473. Trattato dell’epigramma. Sezione XIX.

11 Nov

SEZIONE XIX. Come un onest’uomo debba condursi con i Poeri per conservare la reputazione.

 

Ma siccome sotto quest’aspetto i Poeti devono essere assolutamente riservati, i galantuomini devono condursi con i Poeti del loro secolo in maniera tale da non dar loro mai occasione di suscitarne il fervore, né di aguzzare contro loro le punture della Satira. Ciò a cui i più saggî, e più perìti Personaggî dell’antica Grecia, e della Repubblica Romana, si sono sempre esattamente attenuti; e che tutti gli altri saggî devono sulla loro scorta mettere in pratica. Le Api sono dolci e pacifiche di natura; ma quando le si irrita, esse hanno pungiglioni capaci di far presto pentire chi le ha irritate. Lo spirito dei buoni Poeti è solitamente lo stesso; non c’è nessuno di più affabile, di più dolce, di più innocente finché non sono perseguitati, e non si turba la dolcezza della requie che essi amano. Ma se sono attaccati una volta senza ragione, il buon sangue che li alimenta si riscalda, e bolle loro nelle vene; e c’è da temere che i loro Versi pungenti non li vendichino, e non riducano i loro vigliacchi avversarî a menare vita vergognosa e languente, e ad affliggersi fino alla morte. Perché, oltre a quello che ci raccontano le Storie del Poeta Archiloco, che indusse Licambo suo nemico all’estremo di filarsi da sé la corda con cui impiccarsi, ho letto un tempo nelle diverse lezioni di Marc-Antoine de Muret che egli aveva conosciuto ai suoi tempi un Poeta, che con i suoi Versi Satirici impresse tale vergogna sulla fronte del suo avversario, e un tale dolore nella sua anima, che presto morì di disperazione e di rabbia. È per questo che il divino Platone nel suo Dialogo di Minosse mise giustamente in guardia coloro che amano una buona nomea e una lunga reputazione dal frequentare mai un Poeta; e, a scanso di attirarne gli odî, di conciliarsene l’amicizia con buoni ufficî, e con attestati d’onore, e di stima. E dato che quello stesso Minosse, che era Principe di Creta, aveva infinitamente perseguitato la Città d’Atene, che era il più nobile e il più favorito recesso delle Muse, e dei loro Favoriti, quel Principe orgoglioso e violento incorse in tal modo nel loro odio e nella loro disgrazia, che tutte le azioni della sua vita, vere o finte, servirono poi di bersaglio schernevole e argomento a tutti i Poeti Comici e Satirici della sapiente Grecia. Ciò che testimonia sufficientemente che non hanno meno dardi pungenti per rintuzzare le ingiurie di quelli che li disprezzano e li oltraggiano, di quanti abbiano bei fiori da spargere sulla fronte di quelli che li amano, e che li lodano.

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