509. PP. Breve intervista, II parte.

21 Gen

Devo rettificare: non è un’intervista radiofonica, e le immagini, girate al manicomio di Imola il 13/03/2008, sono originali; solo che sono state registrate a una velocità che è la metà della parte audio. Qui c’è la sbobinatura della seconda parte. L’inizio di una frase riguardante il papa è coperto da rumori: ma non si tratta di censura, è solo un problema tecnico.

http://www.youtube.com/watch?v=MMCckof2Bzw&feature=related

Sabatoseraonline. L’informazione utile.

Intervista a Paolo Poli

Imola 13 marzo 2008

II parte

SULL’ITALIA

PP: C’è un… una palude nella quale fiorì il fascismo, che c’è ancora, questa palude, che applaude ciò che si deve applaudire. Perché tutti dicono eh questo spettacolo televisivo ha avuto una audience… Ma Hitler ne aveva di più! Anche perché era un sapiente organizzatore di spettacoli: parlava la sera al bujo, aveva dei grandi coreografi che preparavano il locale con tutte le bandiere, con tutte le svastiche, e poi in fondo c’era lui, sotto la luce, illuminato come Giovanna d’Arco, capìto, mentre il nostro Mussolini, più casereccio, parlava di pomeriggio, però aspettava le quattro e mezza, le cinque quando il sole non dardeggiava più, che uccideva i balilla e le vecchie signore che facevan la folla oceanica in Piazza Venezia a Roma; però si affacciava da un balcone storico, dove prima si erano affacciati i papi. Il che non è poco, e questo ti spiega [inudibile] sia stato ed è sempre l’orribile pontefice [sorriso perfido].

Intervistatore: Quindi che il fascismo sia l’autobiografia degl’italiani è vero ma non…?

PP: Come no?

Intervistatore: E però…

PP: Lo vedi che ogni tanto riciccia qualcuno che dice: “Sì! Sono stato e sono ancóra fascista” – mah, insomma, meno male che è sincero, però gli altri, dice, “No, non si deve dire, si cambia il nome”… Come qui mi trovo nel manicomio di Imola, che adesso non si chiama più… si chiama “casa di riposo”, capisci? Così come alla villa dove si cura il cancro dice Villa dei Giglj, Villa delle Magnolie, …dei Tiglî… dei Ciclamini, ecco. Si mettono dei nomi ottimistici a una realtà agghiacciante.

Cambia l’attualità, ma la storia si svolge con più lentezza… e quindi… non so, il… i miei genitori, per esempio – nelle persone, lo vedo –, i miei genitori erano molto più tolleranti delle mie sorelle, dei miei fratelli. I miei genitori erano della fine dell’Ottocento, e quindi riflettevano una cultura laica. Mia madre parlava di Garibaldi, di Anita, con… capìto, avevan fatto l’Italia – poi chissà che Italia avevan fatto; ma, intanto, il povero Mazzini era morto col passaporto falso, mister Smith, nel ’62, a Pisa, è morto col passaporto falso, altrimenti gli orribili Savoja l’avrebbero messo in galera. E allora? Come la vedi? E la mia mamma mi diceva: “Vedi, la principessa di Piemonte ha mandato i suoi figlî a studare dalla Montessori, però se il bambino è intelligente impara anche col sistema antico, abì abà abù. E invece se è duro non impara nulla”. E quando poi Vittorio Emanuele IV ha sparato al natante m’ha detto: “Hai visto? È venuto coglione nonostante le Montessori!”.

LA FIABA È LA BIBBIA DEI PICCOLI?

PP: È la verità, perché in ogni bambino c’è il terrore di essere abbandonato dai genitori, perché si sa che avveniva. C’eran troppi figlioli, allora cosa fanno, dice, beh, li porteremo a sperdere nel bosco, perché ammazzarli da sé è più difficile. Oggi siamo arivati anche a quello, ci son le mamme assassine… le sorelline che dicono al fidanzato: dammi la prova d’amore, sgozzami il fratellino più piccolo, e così si vede il vero amore, ecco. E sicché ‘somma le fiabe, quelle tradizionali, che c’è stato un periodo che venivano, dice: “No, fanno paura ai bambini!”. I bambini hanno bisogno di qualche spavento. Collodi, che era un genio e scriveva Pinocchio a puntate, in ogni puntata ci ha messo un cattivone; per cui è difficilissimo fare una riduzione di Pinocchio perché e c’è il serpente, e c’è Mangiafoco, il Pescatore verde, e… ‘somma, troppa roba. Ma il bambino ha bisogno – come l’antico greco che sapeva che c’è la tragedia greca – ha bisogno di superare… – fino alla catarsi come dicevano i nostri greci, ecco, e… e io trovo che le fiabe… e oltre il lieto fine, quando il principe sposa la principessa, che è banale, perché il mio nipotino mi disse: “Paolo, Biancaneve finisce male”. “Come, male?” “Va via col principe! E i nani, chi gli fa da mangiare?” “È vero”, dico, “non ci avevo pensato”. Quella scema doveva rimanere coi nani. Eh! E invece c’era questo principe che non ha fatto nulla, che arriva all’ultimo, che la porta via. Mah. Eh… E invece poi i bambini adorano, anche e soprattuto i bambini europei – perché noi abbiamo, come lo spicchio della noce, aggrovigliato nel cervello, la storia – adorano la punizione dei malvagj, ‘e allora’, dice, ‘la strega fu messa in una botte coi chiodi e rotolata giù’ — come attilio regolo –, tutte quelle robe lì, e i figlioli godono come pazzi, dice, ‘e allora dalla rabbia si buttò nel pozzo e la bambina colle frecce cadde giù nel pozzo e affogarono tutt’e due’. ‘Ha! Ha!’ I bambini godono – perché c’è una componente anche di cattiveria, che va soddisfatta.

Intervistatore: Quindi anche la Bibbia è una fiaba per adulti?

PP: Come no? Eh!

Di Massimiliano Boschi

Riprese di Alessandro Borsani

Teatro dell’Osservanza, Imola, 2008.

Una produzione XAIEL

“oltre la rete”

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