524. Gashlycrumb Tinies 2.

23 Feb

G sta per GEORGE, soffocato sotto un tappeto.

È la curiosità, mi sembra un fatto,
Secondo i casi o un pregio, o un gran difetto,
Se riferita ad un erroneo oggetto
(Senza scordar ch’è lei che uccise il gatto).
Povero GEORGE, te che ignorando affatto
Quanto ha di meritevole in effetto
D’essere noto al mondo, in tanto stretto
Pertugio ad infilarti cos’ha tratto?
Se spazî aveva il mondo a spalancarti,
T’ha adesso angustia in ogni parte ingombra;
Se aveva il mondo varietà di parti,
Solo una parte ormai il tutto a te adombra;
Se aveva lumi il mondo a soddisfarti,
Hai i lumi chiesti, adesso, ma in quell’ombra.

H sta per HECTOR, catturato da un thug.

HECTOR, cui mancherà, a te io dico,
Tempo di farti eroe, di brandire armi,
Di dar memorie a carte & fregj a marmi,
E di morire in pro’ d’un fido amico,
Già delle aurore tue sul raggio aprico
Si stende l’ombra; a te non inni o carmi
Spetteranno: ché senza tuoi allarmi
Ti conosce, e t’ha scelto già il nemico.
Oh cólla bionda zazzerina inglese
Quanto contrasto con le braccia nere
Cól laccio in te fatidico protese!
Quanto increscioso ahité diggià cadere
Prima che le legittime pretese
Dell’India schiava in te ben chiare avere!

I sta per IDA, annegata nel lago.

Se l’Eterno ha pietà, non è cói bimbi;
Corrano pure contro i fati avari
I puritani ad umidi ripari,
E i cattolici vati a inventar limbi;
Non cristiana sapienza, cói suoi nimbi
Squallenti, ma cói suoi Narcisi amari
Paganità più antica, cói suoi chiari
Cieli lontani ormai dagli aurei cimbi:
Quella t’avrebbe instrutta chiaramente,
Povera IDA, che fin troppo amante
Dell’equorea gemella, e fatalmente,
Poggiavi sulla prua malferme piante;
Mancando specchî all’inesperta mente,
Mancò la vista all’occhio speculante.

J sta per JAMES, che bevve per sbaglio la lisciva.

JAMES, non sapevi che non cribra l’urto
La vendetta del cielo sul peccante?
E la tua colpa fu in tutto bastante
A suscitarne le ire; essendo un furto!
Tu che speravi, a proibite assurto
Altezze, d’ingannar l’occhio vegliante,
Scendevi in fatto ad atto ripugnante;
Né che hai ingannato te al conto decurto.
E chissà quante non irrepetito
Volte restò il materno avviso a che
Fossi d’aspetto proprio, e ben pulito;
Proprio quella bottiglia toccò a te,
Sozzo entro e fuori; e, non fossi punito,
A quest’ora sapresti anche il perché.

K sta per KATE, che fu colpita da un’ascia.

Inorridisca il mondo, e strambasciato
Chieda a dio la ragione del massacro;
Come cruento meritò lavacro
Nevoso il suolo, il filo ben temprato?
Chieda: Quel corpicino abbandonato
Perché giace in incognito ambulacro
Come un agnello a un morto nume sacro?
Che avrebbe in vita sua mai combinato?
Oh l’insensato mondo, quanto abusi
Della pazienza sua; & il seme d’Eva
Quanto risenti, mentre il cielo accusi!
Di’, invece: E KATE, colà che mai spingeva?
Dopo aver chissà che divieti elusi,
Fuor di casa, da sola, che faceva?

L sta per LEO, che inghiottì alcuni chiodi.

Non so, piccino mio, se mai chiamarti
Scapato ben punito, o far menzione
Tua in quanto di virtù vero LEOne,
In base a quello che riuscisti a farti.
La fortezza che tra gli eroi insinuarti
Può, maggior dell’età, di dimensione,
Val quella chiesta per l’insinuazione
Di chiodi in gola, ed in più fonde parti.
Nuovo di pietre, ferro, ed altro, a muzzo
Non è stipar tra i santi il proprio interno;
Come i fachiri. O come capra o struzzo,
Ed altri bruti, se pur ben discerno!
Insomma, io non so se al pasto aguzzo
Spetti più scherno; o il cielo; ossia l’inferno.

M sta per MAUD, che fu trascinata in alto mare.

Sfascj, urti, cozzi, sirti, avide stragi
Di corsari: io non so da cosa sfugge
La tua zattera, oh MAUD, mentre ti rugge
L’oceano intorno, gonfio di naufragj;
Ma la tua dai preteriti disagj,
Nembo che passa, e tutto non distrugge,
Talora –, idea vedo che innanzi fugge
A cogliere dei prossimi i presagj;
E a quell’idea levando ambe le mani
Cerchi inconscia o parare l’incombente,
O attirar sul tuo fato sguardi umani.
Ma come il mondo privò d’altra gente
Il gorgo, strapperà anche a te il domani,
Segno di resa non ti varrà a niente.

N sta per NEVILLE, che morì di noja esistenziale.

NEVILLE, il mondo è fuori: la natura,
La gente, le città, i saperi, il vero,
I frutti di fatìca e di pensiero,
I cieli e i mari, & ogni età futura.
Non tra il bujo covata in quattro mura
Gemma felicità, nel chiuso nero;
Tristezza ereditaria, atro mistero
Non fruttan verità, se non impura.
Lo sguardo tuo d’un deformato metro
Si dota; com’è ovvio, fino a quando
S’appunta avendo tramite quel vetro.
Fu dalla vita a te il secondo bando,
Morte, che tutto il tempo ti fu dietro,
Tutto il tempo sul còllo a te alitando.

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