530. Ah, che liberazione.

13 Apr

Sono finalmente, benché imperfettamente, libero da NazioneIndiana. Dopo che ero intervenuto sotto questa mediocrità, e tutti gli amichetti dell’autore del post, il poeta [con licenza parlando] bergamasco Tiziano Scrotus, mi avevano aggredito, cominciando una sarabanda di cancellature e ripostature dei miei commenti, avevo esatto dai disonesti amministratori, tra cui l’imbecille Gianni Biondillo, di fare una cosa che da tempo desideravo, cioè che il poco materiale mio presente tra i post del club del vorrei-volere-ma-non-riesco-proprio fosse cancellato.

Da quando – per un’idea, al solito malaugurata, di qualcuno le cui buone intenzioni sono inesorabilmente finite a lastricare numerosi vicoli, diverse vie, almeno cinque arterie importanti e persino qualche piazza dell’inferno – quelle mie cose sono state messe lì sopra ho provato tutti gli svantaggj del “dover essere parte”, senz’alcun vantaggio a controbilanciare, nemmeno quello della visibilità, dato che un pubblico di semicolti, semiletterati &/aut semianalfabetizzati non ha mai fatto per me; come peraltro hanno dimostrato gli esiti immediati, ossia le reazioni, quasi sempre negative su basi contenutistiche e pregiudiziali, e finanche un tantino razziste. Nulla di cui preoccuparsi, conosco i miei polli, e li conosco bene, ma di qui a “far parte” ce ne corre, e parecchio. Non m’importa di essere letto molto, m’importa di essere letto bene – ho avuto la prima cosa, e la seconda mi è stata negata, in nome delle scorie di  pissi-pissi leccate sù da ogni più fetente cantone, dove prospera la betonica, irrorata dal piscio dei cani.

Ma anche questa semplice operazione non è stata affatto automatica, e, sì, tengo a precisare anche questo: in primis (e qui torna utile il link alla cache messo dallo sconosciuto tra i commenti al post precedente questo) miei commenti, tra cui uno molto lungo rivolto a un interlocutore civile, “Il fu GiusCo”, sono stati di fatto cancellati da sotto il postaccio del poetastro Sfranctus, per tornare ripetutamente al posto loro ed essere nuovamente rimossi, in un andirivieni, evidentemente spiegabile con il dissidio che c’è tra gli administrator, che ha tanto del patetico quanto del grottesco; dopodiché – si vada a lèggere – mi sono preso pure del “paranoico” dall’idiota Biondillo inquantoché nessuno avrebbe “cancellato niente”.

Mi sono dovuto rivolgere privatamente all’unico amministratore con cui abbia avuto contatto – solo virtuale – anche fuori NI, Domenico Pinto; il soddisfacimento della mia richiesta risale, nonostante la questione sia vecchia di una settimana, a pochi minuti fa, cause dirimenti essendone:

1. Il mio non essere compos mei; aspettiamo, ha detto Pinto, che tu sia più calmo. E se fossi stato tranquillissimo, tutto il tempo? [Il Biondillo, a cui avevo chiesto la stessa cosa precedentemente e in pubblico, mi ha ordinato, prima, di “sciacquarmi la bocca”, dopodiché “se ne riparla” – risposta ancòra più enigmatica].

2. Il suo non poter cancellare i post senza autorizzazione, essendo “in condominio” – ma mi risulta difficilissimo credere che il gagà Forlani e l’idiota Biondillo tengano particolarmente alla mia presenza su NI. Ammenoché non fosse per ripicca, ovviamente.

3. Il suo non poter cancellare i commenti, perché si sballa tutta la successione logica. Ah. E quello che è successo sotto le povèsie di Tiziano Scrotus, quello è logico? Con “Il fu GiusCo” che risponde a un mio inesistente intervento, e l’idiota Biondillo che mi dà del paranoico rinfacciandomi un’accusa che non si legge?

Spero che ogni traccia di miei commenti sparisca definitivamente da quella sentina di demenza, il prima possibile – e non aggiungo “anche se so che non sarò accontentato nemmeno stavolta”, per scaramanzia.

Il sottomondo letterario italiano, rappresentato credo alla perfezione da Nazione Indiana, è formato da impiegati e insegnanti falliti, groviglio agghiacciante di tutto quanto di miserabile può derivare dalla mancanza di un lavoro reputato onorevole e, paradossalmente, da quanto può combinare ad un essere già umano la più torva intossicazione aziendale, e i cui valori precipui sono mafiosi: omertà (sulla reciproca mediocrità, ignoranza, incapacità, mancanza di che dire, & arroge quel che vuoi), & rispetto (nel brutto senso del termine: ‘io sono arrivato prima di te, ergo posso sputarti in testa’, e, naturalmente, ‘non puoi sputarmi in faccia perché sono uno stronzo, inquantoché sarò sì stronzo, ma sono anche arrivato prima di te’, &c.).

Non mette conto dire che liberazione sia.

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