511. PP: intervista al Teatro Cristallo.

22 Gen



Sei brillanti.

Intervista

a Paolo Poli

Per te di che colore è il teatro?

Di mille colori, non c’è un colore solo. Eh, gli edificj di un tempo, quelli belli, erano rosso e oro, erano Luigi Filippo, eh… come il salotto della Traviata, e… E poi invece sulla scena se ne vedono di tutti i colori, ma questa è una metafora, perché tutto può diventare teatro. Il teatro riflette il gioco dei bambini, i bambini, con la bambola, la mettono a letto, gli dànno da mangiare… sanno benissimo che è una bambola che non mangia però fingono la vita. Già fin dall’infanzia il bambino si abitua alla vita con la finzione. Così come Leopardi dietro la siepe diceva: “io nel pensier mi fingo, / ove per poco il cor non si spaura”.

Perché passare una sera a teatro anziché davanti alla tv?

Non c’è il perché, il perché si chiede al filosofo, al te… all’artista si chiede il come. Allora, eh… il teatro può essere molto nojoso. Io vengo da un’epoca in cui si vedeva sulla scena un tavolino con quattro persone a sedere che chiacchieravano. Eh… questo è il caso di Esuli di Joyce che nessuno rappresenta, oggi nessuno lo vorrebbe più. Vogliono vedere più… variazioni, perché con le macchinette che avete voi in mano l’ascolto si è molto ristretto.

Come è nato in te l’amore per il teatro?

Fin da piccolino. Io ero quello che… memorizzavo in fretta. E quindi dicevo la poesia… e poi… Dalle suore, ho imparato. Perché a quei tempi non c’era ancóra la scuola… prima della elementare, la scuola materna, e quindi si andava dalle monache, che erano maestre a tempo pieno.

Che cosa diresti a chi non viene a teatro?

Che si diverte altrove, si vede. Perché non è vero che bisogna far tutto uguali. Sai… Quando Mussolini mise gratis i musei nessuno ci andò. Dice, dev’esser brutto, se non costa.

Intervistatrice: Dici: se non pagano…

Se tutti vanno volentieri agli eventi musicali dove non capiscono magari un accidente di quello che canta il cantante, ma tutti si dimenano così… perché, eh… c’è molta parte del pubblico che somiglia alle pecore e allora ecco che… Già anche i fratelli Lumière avevan fatto l’uscita degli operaj dalla fabbrica e poi avevano messo l’uscita delle pecore dal chiuso per fare un paragone…

Facce da teatro è un progetto del

TEATRO CRISTALLO

Ideazione: Gaia Carroli

REALIZZAZIONE: Elena Careddu

Veste grafica ed editoriale:

Elena Careddu

Montaggio: Elena Careddu

Musiche degli: PSICHE.

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