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498. Heine visto da mme. Jaubert.

11 Gen

Un sabato nel tardo pomeriggio, tra altri, ho trovato questo volume al Balôn.

È uno dei non infrequentissimi volumi antichi che si trovano buttati via dai bancarellaj, ma era l’unico antico tra quelli che ho trovato in quest’occasione: era diviso, com’è anche adesso, in due metà, diseguali, rimaste unite solo per un filo, con una parte girata dietro l’altra, senza copertina né rilegatura, dura o molle che fosse; non era dato capire, senza esame, se il testo ci fosse tutto. Molti dei venditori distruggono volontariamente i libri che non riescono a vendere, se si trova un volume malazzato – e tanti si trovano in queste condizioni – è impossibile dire se sono arrivati al mercato già in quelle condizioni o sono stati danneggiati in questo modo dai venditori poco prima del ritiro dell’altra merce.

È un sedicesimo, francese, ed. Hetzel; girando la seconda metà e allineandola lungo il dorso il libro è parso, quanto alle carte, integro; ed era un testo di memorialistica, stando all’antiporta:

SOUVENIRS DE | MADAME C. JAUBERT.

Stando così le cose, benché così cadente, ho pensato potesse essere interessante, e non mi sono sbagliato.

La copia che ho in mano ha due firme di possesso, segni di un passaggio di proprietà nel corso del tempo, ambe in caratteri ottocenteschi; la prima firma, in alto sulla destra, è “De Rossi”, con inchiostro nero; la seconda, con inchiostro violetto, recita il nome di quello che dovrebb’essere il secondo proprietario, e la data d’acquisizione: “Nigra | 1885”. Un particolare piuttosto singolare è nello strappetto di forma quadrangolare in testa alla pagina, che lascia scoperto un “DE” del frontespizio (Souvenirs de Madame C. Jaubert) sottostante; a prima vista m’è parso dovuto a qualche incidente, o un normale segno d’usura. Un esame appena più attento m’ha rivelato l’asportazione, accurata, con taglierino o temperino, dello scudo centrale di un’impresa o nobiliare o alla maniera aristocratica, impressa con timbro secco: tolto lo scudo rimangono due bei cinghiali rampanti, con la coda arricciolata, posti a sinistra e a destra dello scudo, che s’appoggiano con le zampe anteriori allo stesso; scudo che è sormontato da un morione che guarda verso la sinistra del riguardante – dunque alla propria destra – e del quale non riesco a scorgere pennacchio, evidentemente perché non c’è; ci sono solo due sbaffetti dietro la calotta. Sotto lo scudo c’è un cartiglio annodato al centro; dal nodo pende una croce, e sulle due superficie tese sono impressi caratteri troppo piccoli perché possa decifrarli; non ho una lente d’ingrandimento.

Il dorso è completamente sfasciato; prima di cedere doveva essersi notevolmente stancato, infatti pareggiandolo non s’allinea. Sopravvivono poche listerelle di carta da cui si intuisce il titolo “Souvenirs | de | Madame | Jaubert”, con sotto il nome dell’editore (“Éditions Hetzel”) inscritto in un cartiglio e il prezzo, di cui sopravvive solo un “… fr. 50” sulla destra.

L’autrice, mai da me intesa per lo innanzi, è Caroline Jaubert née d’Alton-Shee, dama salottiera di cui si trovano citazioni sparse in rete relative a Cristina di Belgiojoso (vedi per es. qui; e qui) e a Balzac (qui si parla di una fotografia inedita, per chi può lèggere il documento); fu anche protettrice di Alfred de Musset e, come si evince dalla lettura del testo, buona amica di Heine. Qui si trova traccia di un volume (1953) contenente anche sua corrispondenza con Musset; qui c’è invece un’autobiografia immaginaria della dama, per venti giorni amante di Musset e per vent’anni sua “madrina”; questa seconda pubblicazione è solamente dell’anno scorso, 2009. Non prestate fede al rimando all’anteprima gratuita: non c’è.

Non m’è stato possibile trovare sue notizie su nessun lessico di letteratura francese. S’incontrano suoi parenti d’Alton-Shee, ma lei manca anche nei lessici più ricchi d’informazione. L’Index Notorum Hominum la ignora. Il sospetto che la sua unica pubblicazione sia stata questa è molto forte.

Per ricostruire la sua vicenda biografica l’unico ajuto m’è venuto dalla rete; su google libri trovo stralci di Difficulté d’être et mal du siècle dans les correspondances et les journaux intimes de la première moitié du XIXe siècle, 1998, Simone Bernard-Griffiths e Christian Croisille curr., raccolta di saggj che comprende, per fortuna, anche (pp. 138 ss.) uno studio dedicato alle lettere di Musset alla Jaubert, autore Loïc Chotard, col titolo: Confession à la marraine, les lettres d’Alfred de Musset à Caroline Jaubert. Si parla di una corrispondenza, come può lèggere chiunque, di 72 lettere (p. 137) con la dama, della quale poi si dànno utili indicazioni biografiche:

Née Caroline d’Alton-Shée le 6 juin 1803, mariée le jour même de ses quinze ans à Maxime Jaubert, conseiller des requêtes à la Cour de cassation, de vingt-quatre ans son aîné, mère malgré elle d’une fille, Adine, Mme Jaubert est une personnalité assez difficile à cerner. On connaît peu de lettres d’elle et il faut se référer principalement au volume de Souvenirs qu’elle a publié chez Hetzel en 1881, un an avant sa mort, et où elle se présente comme une femme de tête, rompue aux stratégies mondaines, intime de Berryer, de Heine ou de la princesse de Belgiojoso, entichée vers la fin de sa vie de l’historien Pierre Lanfrey. Ce qui frappe surtout, c’est la confusion qui règne dans ces Souvenirs: Caroline Jaubert ne raconte pas simplement les anecdotes qui lui paraissent dignes de mémoire, elle cherche à les organiser en scènes et même en petits romans, si bien que les documents qu’elle publie comme preuves à l’appui paraissent fort sollicités et artificiellement produits. Impression déconcertante donc, due sans doute à la date tardive de la publication et peut-être aussi à quelque main étrangère qui serait responsable de la forme ultime de la rédaction; impression d’autant plus désagréable qu’elle vient contredire tous les éloges qu’on peut lire dans le livre même sur la finesse et la lucidité de l’intéressée…”.

Parole molto dure, che si potrebbero rendere così: “Nata Caroline d’Alton-Shée il 6 giugno 1803, sposata il giorno stesso del quindicesimo compleanno a Maxime Jaubert, Consigliere ai ricorsi alla Corte di cassazione, di ventiquattr’anni più vecchio, madre suo malgrado di una figlia, Adine, la signora Jaubert è una personalità difficile da individuare. Sono note poche lettere sue, e si deve fare riferimento soprattutto al volume di Ricordi da lei pubblicati presso Hetzel nel 1881, un anno prima della morte, in cui si ritrae come donna di polso, esperta di strategie mondane, intima di Berryer, di Heine o della principessa di Belgiojoso, invaghita verso la fine dei suoi giorni dello storico Pierre Lanfrey. Quello che soprattutto colpisce è la confusione che regna in questi Ricordi: Caroline Jaubert non si limita a riportare gli aneddoti che le sembrano degni di memoria, cerca di organizzarli in scene e anche in narrazioni autonome, benché i documenti che pubblica come pezze d’appoggio sembrino molto sollecitati ed artificialmente prodotti”. – Vale a dire che la Jaubert forzerebbe la narrazione in modo da farle inquadrare i documenti che ha in mano; si stigmatizza, insomma, una certa fatìca a ricordare. – “Impressione sconcertante, dunque, dovuta senza dubbio alla data tardiva della pubblicazione” – infatti, trattandosi di ricordi remoti, la Jaubert ricorrerebbe ai documenti come mezzo per ricostruire le vicende pregresse – “e fors’anche a qualche intervento estraneo responsabile della forma ultima della redazione;” – si tratta, mi pare praticamente assodato, dell’unico libro di una dama si suppone assai colta ma non scrittrice in proprio, e quindi necessitosa del supporto di qualche più esperto consigliere – “impressione tanto più sgradevole in quanto ella viene così a contraddire tutti gli elogj che si leggono nel libro a proposito della sua finezza e della sua lucidità…”.

Lo studioso Chotard tuttavia si occupa del carteggio tra Musset e la Jaubert in particolare, ricordo; non vuol dire che le altre sezioni del volume vadano esenti dai prefati difetti, ma certi problemi potrebbero essere ora più ora meno avvertibili. In effetti, come si vede dai sommarj sottoriportati, sufficienti a verificare ciò, il ricordo di Musset è basato su uno scheletro costituito da 21 lettere e pochi biglietti dello stesso, intercalati al testo, che è come sollecitato dalle stesse. Diversamente va con il ritratto di Heine, personaggio col quale la Jaubert ebbe un altro tipo di coinvolgimento, e del quale possedeva meno documenti di prima mano; come si legge nel portrait di cui ho tentato di dare versione, effettivamente la conoscenza di Heine si approfondisce specialmente negli ultimi anni, quelli della paralisi progressiva che portò lentamente e dolorosamente il poeta all’altro mondo, e per volontà di questi, che pretese, per proprio droit de moribondage, secondo le sue stesse scherzose parole, che la Jaubert fosse assiduamente al suo capezzale. Il motivo per cui grandi uomini hanno voluto presso sé, e hanno abbondantemente elogiato, donne che oggi ci appajono di personalità opaca, o addirittura misteriose causa il deficit di documenti, non dev’essere cercato con troppa acribia; si pensi al caso-limite della Sanfelice, che era appena alfabetizzata e frequentava una cerchia di dotti, e di cui il Cuoco, facendo giustizia di ogni postera velleità ricostruttiva, non poté lasciare alcun ritratto letterario, sbrigandosela col dire che si sarebbe dovuta conoscere direttamente per sapere chi in realtà fosse.

Completano le scarne note biografiche che sono in grado di fornire le indicazioni che trovo in Alfred de Musset, Théâtre complet, édition établie par Simon Jeune, Gallimard, Paris 1990, p. xli:

1835. […] Agosto: Breve relazione di Musset con mme Jaubert, sorella del suo amico d’Alton-Shee; a questo rapporto seguirà una durevole amicizia amorosa, il “sentimento senza nome” * [*Lettera del 27 ottobre 1837 a mme Jaubert; Correspondance d’Alfred de Musset, t. I: 1826-1839, P.U.F., 1985, p. 225] che è alla base di una vivace corrispondenza con la “madrina”.

In rete, su maremagnum e su siti letterarj e di biblioteche, a suo nome s’incontra solo questo testo, fino ad una 6a edizione; quella che ho in mano è la 3a, che mi risulta essere la più diffusa. Il frontespizio recita:

SOUVENIRS | DE | MADAME C. JAUBERT | LETTRES | ET | CORRESPONDANCES || BERRYER – 1847 ET 1848 – ALFRED DE MUSSET | PIERRE LANFREY – HENRI HEINE | – | TROISIÈME ÉDITION | – | [fregio] | PARIS [s.d.] | J. HETZEL ET Cie, ÉDITEURS | 18, RUE JACOB, 18 | – | Tous droits de traduction et de reproduction reservés.

L’opera è ripartita in cinque sezioni, 1. BERRYER, 2. 1847 ET 1848, 3. ALFRED DE MUSSET, 4. PIERRE LANFREY, 5. HENRI HEINE. Possono ajutare a farsi un’ide del contenuto i dettagliati sommarj, che trascrivo qui di séguito:

BERRYER. Le fidèle Richomme. – M. le marquis de Talaru. – M. Roger l’académicien. – Comment Mlle Duchesnois corrigeait Racine. – Le secret de Mme Récamier. – Une marquise originale. – Le chevalier Artaud. – Mme. Berryer. – Mme de Rupert. – Un oncle terrible. – Berryer père-noble et la comtesse Rossi. – Un couplet de Dupatry. – Eugène Delacroix. – Lettres de Berryer à la comtesse de T. … – Un mot regrettable de la princesse de Belgiojoso. – Amédée Hannequin. – Le cas de Chopin et de Mme Sand. – Le chanteur Géraldy. – Le prince Belgiojoso. – Talent de lecteur de Berryer. – Un mariage sans dénouement.

1847 ET 1848. L’atelier de peinture de M. Sanders. – Mlle de Portal. – Mlle de Rutières et son amie Mlle Doucet. – La comtesse Kalergis. – Le magnétiseur Marcisset. – Una séance de somnambulisme. – Alfred de Musset. – Le nom de Rachel deviné. – Berryer et Mme Esther Manby. – Le docteur Teste. – Une prière espagnole. – Le major Frazer. – Un mariage annulé. – Le capitaine de Montclar. – Le trousseau et le nez de Mlle de Mareuil. – La princesse de Lichtenstein. – Une séduction. – Mariage de Mlle de Portal. – Le comte de Rosheim. – Sur une morte, d’Alfred de Musset. – Une soirée intime. – Les peintres mélomanes. – Le prince de Belgiojoso. – La comtesse d’Alton-Shée. – Billet d’Alfred de Musset. – La comtesse de Vergennes. – Un souper sérieux. – Une chute de cheval. – Le bolero d’Alfred de Musset. – Opinion de Berryer et Chateaubriand sur la gloire. – Les moines de l’Abbaye-aux-Bois. – Le baron Charles de Rosheim. – Un bal costumé chez la princesse Lichtenstein. – La belle inconnue. – Paul de Molènes. – Un méchant sorcier. – Lettres de Mlle de Rutières. – Un père et son fils rivaux d’amour. – Révélations. – L’approche d’un cataclysme. – Un morceau de musique du président Troplong. – La fusillade de février. – Un duel impromptu. – Avènement de la République. – Les élections. – Les élections de Berryer. – Les journées de Juin. – Mort tragique de Mlle de Routières. – Une lettre venue trop tard.

ALFRED DE MUSSET. Chez Berryer. – Sympathie du grand orateur pour Alfred de Musset. – 1re lettre d’Alfred de Musset. – Son opinion sur son propre caractère. – Investigation sur la morte. – 2e lettre d’Alfred de Musset. – M. Michaud, de la Quotidienne. – Lettre de Berryer. – Ernest Picard, le député. – Mme Hamelin. – Le canari de Mme Récamier. – 3e et 4e lettres d’Alfred de Musset. – Portrait de la princesse de Belgiojoso. – 5e lettre d’Alfred de Musset. – Pauline Garcia. – M. Osborne, pianiste. – 6e, 7e et 8e lettres d’Alfred de Musset. – La caricature de la princesse de Belgiojoso. – 9e lettre et billet d’Alfred de Musset. – 10e et 11e lettres d’Alfred de Musset. – Mlle de G. …, la nymphe de l’Albane. – Billet de la princesse de Belgiojoso. – 12e et 13e lettres d’Alfred de Musset. – La brouille avec Mlle Rachel. – 14e lettre d’Alfred de Musset. – La soeur Marceline. – Un étrange costume. – 15e lettre d’Alfred de Musset. – La princesse Turandot. – 16e lettre d’Alfred de Musset. – Uranie. – 17e et 18e lettres d’Alfred de Musset. – Ne pas confondre Leopardi l’exilé et Leopardi le poète. – 19e lettre d’Alfred de Musset. – Un défi absurde. – Traité de paix. – 20e et 21e lettres d’Alfred de Musset. – La comtesse Kalergis. – Berryer. [-] Mme de B. … et le comte Pozzo di Borgo. – Dame qui file. – Mme de B. … et le prince Belgiojoso. – Galanterie politique. – Le général de Cavaignac. – Mme de Cavaignac et la mère. – Une grande dame russe convertie à la république. – Billet de la comtesse Kalergis. – A l’Élysée. – Dernier billet d’Alfred de Musset. – Chenavard, le peintre philosophe. – Son jugement sur Alfred de Musset.

PIERRE LANFREY. Les lettres d’Everard. – Les apôtres de la femme. – Portrait de Lanfrey. – 10 lettres de lui à sa mère (1846-1854). – Ses débuts comme écrivain politique. – Ferocino. – Deux lettres à Mme C.J. – Chenavard et les zouaves pontificaux. – Lettres à Mme ***. – L’histoire de Napoléon Ier. – Les salons d’Ary Scheffer et d’Alton-Shée. – Lettres sur la paix de Villafranca. – Sainte-Beuve au Sénat. – Voyage au pays natal. – Confidences. – Un amour de jeunesse. – Lettre à Mme C.J. – La guerre de 1870-71. – Lanfrey volontaire. – Lettre à Mme C.J. – Les mobilisés de la Savoie. – Triste campagne. – Lettre à Mme C.J. – Lanfrey député. – Lettre au comité électoral des Bouches-du-Rhône. – Lanfrey ambassadeur à Berne. – Lettre de Mme C.J. – Relations avec Gambetta. – Appréciation de Chenavard sur Napoléon Ier. – Lanfrey sénateur inamovible. – Un aveu de M. Thiers. – Fin prématurée.

HENRI HEINE. [v. documento].

È affrontando un testo come quello della signora Jaubert che ci si rende conto dell’esatto perché non moltissimo della memorialistica classica francese, anche quella importante, è stato tradotto in italiano. Non meno che nella diplomazia, nella memorialistica il francese ha modo di esprimere tutta la propria ricchezza fraseologica – e le nuances, le sfumature di significato, che in una lingua assai più povera e squadrata come questa quasi sempre si pèrdono; aggiungi anche il fatto che grandi traduzioni da una lingua neolatina all’altra non sono state quasi mai fatte, proprio a causa della radice identica – in realtà i falsi amici sono molti più di quelli che i lessici specifici riconoscono: soprattutto nel passaggio dal francese all’italiano, quasi nessuna parola, trasposta meccanicamente, consuona con l’armonia sintattica (quantomeno) della lingua d’arrivo. Eppure una traduzione pedissequa molto spesso è la più affidabile, proprio perché il tentativo di riprodurre il carattere della frase, e non l’esatta movenza, può portare a scelte retoricamente scentrate, e a privilegiare giri di frase ora troppo ora troppo poco rilevati e coloriti. Avviene, con questo genere di prosa, quello strano, sgradevole fenomeno, per cui il lettore italiano recepisce, o ha l’illusione di recepire, esattamente la pregnanza delle movenze più evocative, ma si trova regolarmente a corto di parole e tournures quando si tratta di rendere la stessa idea in italiano.

Libri come quello della signora Jaubert ebbero il cómpito, in un’epoca in cui l’audiovisivo dava i primi vagiti, de tutto statici, di testimoniare momenti importanti, trasmettere, eternando, momenti di vita. È un’arte in cui i francesi hanno sempre eccelso, ma che ha avuto un momento rifondativo importante nei Mémoires di Saint-Simon (1749), in cui la tensione descrittiva, dovuta alla necessità di fare il processo all’epoca più complessa e splendente della storia francese, rasenta l’allucinatorio, e la sintassi è torturata senza pietà a diretti fini espressìvi. Altro antecedente, più prossimo alla Jaubert, come a qualunque altro scrittore di vicende della cultura all’epoca in Francia, sono i Portraits littéraires di Sainte-Beuve (1844-1878), in cui la narrazione biografica e l’analisi letteraria raggiungono, specialmente per personaggj storici, un equilibrio perfetto. Neanche a farlo apposta, sia Saint-Simon che, in chiave spesso parodica, Sainte-Beuve costituiscono i due più importanti presupposti della Recherche.

In mancanza di documenti più rigorosi, ricorrere a un testo come quello della Jaubert può rivelarsi frustrante, proprio per la destinazione alla lettura scorrevole di questo tipo di testi, che tentano di restituire poeticamente l’esperito, e risultano troppo fragili dal punto di vista documentario per poter essere assunti come testi storici. Ironia, nel portrait di Heine, la Jaubert si attarda anche a riferire di due tipi di mistificazione cronologica proprj delle ricostruzioni biografiche e di bottega di Heine, relativamente, nello specifico, alla profezia di morte riguardante Bellini e alla vanitosa retrodatazione di proprj componimenti.

Quanto alla versione, posso dare poche indicazioni rigorose; innanzitutto, Heine è sempre chiamato Henri, e non Heinrich, questo non solo per la smania allogena di dare un nom français allo straniero, ma anche per una consuetudine dello stesso Heine. Per quanto riguarda le tournures più intraducibili, poi, mi sono preso tutte le libertà possibili & immaginabili pur di pervenire ad un risultato sensato ed icastico in questa difettosa lingua d’arrivo. In teoria potrebbe essere un ottimo esercizio letterario, di fatto sono rare le volte in cui si riesce a trovare una soluzione anche solo decorosa. Più semplice è stato ovviare alla frangitura tipica del francese, asmatica e disarmonica in italiano, col collegare, dove possibile, singole proposizioni in periodi un filino più concinnati, per quanto la Jaubert tenda relativamente all’ipotassi (più alla paratassi, con pseudoperiodi che appajono qui e là un poco affannosi).

Meno semplice focalizzare i periodi stessi, data la tendenza al continuo cambio di soggetto propria del francese; e infatti ci ho quasi sempre rinunciato.

So che non si fa, ma ho regolarmente reso m., mme. e ms. con signor, signora e signori.

heine jaubert