526. Gashlycrumb Tinies 3.

26 Feb



O sta per OLIVE, trafitta da una lesina.

Benché fastidio Socrate ostentasse
Spettando ad una danza delle spade,
Rischio e gioco due ben distinte strade
Sempre non sono: e par così pensasse
Anche OLIVE (benché in vita maturasse
Nozioni filosofiche un po’ brade).
Delle due vie all’incontro questo accade:
Altro che gioja, & che risate grasse!
Più di gaudio e di giubilo non brilli,
Bambina avventurosa, a quel che pare;
Se odo risate, certo non gli strilli
Son tuoi, breve preludio al rantolare;
Ma, nel vederti fatta puntaspilli,
Di quelli che ti stavano a guardare.

P sta per PRUE, che rimase appiattito con gran fracasso.
PRUE, della perdizione e dell’inferno
Dietro quest’uscio sta la vera idea;
V’è chi l’alcool ottunde i sensi e bea,
Con l’azzardo ed i lazzi abuso alterno.
Tutto quel che vedresti, dall’esterno,
La toppa illuminasse quella rea
Turba che involge una flegetontea
Nebbia, o in vapori un bollicante averno.
Come nulla discernere da fuori
Si può, così non s’ode variazione
Tra tanto accavallarsi di fragori;
E quando quelle tre degne persone
Uscirono a chiarirsi, di fortori
Fu un vampo, e un bujo, poi, senza ragione.

Q sta per QUENTIN, che affondò in un acquitrino.
QUENTIN, ch’è mai la vita? Uno d’inciampi
Cammino, e di tranelli & pecche pieno;
È un infido, è un cedevole terreno
Che afferra il piede che orma in esso stampi;
E divorano le orme stesse i campi
Dall’uomo andati in oblivioso seno;
Perché altri segua, e spaja in un baleno,
Fuoco fatuo in palude, che arda & svampi.
Poco avendo vissuto, o nulla affatto,
Accolto appena in questo biosistema,
Non solo dove il tutto, putrefatto,
Si macera ti colse l’ora estrema;
Ma, si può dire, dalla vita astratto,
Cadesti della vita entro l’emblema.

R sta per RHODA, consumata dal fuoco.
RHODA, è di fuoco il Sole; il primo istante
Del Cosmo fu di fuoco; e anche l’impulso
Sinaptico non è dal fuoco avulso;
Dà a vive, e vita trae da morte piante;
Il fuoco sanità, cauterizzante,
Alle membra ridà, abscessu pulso;
Il fuoco salva il tempo, se l’insulso
Scritto divora; il fuoco è fecondante
La terra brulla; e, ardendo nelle stelle,
Rende la notte al viaggiatore priva
D’inghippo, e volge in fuga empio perduelle.
Che non avviva? Ed anche te, cattiva,
Che t’agiti ricinta di fiammelle,
Ve’ come ha fatto & più brillante, & viva!
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