Apr

Ci vuole, una volta ogni tanto, qualcosa che faccia sentire la presenza delle istituzioni. Devo dire che non tutte le notti riesco a dormire, o almeno non sodo & fondo come vorrei; infatti da qualche tempo in qua mi risulta difficile penetrare in quel tal portone di via Barbaroux dove lascio il sacco a pelo, essendo che il portone è quasi sempre chiuso, ormai anche durante le ore diurne, spesso, e comunque nelle primissime ore della serata, non esiste citofono, e le persone col cui tacito consenso deposito e prelevo il sacco non sarebbero, il più delle volte, nemmeno lì a rispondermi, o aprire. Detto portone è sempre stato aperto almeno fino a mezzanotte, consentendo ai tossici di farsi, ai passanti di buttare immondezza varia e pacchetti di sigherette vuoti e agli sbevazzoni di vuotare la vescica. Tutto, si devono esser detti gl’inquilini; ma il sacco a pelo NO. Conoscono a memoria quel sacco a pelo anche i camerieri del vicino ristorante argentino, da cui ogni tanto mi è stato possibile farmi aprire – ma adesso non più.

Jersera il portone era chiuso alle 21.00, all’1.30 e alle 3.20 (hai visto mai che qualcuno rincasasse eccezionalmente tardi). Non è servito nemmeno il robusto calcione della notte precedente, stavolta il portone era fissato. In sul far delle ore piccole mi ero messo, per la verità, l’anima in pace: mi ero messo in panchina a finire L’uomo dal braccio d’oro, che mi sembra una lettura assolutamente adeguata alla situazione, ma alle 3.00 ero stracotto, e avrei dormito volentieri.

Ho cercato di recuperare il cartone che nascondo nella paratia in gall. s. Federico, dove c’era mezza paretina rotta: la mattina, svegliandomi, lo incastro sempre nell’impalcatura retrostante, e lì lo ritrovo tutte le sere, quando vado a dormire.

Come mi trovo davanti al gabbiotto di cartongesso, però, vedo sùbito che c’è qualcosa che non va: la paretina adesso è tutta staccata, rotta e riappoggiata alla bell’e meglio, e la parte superiore è stata rimessa al contrario. Credo di scorgere il mio cartone scivolato piuttosto verso il fondo, ciò che mi costringerebbe a rimuovere la parte rotta e a frugare all’interno; ciò che faccio, ma un tanfo animale terrificante, seguìto a breve da alcuni gioviali latrati – cani di media taglia, suppongo – mi rendono automaticamente edotto che lì dentro ad occhio e croce due cani con altrettanti rispettivi padroni si sono sistemati sul piano di metallo che fa base all’impalcatura. Richiudo con uno scorato echeccazzo, e mi do a cercare un altro cartone.

A quell’ora in via Micca, dove accanto e a sporgere da dentro i cassonetti si trovano sempre grossi cartoni, i munnezzari erano purtroppo già passati: sono riuscito solo a rimediare uno scatolo in via Viotti, che ho fatto fuori dopo averlo liberato dal pattume.

E mi sono messo, poiché è un punto riparato e io non ero coperto e spirava una bisa abbastanza fresca, nell’intercapedine a sinistra del Lux. Saranno state le 3.30, 3.40, a quel punto, e non avrei comunque dormito molto, perché la posizione è scomoda, e il vento freddo arrivava in parte anche fin lì, appena appena ostacolato dalla parete di marmo. Mi hanno svegliato i vocii delle pulitrici, tra cui ce n’è una (moldava? rumena? ucraina?) di cui sento la voce squillante, mi pare, da sempre, e che però ho visto in faccia solo qualche giorno fa per la prima volta, quando mi ero alzato prima del solito. Non faccio in tempo a mettermi seduto e ad accendermi la prima sigaretta della giornata che sento l’inconfondibile chiamata di una radio della Polizia, quel cicalino così allarmante, e mi ritrovo in effetti davanti, preceduti da un cadenzato pesante rumor di passi, due agenti; di cui uno, sulla sinistra, di mezz’età e con la faccia da stronzo, e l’altro, sulla destra, sempre con la faccia da stronzo, ma più giovane.

Dei due stronzi ha parlato solo il primo; ha detto, sùbito:

– Documenti.

Io, che non avevo sentito, mi sono alzato accennando docilmente di sì con la testa, credendo che intendessero solamente farmi alzare. Sicché il poliziotto ha ribadito:

– Cellài un documento?

– Sì, – ho detto, frugandomi nella tasca dietro.

La seconda domanda, ad un orecchio disattento come il mio, sarebbe potuta parere cortese, e forse così voleva sonare; ma la terza frase che mi ha rivolto era proprio sgarbata, si vedeva che voleva che capissi che mo erano cazzi mia; e mi ha detto:

– E alza ‘sto cappuccio, che ti voglio vedere in faccia!

Il cappuccio era stato calato sulla mia zucca tutta notte, a causa del fatto che, in specie nelle prime ore del mattino, in specie sulla pelata, fa un freddo del porco. Mi sono alzato il cappuccio, e ho provato infatti un freddo del porco – un po’ d’ipotermia è dovuta anche allo scarso sonno, sicuramente; stanotte avrei dormito volentieri.

La quarta frase è stata:

– Prendi la tua roba e va ad aspettare là – e mi ha indicato lo sbocco della galleria su via Roma, – dove c’è la volante.

Mi sono messo ad aspettare lì, tutto tremebondo e rinciulito; nel frattempo è passata una gentile munnezzara, a cui ho consegnato il cartone (avrebbe preso volentieri anche lo zaino e il sacchetto con i libri, ma l’ho facilmente dissuasa) affinché lo buttasse. Dopodiché sono arrivati i poliziotti, insieme ad una specie di custode che vedo sempre lì, seguìti da due ragazzi con un cane a testa, e un uomo di mezz’età con un cane a sua volta. Il custode s’è rivolto esclusivamente a me, col dito puntato nella mia direzione già da metà galleria:

– Tu – ha detto, – è vero che dormi sempre lì?

Veramente dormire nell’intercapedine del Lux è una cosa che di norma cerco di evitare, sapendo che c’è andirivieni, ed è proprietà privata, e anzi sono rimasto leggermente piccato.

– Mah – ho detto, – veramente, proprio lì…

– Massì, – ha precisato, – qui in galleria. E’ vero che ci dormi?

– Sì, sì – ho detto.

– Ecco: ti ho mai detto niente, ti ho mai fatto osservazione, ti ho mai rotto i coglioni?

– Ma, no.

– Ecco: perché tu dormi, la mattina ti alzi, lasci tutto come l’hai trovato. Loro due, invece, si sono infilati dentro l’impalcatura a dormire, è anche allarmata, è scocciante, poi io al mio datore di lavoro che cosa gli dico? A me dispiace, perché adesso per colpa loro ci vanno di mezzo tutti.

Volevo dirgli che non si preoccupasse per me, che nonostante l’evidente intenzione di liberarsi precipuamente del sottoscritto – gli altri erano le prime volte che si vedevano) – prendevo la cosa come un diversivo e nulla più, ma non ne ho avuto modo, perché ha ripreso a parlare a raffica, ed è stata l’unica questione che ha voluto dibattere direttamente con i ragazzi e i poliziotti, relativa alla paretina distrutta.

Continuava ad insistere, VOI avete rotto la paretina di cartongesso, per penetrare dove c’è l’impalcatura. I ragazzi protestavano: Mannò, era già rotta. Infatti, non l’hanno rotta loro. L’ho rotta io, parecchj mesi fa, quando mettevo il sacco (prima che me lo ciulassero) dove adesso metto il cartone; una volta mi capitò che il sacco mi scivolasse giù, invece d’incastrarsi nel tralicciato, e ho dovuto scalare la paretina per recuperarlo. All’andata andò tutto benissimo; al ritorno, purtroppo, la paretina cedette, con me sopra.

Lo stronzo più vecchio, tuttavia, è stato più cortese con gli altri che con me; non mi ha nemmeno chiamato, quando si è trattato di rendere il documento dopo aver preso gli estremi, me lo ha piantato in mano; e quando, postergati cani, ragazzi, custode e stronzi, mi sono voltato per verificare se mi stesse guardando malissimo, come sospettavo, ho potuto notare che mi teneva addosso gli occhietti a fessura; ciò che ha contribuito al notevole frisson di questa nuova avventura. E’ la prima volta in vita mia che sono verbalizzato perché dormo in giro. 

Recandomi a prendere un caffè all’automatico di via s. Francesco d’Assisi, ho tirato poi in lungo per via Barbaroux, dove ho trovato quel tal portone, finalmente, aperto. Già che erano le 7.45, e qualcuno in casa c’era, ho pensato bene di suonare per salire a recuperare il computer. L’avrei anche fatto, cioè, se solo il campanello non fosse stato svelto completamente – solo di quell’interno lì, quello a me utile, e non altri.

La cosa mi ha così stranito, o impensierito, che mi sono dimenticato in pieno di recuperare il sacco. Speriamo, stasera, di riuscire a recuperarlo. Calcj, pugni, richieste d’ajuto, urla, e che so io, in un modo o nell’altro ce la farò.

[Questo incontro ravvicinato con le istituzioni m’ha fatto ripensare alla mia situazione complessiva con esse. Specialmente data la locale involuzione destrorsa m’è venuta come una punta di voglia di chiedere il sussidio, rifare il giro delle agenzie interinali, andare a far code al collocamento, e, in special modo, tornare a rompere la gloria in qualche dormitorio; ma, devo dire, m’è passata quasi sùbito].

Annunci

Esprimi pure (prego) la Tua garbata opinione!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: