489. Borso.

19 Nov

L’ultim’azionaccia del misterioso – non tanto misterioso – falso anfiosso risale, che io sappia, a qualche giorno fa, da Remo Bassini, sotto un pezzo che ho peraltro letto con piacere. Nel commento, adesso cancellato, c’era scritto invece, in uno stile che ricordava molto Dario Borso, che il pezzo era fiacco, o simili, e che non valeva tanto la pena. Bassini aveva peraltro risposto, civilmente, incassando il colpo. Peccato che si producano queste mene, di tanto in tanto; coll’aggravante, stavolta, di un attacco che mi sembra essere proprio l’extrema ratio, dopo la quale non può esserci nessun atto riparatorio possibile. Peraltro mi sono stati anche comunicati (non necessariamente da Bassini, è chiaro) alcuni IP, che cominciano 95.23****, che corrispondono, esclusivamente, a uno degl’IP utilizzati da Borso. Il quale, già al tempo della rottura del patto con Nazione Indiana, aveva detto di potersi servire di molte diverse connessioni, e quindi molti diversi IP, vanificando l’effetto dei vari bannaggj – non è il caso, almeno, dei suoi commenti qui sopra, che prevalentemente hanno lo stesso predetto IP. Ma in quel caso presi le sue difese, perché uno degli amministratori aveva addirittura preteso da parte sua una peraltro oggettivamente inutile letterina di scuse, con allegate promesse di non rifarlo mai più; e la cosa mi seppe di umiliazione inutile, e mi disgustò moltissimo, e lo feci presente. Io, per esempio, non voglio le scuse di Borso, non m’interessano. Sarà un fatto di mentalità – non lo so. Prima ancóra – da queste parti era un po’ che non veniva – aveva ripreso a fare il diavolo a quattro da alcor, che per questo motivo è stata costretta a mettere il filtro ai commenti. Dicendo, del Borso, che le dispiaceva che un fine intelletto come il suo fosse periodicamente oscurato da questi accessi di meschinità delirante; aggiungendo, ma questo lo saprà ben lei, che ormai – sintetizzo – gli accessi avevano prevalso, e che sostanzialmente il cervello del Borso era andato in pappa. Ho cercato, forse jeri o l’altrojeri, “dario borso” su google, e sono venute fuori decine di migliaja di pagine. Molte delle quali rimandavano a post espressamente fatti per la rete, d’argomento impegnativo, come traduzioni di Rainer Maria Rilke e Paul Celan, o analisi di Kierkegaard, del quale il Borso è uno dei traduttori e conoscitori più importanti a livello nazionale, più, ben in vista, la presentazione del libro di Mario Dal Prà, &c. Secondo un certo schema percettivo, stando a me del tutto ideologico, l’impegno intellettuale mal si associa a una posizione eticamente guasta. L’atteggiamento antietico si associa ed accompagna sempre alla confusione mentale; con la testa piena di liquami neri non si può seguire nessun ragionamento al disopra del dozzinale. Questo credo sia vero; e sarebbe vero anche per il Borso se veramente fosse la figura demoniaca che qualcuno si è figurato. Ma gli atti del Borso non hanno nulla, in sé, di violento o d’insopportabilmente volgare & offensivo. Sono eticamente discutibili, al massimo, non ripugnanti: quello che inquieta è che il desertstorm di messaggj a firma altrui siano concepiti e inviati da un uomo di cinquant’anni, ma anche in un cinquantenne non hanno in sé nulla di particolarmente criminale, o velenoso. Sembrano più le marachelle di un adolescente cretino & sphygato, non le perfidie di un uomo fatto e strafatto (a proposito, non so se il Borso si ajuti con qualche sostanza psicoattiva, ma penso che potrebbe benissimo; qualcuno ne sa qualcosa?). Il motivo per cui il Borso finisce bannato non nasce dal fatto, presunto, che il Borso sia un pervertito, un mostro, un porco e un tiranno; ma dal fatto che è un rompicoglioni da corsa. E mi dispiaccio anch’io per il bannamento, perché percepisco che non è così cattivo come, chissà, magari lui stesso vorrebbe essere. Ma non me ne dispiaccio, affatto – per forza, altrimenti non l’avrei estromesso –, quando considero non solo il fastidio cane dovuto al giochino dello scambio d’identità, alle ripicche, agli strascichi offesi, ma soprattutto il vuoto totale ed assoluto del suo intervento-tipo. Per qualche misteriosa ragione, questo fine intelletto si rivela totalmente sterile quando si tratta di valutare con un minimo di originalità un testo prodotto da altri, ma in primo luogo quando si tratterebbe di produrre alcunché di proprio. Sarebbe fin troppo facile pensare che il Borso sia in grado di partorire il meglio di sé solo davanti a un testo preesistente, come traduttore o curatore. Ma anche tradurre e curare non possono in nessun caso prescindere da una comprensione profonda del testo, e questo pare che sia uno dei suoi talenti; allora perché, almeno, non è buon critico di quello che legge in rete? Come mai ci viene, se non gli serve a niente? – detto in soldoni. Di fatto, l’impressione è più che altro che il Borso dedichi gran parte della giornata a cose di maggior momento, e lo faccia con attenzione e precisione; dopodiché, specialmente se non riesce a dormire di notte, si mette a scorrazzare per la rete, facendo casino fine a sé stesso, e in questo non ci sarebbe nulla di male. Se solo tra i suoi talenti ci fosse anche quello di trarre dall’esperienza della scrittura dozzinale, e anche brutta, qualcosa di fecondo. La cosa strana è che gli manca non solo quella felicità dell’immersione nel letamajo del trash che altri spiriti coltivati hanno; ma gli manca anche quel genuino disprezzo che è alla base di un talento del genere. Di fatto il Borso, che potrebbe benissimo fare il lamer misterioso, si firma con vero nome-e-cognome, e poi, con lo stesso stile e il nick di qualcun altro, ingaggia battaglie interminabili tanto con me quanto con le serve di Nazione Indiana, e si fa sfottere – e quasi umiliare – da Biondillo, e dal gioco cretino passa all’insostenibile requisitoria, fatta di tu hai detto egli ha sostenuto non hai guardato con attenzione all’IP nego anche cristo in croce ma ribadisco che hai dimenticato una virgola dopo il vaffanculo, &c. &c. Non so quale sua intima tendenza stia andando così infelicemente frustrata, ma, confesserò, non l’ho bannato perché offeso dai suoi interventi, ma perché annojato in maniera estrema. Tant’è vero che quando lo bannai non ci avevo affatto litigato; ma era perché stava portando avanti, da una settimana almeno, una futile diatriba a proposito di un verso di Celan che aveva tradotto in maniera che era facile equivocare in senso osceno, portando avanti un’altra questione tirata per i peli del sedere su una figura retorica che aveva identificato erroneamente su Nazione Indiana. Dopodiché s’era messo a farmi del modesto editing su qualcuno dei sonetti, aveva tirato fuori una reminiscenza filosofica – poco pertinente – e se n’era nuovamente taciuto. Una palla non più finita.

Con tutte quelle varianti “per una Troia così”, “per una Troia siffatta”, “per quella Troia”, “per Troia qual era”, “per, così com’era, Troia”.

Può essere la noja un buon motivo per un bannaggio?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: