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507. Ottant’anni da regina.

20 Gen



[Sigla: “Fiocca, la neve fiocca”]

Magazine 2

programma di

Antonello Agliotti


Paolo Poli 80 anni da Regina


AA: Come sei carino.

PP: Euh, un amore, è dalle sei del mattino che sono in viaggio.

AA: Oh che bella questa scultura. Di che cos’è?

PP: Legno.

AA: Ah, questo è legno.

PP: Collo sgorbio, fatto.

AA: Ci fai vedere la tua bella casa, scusa, ci illustri…

PP: Ah, non è tanto mia perché io vivo negli alberghi.

AA: Evabbè, ma questa, intanto…

[Vista dalla finestra]

PP: Qui di fronte ci sono i frati, che ora non ci sono più.

AA: Ah.

PP: Sennò vedrebbero delle meraviglie, eh.

AA: Anche tu vedevi magari delle meraviglie.

PP: No, non son più i tempi in cui il santo, Filippo Neri, andava in Campo de’ Fiori, c’era lì il rogo pronto, si pigliava con tutti i bambini dell’oratorio il prigioniero, lo portava dentro, e diventava frate – e quindi personaggî interessanti…

AA: Sì.

PP: Non eran quelle monachine raffreddate, capisci..

AA: Quindi da qui non hai mai visto niente, che peccato.

PP: Che peccato.

AA: Che una delle cose più belle, è quella, mi sa.

PP: Forse, da vecchî specialmente…

AA:

PP: … come Tanizaki c’insegna, piace più occhiolare che fare…

AA: Eh, beh, sì.

PP: … anche perché fare si fa un po’ meno.

AA: Che fatìca, poi.

PP: Che… sì, che fatìca.

AA: Ma come si fa?

PP: Invece raccontarselo…

AA:

PP: … è più facile.

AA: Sì, e poi si risolve da soli.

PP: Sì. Vedi, anche Moravia…

AA: Sì.

PP: … quando ha scritto il libro…

AA: Sì.

PP: Io e lui, è perché lui stava molto più tranquillo, e lasciava tempo alla scrittura…

AA: Quindi il tuo letto è un letto… da suora, si può dire?

PP: Sì, sì!

AA: … Monacale?

PP: Beh, insomma… perché, le suore, ci sono anche quelle sveglie…

[Wanda Osiris, “Sentimental”].

…quella di Monza…

AA: Vabbe’ allora questo che vuol dire? Che…

PP: Vuol dire che ancóra…

AA: … che ancóra non abbiamo perso i cosi.

PP: Sì, ancóra…

AA: Sempre Luzzati, qui… Poi da qua dove ci porti?

PP: Mah, c’è la cucina.

[Immagini della casa di PP].

AA: Ma che bella casa! Sai che io adorerei avere una casa così… piccola…

PP: Tu non ci hai casa a Roma?

AA: No, sto in albergo, ce l’avevo in via dei Prefetti, era bellissima, poi mi son messo… non bisogna mai mettersi con le donne.

PP: A me me lo spieghi?

AA: M’ha fatto…

PP: Tu taci perché hai dei passati …

AA: M’ha fatto…

PP: … nascosti…

AA: Pazzeschi!

PP: Olghina?

AA: No, un’altra.

PP: Un’altra, dopo

AA: Mi ha fatto lasciare la casa di Roma; sono andato a Milano, e adesso mi tocca stare in albergo. Ma cambiamo discorso, va… Allora, raccontaci, che santo è?

PP: Quello è san Luigino Gonzaga, perché le famiglie importanti quando non avevano un papa almeno dovevano avere un santo…

AA: E sopra, invece?

PP: Questa è una bambolina che m’ha fatto Isa Miranda quand’era moribonda…

AA: Uuh!

PP: … pover’amore…

AA: Te l’ha fatta apposta?

PP: Sì… era ridotta malamente, in miseria

AA: Ah, quello lì…?

PP: La mia mamma, e quella è la mia sorella Lucia… Vedi che mi somiglia un po’ con quella fronte così bombata, a bauletto…

AA: Ma sai che ho visto Lucia, che era bellissima…

PP: Sì, sì, ha avuto i suoi momenti buoni, come tutti, eh.

AA: E dei ragazzi della mia troupe che te ne pare?

PP: Che la più bella del reame è quella cogli occhiali!

AA: A te piace quella?

PP: … No… ma per dire… ma tremendo, sai!… non si può fare, poi taglî tutto… questo, la RAI non vuole ‘sti discorsi…

AA: No, ma noi teniamo tutto

PP: Lo volete voi, bambini, un sorso di vischio? No?

AA: No…

PP: Vedi, non parlano.

[I cameramen]

AA [ride]: I cameramen sono terrorizzati, questi pensano che poi chissà che gli facciamo? [ride]

PP: Ma non è finita qui. Ci ho anche altre due stanze.

AA: andiamo a vedere le altre due stanze…

[La casa]

AA: Ah, c’è un’altra camera da ospite! E dimmelo, che vengo a star da te, scusa, eh.

PP: Per carità, ma io non ti voglio. Chi ti ha detto che ti… Tu credi di essere dovunque bene accetto.

[Altre immagini della casa. Dalla finestra]

PP: La cupola è quella della chiesa nuova

[Bambole]

E qui ciò un po’ di bambole un po’ di robe…

AA: Belle, ‘ste bambole.

PP: Eh, be’.

AA: Che cosa strana.

PP: Dimmi.

AA: Tua sorella ha una casa praticamente da uomo.

[Lucia Poli]

PP: È più virile di me, lei, è sempre stata… ha un animo virile. Ama inventare le robe, scegliere, decidere…

[Immagini della casa di PP]

AA: Hai fatto anche Caterina de’ Medici?

PP: Sì.

AA: Era quella che ammazzava tutti uno dopo l’altro?

[Film]

PP: No, solo una notte, la Notte di san Bartolomeo…

AA: Sì.

PP: … lei ammazzò gli Ugonotti…

AA: Poi Rita da Cascia, anche, hai fatto…

[Rita da Cascia]

PP: Sì.

AA: Cos’è che ti piaceva tanto di santa Rita?

PP: Che ha avuto…

AA: … Perché lei non…

PP: … una vita avventurosa.

AA: Perché lei prima…

PP: Perché prima era una fanciulla e allora aveva i varî corteggiatori… e poi i figlî, che erano cattivi… e allora lei prega il Signore di prenderli… difatti arriva una folgore divina – vrrrum, i figlioli vengono ammazzati…

[Folgore]

AA: Ah che sandali belli che hai!

PP: Sì, è da frate.

AA: Eh, però tu stai fresco.

PP: Beh… “stai fresco”!…

AA: Ce n’hai un pajo per me?

PP: No, non ci ho nulla.

AA: Quanto ci hai di piede?

PP: Ma com’è… entrante, questo ragazzo!

AA: Libri, libri, libri…

PP: Mah, tutti sudiciume: un pacco, bum, butto là, e lì rimane.

AA: E qui c’è un altro letto… eh, questa casa è piena di letti, non me la conti giusta. Beh, un bicchiere d’acqua ce l’offrirai, almeno, spero, eh.

PP: Se volete…

AA: … perché io ci ho sete. Guarda che bello…

PP: Vieni.

AA: … questo Cristo, anche, qui.

PP: Quello era di mio padre, che era un carabiniere che s’affezionava a Gesù Cristo, un personaggio, insomma, di cui si può sempre dire qualche cosa, in bene e in male.

AA: Andiamo a sederci, dài.

[Foto]

PP: Sì.

AA: Ma quante fotografie! Vedo qui anche Fellini…

PP: Era una persona dolce e carina, nella pratica quotidiana, non faceva la sceneggiata come tanti mediocri…

AA: Sì, no, quello era un grande, era un grande…

PP: Sì.

AA: Poi Moravia, perché eri amico anche di Moravia…

PP: Sì, perché quando da ultimo lo lasciavan solo, andavo a fargli compagnia.

AA: Ma va, che tipo era?

PP: Eh… Carino, si stava dalla finestra del balcone a vedere le battone che portavano i clienti nel margine del fiume… Sicché: “Poverina, guarda che mostro!” – lui era sempre dalla parte della donna.

AA: Senti, questo signore qua invece chi è?

PP: È Blasetti. Ci ho fatto un piccolo film. È stato l’uomo più straordinario del cinema italiano.

[Film di Blasetti].

Era fascista, ma faceva dei film russi. Insomma, i vecchî film… La cena delle beffe

[Altre immagini Blasetti]

AA: Questa è tua sorella… a seno nudo?!

PP: No, mia sorella quando c’è il bambino dentro, capìto?

AA: Bella, bella questa foto.

PP: Lei non aveva mai le poppe, come me, siamo molto liscî,

[Lucia Poli]

ma quando aveva il bambino, ecco, le sono venute, così, per l’allattamento…

AA: Qua ci sono delle grandi sorprese. Poi questo, Visconti?

PP: Aveva quel che di sospettoso, del nord…

AA: E questa signora?

PP: La Jole Silvani…

AA: Chi è?

PP: … non so se l’hai conosciuta…

AA: No, no, ma sai che cosa mi ricorda, questa foto qui? Un’epoca che non c’è più.

PP: Io la vidi al Teatro Carcano di Milano che faceva: “Figa di qua, figa di là, figa di sù, figa di giù”,

[Immagini del varietà]

e il pubblico andava matto, tutti i militari ridevano… e io ho capìto che questa aveva quello che Garcia Lorca chiamava il flamenco… Era una donna spiritosissima.

AA: Senti, Paolo, che differenza c’è secondo te

[Attori “di allora”]

tra gli attori di oggi e quelli di allora?

PP: Che ci avevano una personalità, perché avevano fatto un lungo apprendistato. Avevano fatto tante forme di spettacolo. Quelli di oggi li frequento molto meno, io, che mi ricordi…

AA: Li vedrai, ogni tanto.

PP: Ma io non faccio molto parte di una categoria, non sono un rappresentante sindacale [ride]

AA: E poi so che ti piace anche stare per i fatti tuoi.

PP: Mi piace stare molto per conto mio. Sono stato due volte sull’orlo del matrimonio, perché quando ero giovane ho anche avuto delle fidanzate femmine: “Caro, guarda, ti ho fatto il sughetto col”… no, non è roba per me, e così le donne, sì, le ho frequentate, ma poi gli ho detto, a quella mia fidanzata di Firenze, Guarda, sistèmati, figliola, perché io non ritorno: vado, arrivederci e grazie… E dove andrà? Verso Roma farà viaggio Aligi, n’andrà dove si va per tutte strade, con la sua mandra, verso Roma grande… Questa è la Figlia di Jorio.

[Via Laurina]

AA: Questa è via Laurina.

PP: Eccola.

AA: Ah, è arrivata, dov’è?

PP: Ciao.

AA: Ciao.

LP: Ciao!

AA: Come stai?

PP: Dài, andiamo a vedere.

LP: Ah, l’Agnese Di Donato, che cosa sai, visto che sai tutto…?

AA: L’Agnese ha fatto, quando scriveva per il Paese Sera, una serie d’interviste dove ci sei anche tu, e adesso ha fatto un piccolo libro…

LP: Me l’ha detto, m’ha detto: guarda – fa – tu ti ricorderai…

[Alla Feltrinelli, presentazione del libro di Agnese Di Donato]

PP: Con permesso. Come va, cara? Bene? Bene…

LP: Buonasera.

PP: Buonasera, con permesso.

[Giardino]

AA: Ve la sentite di sedervi su questi due sassi?

PP: Volentieri.

LP: Io moltissimo

PP: “Questo non c’entra”, come disse sedendosi sull’obelisco la povera Cleopatra…

LP: Eccola! Ciao, Agnese!

AA: Tu Agnese te la ricordi?

PP: Sì, ma io non mi alzo perché sono anziano.

Agnese Di Donato: Quanto tempo che non ti vedo…

PP [si baciano]: e-mpciù, e-mpciù.

[Dentro]

PP [ad Inge Feltrinelli]: Come va, bella?

AA [a Barbara Alberti]: Vieni, approfittiamo un attimo…

[?]: Anche questo un altro grande artista, un grande […]

[?]: Piacere.

Barbara Alberti: Cara Agnese, ciao.

AA: Allora vi conoscete…

Barbara Alberti: … Anch’io […] oh ma io sono […].

PP: Barbara Alberti…

LP: Ciao.

PP: Allora io mi siedo, sono vecchio, e basta. [saluta e bacia un amico] Come stai?

[Presentazione].

LP: Io non l’ho più vista, Agnese, è sparita, per me, però è come la ricordo perché all'”Alberico” lei era una specie di principessa, perché noi eravamo tutti colle pezze al culo, poverissimi, stracciati… — arrivava lei con delle grandi palandrane anni Settanta, e me la ricordo benissimo perché era elegante, e bella, magica, e scattava le fotografie – noi allora non avevamo nessuno che ci seguiva, eravamo un po’ orfani…

PP: Io non ci sono nel libro…

ADD: Mi sta rifiutando?

PP: No, io sono vecchio, mi dispiace, e dimentico in fretta. Io non mi ricordo, scusate. Non sono molto felice delle interviste, delle fotografie, non m’importa. Non m’avete mai incontrato nei salotti frufrù. Mi piace stare per conto mio e mi piace sta’ così, saltare il pasto… stasera non cenerò, dalla rabbia [risate]. Ma fa bene, fa bene per la bellezza, sì… è cura di bellezza.

[A casa].

PP: Sai, eravamo meglio da giovani. Poi il tempo ci ha calpestato con i suoi piedi di bronzo…

AA: Però non è vero

[Immagini della presentazione]

che ti piace tanto stare da solo come hai detto prima, eh. Alla presentazione del libro di Agnese mi sembravi molto divertito, eri circondato da gente, da amici…

PP: Mia sorella m’ha detto: Sai, Paolo, bisogna andare là, va bene, sono venuto…

AA: Ma, tornando alla tua giovinezza: hai lasciato Firenze, hai lasciato le fidanzate e sei venuto ad abitare qui…

PP: Poi dal Sessanta al Settanta sono stato a Milano

[Teatro a Milano]

che era la città che ha dato da vivere a tutti i teatranti, e allora io mi son dovuto ritagliare una fisionomia che non prevedesse né Shakespeare né Brecht e quindi facevo delle cose di sopra- e di sottoletteratura: delle curiosità, delle robe che mi sceglievo da me.

AA: E sei stato sùbito vincente: addirittura in coppia con Mina in televisione.

[Con Mina]

AA: A Milano, poi oltre a Giorgio Strehler che era un po’ il boss della situazione teatrale c’erano anche tantissimi altri artisti, tra cui Cobelli…

PP: Ci dicevano: ma perché voi che siete il trio del cabaret, Laura Betti, tu e Cobelli, perché non vi mettete insieme? Dico, ma chi ci tiene insieme? Siamo tutti e tre delle diavole, ognuna per conto suo…

[I Legnanesi]

AA: Senti, poi a Milano c’era anche questo gruppo famoso, tutti travestiti…

PP: Ah i Legnanesi!

AA: E com’erano, bravi?…

PP: Li ho visti solo poche volte perché non capivo…

AA: … pensi che…

PP: “picia il ciar”: e io pensavo: “piscia chiaro” – e invece vuol dire: “accendi la luce”…

AA: Però i milanesi erano pazzi di loro.

PP: Sì, sì, anche Arbasino li… apprezzò molto.

AA: Sì, Arbasino, anche, è stato un tuo grande ammiratore, sostenitore.

PP: È stato gentile, lui però, sai, è uno che cià una penna maravigliosa…

AA: Meravigliosa, sì.

PP: È anche troppo difficile per un pubblico grossolano come c’è ora, però averne, di persone così. I giornalisti sono pessimi scrittori. O sono abituati ancóra al pettegolezzo come all’epoca della Callas che ci aveva quella giornalista amica tanto cattiva… Oh, l’ultimo spettacolo che ho fatto parlava delle giornaliste, ma erano

[Giornaliste famose]

delle persone che avevano un dominio del momento storico, non eran quelle che seguivano l’aneddoto del momento.

AA: Questo vuol dire che tu sei più alla parte delle donne, no?

PP: Sai, perché quelle poche che emergono sono…

AA: Splendide.

PP: … straordinarie. Guarda me!

AA: Però anche tra gli uomini c’è qualcuno in gamba, dài!

PP: Anche gli uomini è la stessa roba. Perché il sesso non è tra le gambe…

AA: E dov’è, secondo te?

PP [s’indica la testa]: È qui…

AA: Ma a proposito di sesso, bello come sei stato chissà quanti amanti hai avuto, eh!

[PP giovane]

PP: Sai, bisogna decidere se passare alla storia come grandi amatrici oppure come grandi regine… Eh, Elisabetta d’Inghilterra non aveva tempo di stare a fare troppe ginnastiche col conte di Essex… Soprattutto faceva delle lunghe nuotate con gli amministratori, eh… E io son stato uno dei primi a fare una commedia tutta in abito femminile, e allora mi ricordo che in quel teatrino periferico nel quale agivo, dice: “Ma è quell’uomo travestito da donna?” – “Sì”, non chiedevano neanche che cosa facevo… E allora la curiosità era di vedere… Dice: ma guarda che caviglie! Sembra proprio una donna vera – quando ancóra c’era Marlene…

[Marlene Dietrich].

… Che non voleva essere fotografata di profilo perché aveva un po’ di pancia, però ti portava via il cuore: stava tutto il giorno…

AA: Sì, certo…

PP: … coi tiranti. E poi in quelle due ore in cui cantava quelle due canzoni, senza voce… Ma sapeva vendere la canzone!…

[Marlene Dietrich: La vie en rose].

PP: La vie en ro-ho-hoseBlahck-mahrket… basta: dava i concetti.

AA: Poi era come la Callas, non ci vedeva. Chi m’ha raccontato…

PP: Sì.

AA: … che è cascata, a un certo punto.

PP: Sì.

AA: All’Espace Cardin è cascata da…

PP: Come no!

AA: … forse nella fossa dell’orchestra?

PP: Ma non importa. Che importa? Anche Charlot, quando ha fatto Luci della ribalta, ha fatto che il comico casca di sotto e finisce con il culo dentro il tamburo. Anche la caduta è come morire in scena… È come la tosse per Molière, che ce l’aveva davvero e l’ha utilizzata nel Malato immaginario. Tutto quello che c’è si adopera, come io ho adoprato la mia effeminatezza, che quando io ero giovane era un grave difetto.

AA: Senti, e però non sei mai uscito per strada vestito da donna? Non hai mai provato…

PP: No, mai.

AA: … quel brivido lì?

PP: Non ho bisogno di rimorchiare così.

[Suono di campane].

È la madonna! Io sono molto amico della madonna, che fu molto chiacchierata… poverina, un figlio da signorina.

[Santa Cecilia]

[Al cameraman] Non mi rompere le dita della mia statua, eh, perché vedi che è lì che acchiappa la nota, è la santa della musica, Cecilia che fu trovata nel Seicento ancóra mummificata ravvolta nella seta… E c’è nella chiesa dei Cappuccini all’inizio di via Veneto un arcangelo bellissimo, Michele, che con un piede schiaccia il diavolo, e il diavolo è molto ridicolo perché cià i capelli presi dal buco del culo riportati in avanti, col riporto a capo come certi direttori di banca, e poi sta così schiacciato giù, ma [mima] si rivolta in sù, proprio come Oloferne del Caravaggio…

AA: A proposito del Caravaggio mi risulta che tu detesti un bel po’ il mondo dei gay, GayPride compreso…

PP: Quelli sono i giornalisti

[Immagini del GayPride]

che non capiscono un cacchio. Quando m’hanno telefonato… euh, che devo anda’ a fare? Io trovo nojosissimo anche il carnevale di Viareggio sicché è inutile che vada, alla mia età, gli ho detto: No, io son troppo vecchio per andare a girelloni a fare ehè ehè ehè ehè così…

[Immagini del GayPride; musica]

Quale orgoglio? per me è una cosa naturale essere omosessuale, eh… Pasolini diceva… comunista e pederasta. Benissimo! Eh. La mia mamma era convinta che, come dice Jean Jacques Rousseau, il bambino è perfetto, è sbagliata la società.

AA: Però più che una parata carnevalesca, come la definisci tu, credo sia un maniera per puntualizzare l’esistenza di diritti che ancor oggi non vengono rispettati, no?

PP: Sì, però io sono di un’epoca in cui eravamo aristocratici, come formazione mentale… C’è una cosa bella che è quella più vicina alla natura: e ci si monta addosso, volto il culo e vado via. Così! Nelle avventure. Non facevano che picchiarsi, Verlaine e Rimbaud,

[Verlaine e Rimbaud]

perché erano due poeti. Non fu un matrimonio felice

[Gay celebri]

Mi son laureato in lettere e alla RAI di Firenze ho conosciuto Zeffirelli, allora sono venuto qua grazie a lui, un uomo molto generoso…

[Zeffirelli e i suoi film]

Mi ricordo all’epoca mia Alida Valli…

[Alida Valli]

Ore nove lezione di chimica un film su un collegio femminile, fatto da una regista lesbica, un genio, una certa Logan…

[Leni Riefenstahl]

… Non era quella lì delle Olimpiadi: quella si chiama Leni Riefensthal.

[Immagini della Riefenstahl, le Olimpiadi e l’Africa]

Furba! Appena finito il nazismo lei è andata in Africa, e ha fatto un libro di foto meravigliose su quei negri alti tre metri, tutti infarinati. Lei dice: Io ero un’antropologa – perché prima aveva fatto la razza purissima.

[Riefenstahl].

Eh, furba! E poi fu l’anno delle Olimpiadi di Berlino che vinse anche un negro…

[Olimpiadi]

… però invece quello del nuoto era il mio Tarzan…

[Bathing Beauty].

… andò a Hollywood e ciaveva poi tutto un settore di piscine con le macchine da presa sott’acqua per fare Tarzan che va sott’acqua… quella era Bellezze al bagno, Bathing Beauty, nei ’45-’46: coreografie soprattutto nell’acqua, che aprivano le gambe, facevano le stelle

[Laura Betti].

Laura Betti aveva la bellezza dei quadri barocchi, del Seicento – aveva una vena verde qui, in fronte, una carnagione bianchissima… Rompicogliona, anche, perché quelle donne di allora erano delle virago altrimenti non le avrebbero lasciate sopravvivere.

[Donne e spettacolo].

Io ho provato di più l’amicizia che non l’amore: ho avuto degl’intrighi, ho derubato e ho regalato, ne ho fatte di tutti i colori…

[Bordelli]

… Allora riaprono le persiane, perché “persiane chiuse” si chiamavano anche i film che si svolgevano in casino, e tutte queste belle ragazze bionde si affacciano… Cristina Gajoni, Pascal Petit, tutte le piccolette, le bamboline dell’epoca che duravano un anno, due tre… le nate di marzo… allora i militari, dice: “Hanno riaperto, hanno riaperto!”… Poi c’era l’osceno monumento,

[Immagini di bordelli]

un pisciatojo di quelli châlet d’aisance di ferro battuto e così ho sempre pensato aristocraticamente; mentre mio fratello venuto dopo di me, poverino, arrivava nei posti dove io, come una lumaca diabolica, avevo lasciato le orme – ecco, lui s’è sempre vestito di grigio: scarpe grigie, cravatta grigia… Invece io, qualsiasi cosa, mi facevo un fiocco, una roba, e apprezzavo molto quando Dante nel finale della Vita nuova dice “Dirò di lei cosa mai detta d’alcuna” e difatti di Beatrice ha fatto la religione – una rottura di coglioni; però non era stato mai fatto.

AA: Vabbè non ho capìto la risposta alla domanda che t’ho fatto, prima, sui diritti umani che in occasione della parata vengono rivendicati dai gay. Ma non fa niente, si sa: fa parte del tuo meraviglioso delirio creativo. Comunque hai parlato di Dante, ti piace Benigni quando lo recita?

PP: Benigni è bravissimo perché sa tenere duemila persone,

[Benigni]

però ci sono altre persone, che io ho amato molto, che parlavano con più cognizione di causa.

[Benigni: “Io sono al terzo cerchio de la piova / etterna, maledetta, fredda e greve / regola e qualità mai non l’è nova…”]

PP: Lui ha seguìto non le mie orme come lui dice gentilmente quando gli fanno delle interviste, ma quelle di Carmelo Bene,

[Immagini di Carmelo Bene]

perché ha fatto, come Carmelo Bene, Dante e Pinocchio. Carmelo Bene, più geniale, diceva Sono apparso alla madonna; e la madonna non lo ha smentito.

AA: È vero, povero Carmelo, però chissà che avrebbe fatto. Lui avrebbe avuto più o meno la tua età, oggi?

PP: Era più giovane…

AA: Più giovane.

PP: … però era anche più alcolista.

[Con LP].

AA: Paolo mi ha parlato di Benigni che secondo lui è nato, così almeno ho capìto, ispirato da Carmelo Bene. Io so invece dell'”Alberichino”, so che Roberto Benigni ha cominciato lì, che era un po’ il tuo teatro, vero?

LP: Tutti hanno cominciato dall'”Alberichino”. Questo “Alberichino” era questa cantinetta talmente piccola che non consentiva di fare spettacoli se non a un personaggio solo, quindi monologhi.

[Immagini di Benigni].

AA: E com’era lui da ragazzo?

LP: Roberto era bruttino, da giovane: magro magro, con le buche nelle guance, i capelli già un po’ radi, famiglia molto povera… Era arrivato talmente giovane dal paesello che non aveva visto niente e non sapeva niente… e però tale era la curiosità di apprendere che acchiappava, rubava da tutto e da tutti, e si è formato, si è fatto una … grande cultura, da solo, proprio un autodidatta, lui.

AA: E oltre a Benigni c’era anche Carlo Verdone, no?

LP: Anche Verdone ha debuttato lì,

[Immagini di Carlo Verdone]

faceva il suo primo spettacolo con tutte quelle macchiette, che dopo ha portato nel cinema: il coattone, lo scemo, il corrotto, e tutti…

AA: E piaceva?

LP: Moltissimo! Sai com’era umanamente, come tutte le persone di valore? Umile! Insicuro, aveva paura di sbagliare… diceva: “Oddio, farò bene?”. Noi tutti ci scompisciavamo: “Ma bellissimo, fa ridere!”. “No, ma farà ridere?”. Carino!…

[Incontro con una donna]

AA: Ciao, come stai?

Cristiana Borghi: […] perché non posso fare a meno…

AA [la presenta]: Cristiana Borghi.

[Altro incontro].

AA: Adele.

LP: Adele! Ti do un bacio.

Adele: Grazie.

LP: Ciao.

Adele: Ciao.

LP: Ti volevo dire questa cosa, che sono gli anni, quelli, in cui ho cominciato a lavorare anche con Paolo.

AA: E non avete mai litigato?

LP: Litigato no, mai. Giocava con me quando io ero piccola, appunto, a pettinarmi, a tagliarmi i capelli, a vestirmi… e poi mi disegnava: “Mettiti lì ferma!” — mi toccava stare ferma ore. Giocava come con una bambola, però era un segno d’affetto, a me faceva piacere.

AA: Ma adesso che ha quasi ottant’anni ti preoccupa che va in giro da solo? Lui non ha un compagno, non ci ha amici…

LP: No.

AA: … si mantiene che sembra un ragazzino…

LP: Guarda, si mantiene, sta bene. E poi lui è uno molto responsabile, va sempre dal medico…

[Di nuovo da PP].

AA: Sai che tua sorella è molto fiera di te – va be’ ti dico una scemenza, perché tanto lo sai benissimo. Ma come fai a mantenerti così giovane? Oh, hai compiuto ottant’anni, eh!

PP: Mangio poco.

AA: Ah, è quello il segreto?

PP: Bisogna lavorare molto e mangiare poco.

AA: E mangiando così poco riesci ancóra a scavalcare montagne e montagne, per mesi e mesi… L’altra sera per esempio dov’eri?

PP: Ero dentro la chiesa di san Galgano, “la spada nella roccia”, a Montevarchi, in una bella piazza davanti alla collegiata… E allora a un certo momento il prete: dan, dan, dan…

AA: T’ha suonato le campane.

PP: Eh, ma tutti a ridere, ché ho detto: “Ah la madonna, ho visto la madonna”, sai…

AA: Senti, adesso ti lasciamo, mi sembra di averti spompato anche troppo…

PP: Posso baciarti?

AA: Ma certo, ma mi devi strabaciare…

PP: Come le signore in chiesa…

AA: Mi date un…

PP: … quei saluti che si spengono in preghiera.

AA: Mi dài un foglio di carta?, perché mi sono dimenticato la liberatoria…

PP: Sì.

AA: Ti devo far firmare qualche cosa…

[PP cerca il foglio.

PP, Laura Betti: Ballata dell’uomo ricco]

[Titoli di coda:]

Regia Antonello Agliotti

Produttore esecutivo Anna Maria Acciari

A cura di Francesca Ceci

Assistente alla regia Angelo Amoruso

Consulente musicale Fabio Sartori

In redazione Francesco Locci

Ricerche di repertorio Francesca Griffante Camilla Mazzitelli

Per la comunicazione Stefania Gallo

Per la sigla ideazione grafica Guido Cosentini