483. Indesiderati.

16 Nov

Tra l’altro, sono abbastanza contento di aver messo il filtro ai commenti: a parte le continue, estenuanti, e totalmente inutili precisazioni di Dario Borso, che evidentemente quando non è in sé non ha pietà proprio di nessuno, i commenti pervenuti dopo la filtratura veramente non sono cosa. Come quello di tal Marina De Luce, che ho cancellato quasi all’istante -però l’ho letto – per poi pentirmene leggermente.

Era sotto il mio addio alla Merini; riportava una lunga poesia, che mi era già nota, in cui la Merini diceva di essere – sintetizzo – poeta alla faccia di quelli che dicevano che non aveva la laurea in lettere, e proponeva una sua poesia umile, ma sinceramente sentita. In fondo alla poesia, brutta, occorre dirlo, c’era la classica esortazione delle Marine De Luce (sarà uno pseudonimo? Lo spero, quasi, per lei), di nuovo, all’umiltà.

Mi ricorda una recente lite – si vede che è periodo – su youtube, a proposito di un orribile ascolto della signorina Tebaldi (Fanciulla del West, già opera di per sé poco ascoltabile, figuriamoci con una Tebaldi ormai declinante), in cui mi sono preso a più riprese dell’arrogante e del presuntuoso. E’ una mania cattolica, molto stupida e ritrita, ma difficile da eradicare, come si vede, quella di esortare altri all’umiltà nell’esprimere il proprio parere quando non si è avuto l’umiltà necessaria a tenere la bocca chiusa, o la mano ferma, di fronte al rischio di infliggere altrui l’insulto di cose semplicemente brutte e malfatte.

Ribadisco che considero la Merini una poetessa per modo di dire, corriva e poco interessante; che la formazione di uno scrittore mi può interessare esclusivamente in funzione dei risultati che ottiene e delle cose che mi dice; e che l’ignoranza dichiarata non è, quando è, meno insopportabile. Si può tollerare, e si può apprezzare l’onestà di averla dichiarata; ma non si può elevare a valore assoluto l’onestà dell’asserto, se l’asserto riflette una realtà semplicemente negativa. Come se io mi dichiarassi: Sono uno stronzo. Si può apprezzare – UNA volta, quella volta – l’onestà da me dimostrata, ma non il fatto che io sia uno stronzo. Né lo scoprirmi così candidamente mi rende meno tale.

Quanto all’identificazione, a sua volta roba da sagrestia, tra ignoranza e sincerità, tra elementarità e genuinità, ci sarebbe un lunghissimo discorso da fare. Ma dato che non penso che la Merini abbia esercitato alcun influsso nefasto sulle giovani generazioni di poeti, che fanno abbastanza ribrezzo anche senza bisogno del suo ajuto, eviterò di far carico alla sua memoria della serie di considerazioni che mi verrebbero da fare in merito. Mi limito a dire che una condizione moralmente neutra come la semplicità e cose altamente morali come la sincerità, l’onestà, la lealtà, non sono necessariamente relate. Io, nella fattispecie, credo che la Merini abbia cavalcato la sua fama tardiva, e televisiva, in modo piuttosto astuto e spregiudicato. Suo diritto: io non gliene faccio una colpa, ma di qui a metterla sugli altari, o chiamarla “poeta” ce ne corre. Quella è roba da Costanzo Show – mi dispiace, sono appena stato redarguito, anche se con dolcezza, per la mia spigolosità, ma non credo che le mie affermazioni facciano danno a nessuno – semmai qualcuno potrebbe riconoscercisi, e approvarle. Se invece non le approva, lo dica pure; ma non mi prenda per il culo col mito dell’umiltà. La Merini che ha passato metà degli ultimi vent’anni della sua vita in trasmissioni popolari, che ha pubblicato a strafottere cose che non valevano la carta su cui erano stampate, che ha dichiarato le peggio stronzate in tutte le salse, come una mentecatta – davvero – a cui tutto è concesso, non è stata affatto umile.

E adesso, veramente, basta: parlare di lei, e di queste squallidità, non fa altro che levare la possibilità di pensare che qualcosa di più e di meglio possa, se non debba, essere fatto. Io alla Merini non devo proprio nulla, e sia chiaro a chiunque che mi riservo il diritto di concedere rispetto a chi, secondo mio giudizio – e il mio giudizio è dato *sempre* onestamente – davvero lo merita. Non l’ho mai negato, quando era il caso. Questo non era il caso: tutto qui.

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