475. Trattato dell’epigramma. Sezione XXI.

11 Nov

SEZIONE XXI. EPIGRAMMI RICOMPENSATI.

 

Ed ecco quello che dovevo dirti a proposito della struttura dell’Epigramma; che, per quanto succinta essa sia, o debba essere, non è infine un parto dell’ingegno così piccolo, che non vi siano stati Principi, o persino Stati, che ne abbiano voluto riconoscere il merito con strepitosi onori, e con sostanziose ricompense. Così leggiamo che quel famoso Re di Siracusa, Gerone, in segno di riconoscimento per il fine Epigramma Greco che il Poeta Archimelo aveva composto a proposito di un grande Vascello fatto costruire da quel generoso Principe, ricompensò l’Autore con un presente di mille mine di grano, che gl’inviò al Porto del Pireo, in un tempo in cui la Città di Corinto viveva, o meglio languiva, in uno stato di grande miseria. Così leggiamo ancóra che l’Imperatore Vero, che successe all’Imperatore Adriano, di cui fu amantissimo, faceva tanto gran conto degli Epigrammi di Marziale, a causa delle sue acutezze ingegnose, che soleva chiamarlo il suo Virgilio. E la Storia c’insegna che l’Impero Romano non esitò a tributare allo stesso Poeta Marziale, ancóra vivente, onori pubblici in ricompensa dei suoi bei Versi. Ed egli stesso testimonia nei suoi Epigrammi che fu da loro elevato alla dignità di Cavaliere Romano, che esercitò l’ufficio di Pretore e che godette del diritto di Borghesia, e di diversi altri grandi privilegî. Così quell’equo dispensatore di ricompense, il saggio Senato di Venezia, non contento di rendere onore per onore, volle riconoscere anche con un magnifico presente un piccolo Epigramma di sei Versi che l’illustre Poeta Sannazaro aveva composto in onore della famosa Repubblica. Epigramma che s’incontra ancóra nelle sue opere Latine, e che comincia in questo modo:

 

Viderat hadriacis Venetam Neptunus in undis, &c.

 

Dopodiché, nessuno si meraviglî se ripeto qui quanto da me detto nella Prefazione della mia versione del Sacro parto del Sannazaro, che era una felicità impareggiabile, e una letizia estrema per i rari Ingegni vivere così in tempi eroici, in cui le ricompense erano così grandi, e le lodi così straordinarie. L’onore nutre le Arti; non c’è nulla che ci sproni maggiormente nello studio delle buone Lettere quanto la visione della Gloria; ma soprattutto quando essa stabilisce il suo trono in Parnaso, e mescola i suoi raggî allo splendore dei nostri Lauri, ed illustrando le nostre Muse, le fa apparire più vivaci, più rifulgenti.

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