Archivio | 19:29

510. PP: divagazioni.

21 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=Leo8kW9IHco

Filmstudio 80

27/03/2004

PAOLO POLI INCONTRA IL PUBBLICO

PP: Era uno spettacolo che facevo a Milano… e era sugli scritti di Savinio, e quindi ci avevo le scenografie che ricordavano i quadri del Novecento, e canzonette, insomma le mie specialità, e allora poi cantavo ancora meglio perché ora poi pian piano, sai, s’affloscia, tutto s’affloscia, anche …

Dal pubblico: Le corde vocali.

PP: La corda vocale, sì. E finalmente in questi ultimi tempi… ho detto: perché non rifare il mio grande successo, che fu Rita da Cascia? Nel ’67 lo feci in uno scantinato di Milano perché ero pieno di… di debiti, non ci avevo soldi, e allora… poi le primedonne: una m’ha lasciata a mezzo della stagione; delle nervose… se non venivano trombate… io non le potevo trombare. Una notte s’è dormito insieme, ma non l’ho trombata. Lei fingeva di essere ubriaca. Non faccio il nome. Perché ci sono anche delle donne specializzate nei frocj. Perché, dice: Le donne no; ma io, l’unica…

PP: E Marlene? Marlene io l’ho vista, a Milano, in una saletta come questa… ciccì coccò… e lei, col culo, si muoveva – che eravamo su un grattacielo – e le han chiesto: “Signora, come mai si…” “Seguo la luce!”. Il sole declinava, e lei si metteva en faveur… Ma brava, eh… Ma si potrebbe ridare, con un pochin di musica, fatta bene, Assunta Spina di…. della…

Dal pubblico: Francesca Bertini.

PP: Eh?

Dal pubblico: Francesca Bertini.

PP: Eh! Dio mio. che lei dice: “Io ho inventato lo specchio!”. Quando lui la sfregia, lei dice: [mima] … e soffre! Perché sennò come fa a sapere dov’è lo sfregio?

PP: Mio nipote […] mi disse: “Paolo, Biancaneve finisce male”. “Perché?”. “Perché va via col principe. E chi gli lava ai nani, chi gli fa da mangiare?”. Aveva ragione. S’è fatta tanta fatìca ad arriva’ dai nani, e poi dopo va via con quello stronzo?

PP: Questo Sissignora piacque molto perché c’era protagonista la camerierina buona, che fu quella che salvò Visconti dalla Villa Triste, che andò a letto col tedesco, ma non si deve dire; lei dice: “No, non gliel’ho data”. Che importa? La mia mamma è stata trombata dai tedeschi. “Eh, mammina!!!” “Paolo, sù! ci si lava e è bell’e passata!”.

509. PP. Breve intervista, II parte.

21 Gen

Devo rettificare: non è un’intervista radiofonica, e le immagini, girate al manicomio di Imola il 13/03/2008, sono originali; solo che sono state registrate a una velocità che è la metà della parte audio. Qui c’è la sbobinatura della seconda parte. L’inizio di una frase riguardante il papa è coperto da rumori: ma non si tratta di censura, è solo un problema tecnico.

http://www.youtube.com/watch?v=MMCckof2Bzw&feature=related

Sabatoseraonline. L’informazione utile.

Intervista a Paolo Poli

Imola 13 marzo 2008

II parte

SULL’ITALIA

PP: C’è un… una palude nella quale fiorì il fascismo, che c’è ancora, questa palude, che applaude ciò che si deve applaudire. Perché tutti dicono eh questo spettacolo televisivo ha avuto una audience… Ma Hitler ne aveva di più! Anche perché era un sapiente organizzatore di spettacoli: parlava la sera al bujo, aveva dei grandi coreografi che preparavano il locale con tutte le bandiere, con tutte le svastiche, e poi in fondo c’era lui, sotto la luce, illuminato come Giovanna d’Arco, capìto, mentre il nostro Mussolini, più casereccio, parlava di pomeriggio, però aspettava le quattro e mezza, le cinque quando il sole non dardeggiava più, che uccideva i balilla e le vecchie signore che facevan la folla oceanica in Piazza Venezia a Roma; però si affacciava da un balcone storico, dove prima si erano affacciati i papi. Il che non è poco, e questo ti spiega [inudibile] sia stato ed è sempre l’orribile pontefice [sorriso perfido].

Intervistatore: Quindi che il fascismo sia l’autobiografia degl’italiani è vero ma non…?

PP: Come no?

Intervistatore: E però…

PP: Lo vedi che ogni tanto riciccia qualcuno che dice: “Sì! Sono stato e sono ancóra fascista” – mah, insomma, meno male che è sincero, però gli altri, dice, “No, non si deve dire, si cambia il nome”… Come qui mi trovo nel manicomio di Imola, che adesso non si chiama più… si chiama “casa di riposo”, capisci? Così come alla villa dove si cura il cancro dice Villa dei Giglj, Villa delle Magnolie, …dei Tiglî… dei Ciclamini, ecco. Si mettono dei nomi ottimistici a una realtà agghiacciante.

Cambia l’attualità, ma la storia si svolge con più lentezza… e quindi… non so, il… i miei genitori, per esempio – nelle persone, lo vedo –, i miei genitori erano molto più tolleranti delle mie sorelle, dei miei fratelli. I miei genitori erano della fine dell’Ottocento, e quindi riflettevano una cultura laica. Mia madre parlava di Garibaldi, di Anita, con… capìto, avevan fatto l’Italia – poi chissà che Italia avevan fatto; ma, intanto, il povero Mazzini era morto col passaporto falso, mister Smith, nel ’62, a Pisa, è morto col passaporto falso, altrimenti gli orribili Savoja l’avrebbero messo in galera. E allora? Come la vedi? E la mia mamma mi diceva: “Vedi, la principessa di Piemonte ha mandato i suoi figlî a studare dalla Montessori, però se il bambino è intelligente impara anche col sistema antico, abì abà abù. E invece se è duro non impara nulla”. E quando poi Vittorio Emanuele IV ha sparato al natante m’ha detto: “Hai visto? È venuto coglione nonostante le Montessori!”.

LA FIABA È LA BIBBIA DEI PICCOLI?

PP: È la verità, perché in ogni bambino c’è il terrore di essere abbandonato dai genitori, perché si sa che avveniva. C’eran troppi figlioli, allora cosa fanno, dice, beh, li porteremo a sperdere nel bosco, perché ammazzarli da sé è più difficile. Oggi siamo arivati anche a quello, ci son le mamme assassine… le sorelline che dicono al fidanzato: dammi la prova d’amore, sgozzami il fratellino più piccolo, e così si vede il vero amore, ecco. E sicché ‘somma le fiabe, quelle tradizionali, che c’è stato un periodo che venivano, dice: “No, fanno paura ai bambini!”. I bambini hanno bisogno di qualche spavento. Collodi, che era un genio e scriveva Pinocchio a puntate, in ogni puntata ci ha messo un cattivone; per cui è difficilissimo fare una riduzione di Pinocchio perché e c’è il serpente, e c’è Mangiafoco, il Pescatore verde, e… ‘somma, troppa roba. Ma il bambino ha bisogno – come l’antico greco che sapeva che c’è la tragedia greca – ha bisogno di superare… – fino alla catarsi come dicevano i nostri greci, ecco, e… e io trovo che le fiabe… e oltre il lieto fine, quando il principe sposa la principessa, che è banale, perché il mio nipotino mi disse: “Paolo, Biancaneve finisce male”. “Come, male?” “Va via col principe! E i nani, chi gli fa da mangiare?” “È vero”, dico, “non ci avevo pensato”. Quella scema doveva rimanere coi nani. Eh! E invece c’era questo principe che non ha fatto nulla, che arriva all’ultimo, che la porta via. Mah. Eh… E invece poi i bambini adorano, anche e soprattuto i bambini europei – perché noi abbiamo, come lo spicchio della noce, aggrovigliato nel cervello, la storia – adorano la punizione dei malvagj, ‘e allora’, dice, ‘la strega fu messa in una botte coi chiodi e rotolata giù’ — come attilio regolo –, tutte quelle robe lì, e i figlioli godono come pazzi, dice, ‘e allora dalla rabbia si buttò nel pozzo e la bambina colle frecce cadde giù nel pozzo e affogarono tutt’e due’. ‘Ha! Ha!’ I bambini godono – perché c’è una componente anche di cattiveria, che va soddisfatta.

Intervistatore: Quindi anche la Bibbia è una fiaba per adulti?

PP: Come no? Eh!

Di Massimiliano Boschi

Riprese di Alessandro Borsani

Teatro dell’Osservanza, Imola, 2008.

Una produzione XAIEL

“oltre la rete”

508. PP. Breve intervista radiofonica.

21 Gen

Sempre da youtube, è un estratto d’intervista radiofonica, caricato abbastanza disastrosamente. Non è molto significativo; il video è tratto da un’altra intervista, ed è di cinque minuti più lungo dell’intervista, sicché gli ultimi cinque minuti sono muti. Mancano alcune domande; non si capisce chi sia la “brava persona” a cui si riferisce PP, manca la domanda iniziale (anche se si desume in questo caso dalla risposta, &c.). Per completezza posto comunque anche questo.

http://www.youtube.com/watch?v=PJ9Y64bgYyI

Sabatosera online. L’informazione utile.

Intervista a Paolo Poli.

[…]

PP: Perché, perché bisogna lavorare: nessuno chiede all’idraulico, dice, ma perché lei accomoda i rubinetti? Perché è il suo mestiere. Il mio mestiere è quello di intrattenere il publico. Anche se ho valicato l’età sinodale dei sessanta, quando uno si mette a riposo eccomi che ancóra invece son qui che imperverso perché… ho una brutta pensione e devo lavorare per vivere, e anche perché adoro questo mestiere. L’ho fatto volentieri; non non per ripiego come molti attori del cinema, dice, tace il grande cinema, ci butteremo alla televisione, ci butteremo al teatro, come fossero delle attività… sotto… valutate. Invece no, il teatro è la prima, è la cosa diretta fra te e me, fra la nonna e il nipotino. Quando c’erano ancóra le nonne: ora ci sono delle veline un po’ invecchiate che le ritiran tutte, ma invece noi avevamo delle nonne bruttissime che raccontavano delle fiabe che non finivano mai: meravigliose. Anche perché c’era una grande tradizione… orale che adesso manca un po’. E poi c’erano i libri, che noi si agognavano, io avevo un bruttissimo libro francese, Less Miserabless, “La paoupè de Cosetteh”, e poi ho studiato il francese grazie a questo brutto libro che c’era in casa, perché i miei erano poveri, non ci avevo la biblioteca del nonno, così, perché i nonni erano coltivatori diretti, e però… ho adorato questo libro. E poi ho adorato un libro pornografico che mi avevano prestato: Storia di allegri costumi romani. Tutto di trombate nella suburra sai… oooh uuuh aaah… eh, e io ero costretto dalla scrittura a immaginare, e ero un bambino, avevo sette-otto anni, non capivo che cosa succedeva molto bene, però gli dissi alla mia mamma: “Mamma, questo libro è meraviglioso, un libro porcellone, non capisco nulla ma lo voglio leggere tutto fino in fondo”. “Sì”, disse la mia mamma che era montessoriana, sapeva che il bene e il male sono aggrovigliati, “sì, poi restituiscilo a chi te l’ha dato perché non mi pare un libro da bambini”. “No, mamma, è da grandissimi, ha, ha, ha!”. E così sono rimasto legato alla letteratura, perché è quella ci dà la profondità del vivere: l’esperienza diretta non può mai bastare. Io credo che Flaubert non provò il dolore del parto, né i dolori dell’arsenico, eppure era giusto e vero quando disse: Sono io la signora Bovary.

[domanda inudibile]

Era una brava persona, io venni qui e feci in questo locale uno spettacolo che si chiamava Apocalisse con mia sorella Lucia, e c’eran delle robe strane… “No, no va bene”, mi disse, “non si preoccupi che ai matti piace tutto!”. Infatti piacque molto.

Intervistatore. Non piacque a qualcuno, perché mi hanno raccontato che…

PP: Sì, eh?

Intervistatore: …. che c’è stata una scena che… qualche personaggio vicino alla diocesi… per fortuna…

PP: Ma sai, ci sono sempre!

[vuoto]

Anche odiernamente sono stato a Bologna e ho ricevuto una letterina di una signora: “Ah che bello spettacolo! Ho apprezzato molto la sua ricostruzione delle canzoni di Sanremo…” – lungi da me di inneggiare a Sanremo, però lei lo vedeva così, poverina – “però quel finale con i sacerdoti che ballano, che diventano vescovi… perché ce l’ha tanto con la chiesa?” Ecco. “Le auguro di fare anche molti spettacoli nel futuro ma lascj stare i sacerdoti”. Ecco. Scherza coi fanti e lascia stare i santi – proverbj popolari… Comunque sono delle minoranze, perché… in generale il pubblico apprezza la – come si dice – la professionalità. E così se sono sopravvissuto fino a questa tarda età – l’anno prossimo avrò ottant’anni –, eh, insomma, vuol dire che, meno male, il suo lavoro l’ha fatto.