522. PP su Sillabarj di Parise.

9 Feb

http://www.youtube.com/watch?v=gJjaHvu96MM

Sbobinatura più d’altre auspicabile, forse, per lo stesso motivo per cui è stata difficile da fare; PP in questo caso è stato ripreso dalla platea con un telefonino, evidentemente, e l’audio è distante e non molto perspicuo. Sicché qualcosa, ma prevalentemente delle parole dell’intervistatrice, Silvia Bernardi, giornalista de “L’Arena” di Verona, mi è sfuggito. Peraltro sono impossibilitato, qui, ad ascoltare a tutto volume, e questo potrebbe aver avuto il suo peso: se qualcuno, comodamente connesso da casa, riesce ad afferrare meglio di me, buon per lui. L’intervista è interessante per il ricordo di Parise e di Pasolini, i “due professorini” che venivano dal Veneto; ma anche e soprattutto per il giudizio spiritosamente sprezzante dato al lavoro di Giovanni Pennacci, confezionatore di un libro-intervista che è poi l’ultima biografia, di pochissime, di PP, Siamo tutte delle gran bugiarde, Giulio Perrone editore, Roma 2009. Sicuramente PP meritava di più e di meglio; ovviamente datato, il miglior lavoro di qualche respiro dedicatogli rimane il libro di Rodolfo Di Giammarco, Gremese, Roma 1985. Come già per gli altri video, salvo il primo, ho la solita difficoltà a postare sul blog la finestrella di youtube, e quindi lascio il nudo indirizzo.

PP: Io ho conosciuto Goffredo Parise, era di Vicenza e che… aveva più di me… due o tre anni, sarebbe ora ottantacinquenne… L’ho conosciuto a Roma quando stavo in casa da Laura Betti con la quale si faceva una canzone televisiva, “La ballata del pover’uomo”, gnè gnè gnè. Era un romanzo a puntate – tredici puntate – e tredici volte si cantava quelle due o tre canzoncine, con la musica di Fiorenzo Carpi, e.. cambiavano le parole, e così..

Silvia Bernardi: E quindi lì ha conosciuto…

PP: E lì c’eran questi due professorini che venivano dal Veneto, Pasolini e Parise, che il giorno insegnavano nei licei cittadini e poi la sera tornavano nelle loro periferie, dove costava meno l’affitto di una stanza, e venivano a mangiare dalla Laura che faceva dei risotti bonissimi… e allora Parise non parlava mai. Però c’era un mistero nel suo silenzio. Lui a Roma – mentre l’altro scoprì questi ragazzi di vita, perché sai… lui era completo, Pasolini: amava quello che faceva. I film magari non sono belli come quelli di Lubisch o di Dreyer o di Kubrick, però si sente che son fatti con un lungo studio e un grande amore. Per fare qualcosa nella vita non si può fare così tanto per fare: ci vole un sentimento, insieme alla ricognizione mentale, ci vole anche un’adesione, un’adesione… affettiva. Io penso di sì – allora, invece, Parise scoprì la semplicità. Lui raccontava l’episodio di una bambina che ci aveva in mano un quadernetto che si apriva e c’era detto: L’erba è verde. E lui capì che quello era il segreto, di riscoprire di nuovo il racconto. E questi raccontini, che lui pubblicò sul “Corriere della sera”, si sperdevano un po’, perché sai, con le notizie che succedevano in quel momento, dal… ti dico, dal ’37 al ’57, ‘somma… ne successe di tutti i colori. Allora… quando lui ha riempito il volume, ha avuto i complimenti di Garboli, di Italo Calvino… tutte persone che avevano la penna in mano. Era… fisicamente bellino – certo Pasolini, con quella faccia segnata… non era bello, ma faceva venir duro, soprattutto alle donne, pazze, che s’innamoravano di lui col cervello, che dura di più…

Silvia Bernardi: Lei invece in scena da solo. Nel senso, fa tutto a meno di compagnie, di registi, di attori…

PP: No, non è vero, sempre dei collaboratori… be’, soprattutto le donne, io passo per misogino, invece ho avuto chi m’ha ajutato a scrivere, chi m’ha ajutato a fare i movimenti, e chi fa i vestiti e chi fa la musica, ‘somma…

Silvia Bernardi: C’è una squadra che lavora dietro, però poi alla fin fine…

PP: Eh, certo.

Silvia Bernardi: Sul palco…

PP: Sul palco eccomi qui, perché quegli altri so’ andati al cinema!

Silvia Bernardi: […] la passione per il travestimento, per…

PP: Mah, che vuoi, travestimento, sai, quando io ero un bambino erano tutti travestiti, io ci avevo… “balilla alpino”: avevo una corda che non si poteva disfare perché era finta, un salsicciotto di corda, un fucile che non sparava, tutto finto. Puoi fare la sfilata… sicché era come a carnevale oggi, era tutto così. Per fortuna siccome il mio babbo era carabiniere, non ci aveva la tessera fascista, e io non andavo mai alle sfilate, andavo al cinema. E io da bambino ho visto ancóra prima della seconda guerra mondiale tutti i film francesi, Katia regina senza corona, Danielle Tardieu in mutande, quel film francese ancóra un po’ osé prima che da noi… Clara Calamai che faceva i pirati di Sandokan, quelle robe lì, doveva stare nell’acqua con le onde sopra i capezzoli, perché il capezzolo non si poteva vedere. Eh, ma com’era bella, dio mio! Era la figlia del capostazione di Prato, e la mia mamma insegnava a Prato e allora io sono andato una volta con la mia mamma e c’eran quelle stazioncine che sui vasini di fiori scrivevan la data, sai, e c’era scritto 12 dicembre.. oggi è l’11?

Dal pubblico: E’ il dieci.

PP: Eh?

Dal pubblico: Il dieci. Oggi è il dieci.

PP: Dieci. Sì! E alzo gli occhî e sopra c’era l’appartamento del capostazione, e c’era lei, bella, viso da madonna, proprio come diceva Moravia quando intervistava le belle, dice: “Signorina, quanto ha di collo? Quanto ha di polsi?”. Perché è inutile fargli parlare – che gli chiedi a Claudia Cardinale, cosa ne pensa di Dante Alighieri? Meglio chiedergli le misure! E faceva come Policleto con le statue. Policleto è quello che ha scritto il… dice: le mani devono essere la metà della testa, la testa la quarta parte del torace: le misure della bellezza.

Silvia Bernardi: Non sono rimaste invariate nel tempo…

PP: No, tu non avresti… tu saresti bocciata! – La gente si ricorda il vero amore legandolo al motivo di una canzonetta, ecco perché io metto sempre le canzonette in mezzo la prosa. Con la loro sciatta letteratura, ricordano un periodo storico. Non c’è persona, per quanto modesta o poco… sentimentale che non ricordi un motivo… “Parlami d’amore Mariù…”. Dice: “Andavo con lei in quel bar, che ora non c’è più, a bere…” – ora non lo fanno più, il barolo chinato, eh, per dire. Anche l’uomo della strada meno preparato qualche motivetto l’ha sentito. E son quei motivi che ricordano un periodo storico, allora invece di fare la conferenza, che rompe i hoglioni, metto un motivetto, però cercando di mettere insieme delle canzoni che ricreino un quadro storico. Per esempio ora per la Spagna ho messo Cielito lindo che vuol dire “O mio bel cielo” – il cielo da cui sono cadute le bombe tedesche di Guernica: quindi, bello, ‘sto cielo, ma vengono anche giù le pillole, eh, per dire…

Silvia Bernardi: Lei non è solo a teatro ma è anche nelle librerie con la biografia Siamo tutte delle gran bugiarde

PP: Macché, un orrore, scritto da una povera checca periferica! Sono rimasto in… in, in Umbria, a Foligno, e viene questo qui, un quarantenne coi capelli già bianchi… Dico: ma che fai di lavoro?

Silvia Bernardi: Giovanni Pannacci, vero?

PP: Sì, sì.

Silvia Bernardi: Diciamolo…

PP: “Insegno italiano agli arabi” – quindi affamato… Sicché ho fatto un’intervista di du’ ore, e ci ha fatto il libro. Gli ho dato un po’ di fotografie e gli ho raccontato un po’ di cazzate, e via. Ma che vvoi? E lui, emozione!, quando sono entrato in un negozio e ho comprato le ciglia finte… sta a vedere!

Silvia Bernardi: Allora, nel libro ci sarà un errore, però c’è una bella frase, me la son segnata…

PP: Dimmi, dimmi…

Silvia Bernardi: … di Natalia Ginzburg, che dice di lei: “Tra i suoi volti nascosti c’è quello di un soave, beneducato genio del male: è un lupo in pelli di agnello, e nelle sue farse sono parodiati insieme gli agnelli e i lupi”. È una definizione […]…

PP: Carina! Lei era buona. Quando mi bruciò il teatro, venne… tutte le volte che veniva a teatro mi comprava dodici poltrone, e mi portava un cesto con panettoni, come regalo di natale: carina. Perché io le telefonai, nel ’47-’48, chiedendole il permesso di portare in scena Le piccole virtù. Lei aveva fatto un libriccino che mi commosse tanto, dice: ai nostri figlî s’insegna tutte le piccole virtù: il risparmio, la prudenza… No! Nessuno insegna mai l’amore, di buttarsi nella vita…

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