465. Trattato dell’epigramma. Sezione XI.

11 Nov

SEZIONE XI. MATERIA DELL’EPIGRAMMA, E CHE VERSO GLI CONVENGA.

 

Comunque sia, all’Epigramma si adatta qualunque tipo di Verso, vuoi il Verso Alessandrino, di dodici o tredici sillabe; vuoi i Versi comuni, da dieci a undici sillabe; vuoi i Versi Lirici di otto e sei sillabe, e così via; è vero che esso accoglie ogni genere di argomento, serio o burlesco, ridicolo o malinconico; e anche tutti gli stili di scrittura, benché, come ho già detto, il mediocre, o piuttosto il basso e il minore, gli siano più consueti, e anche i più convenienti; dal momento che, forse, ci sono più uomini che Dèi od Eroi, più azioni basse che innalzate, e più cose comuni che rare.

E per asseverare meglio ancóra che l’Epigramma è capace di tutto, valga il fatto che riceve non solo il falso e il vero, ma anche quello che trascende il verosimile. E da questo deriva, come ho detto, che certi Poeti non hanno difficoltà nel genere Epigrammatico ad introdurre Prosopopee di ruscelli, fonti, alberi, e Città: che possono parlare tanto tra loro quanto allo stesso Autore. Non è però in questo che consiste il concetto o il vero gioco di Catullo e di Marziale, poiché leggendo le loro opere ho altra volta osservato che non hanno mai introdotto né Dio, né Dea a parlare in modo molto simile a quello del Poema Drammatico; o sarebbe andare contro tutte le vere regole dell’Arte, introdurli e farli parlare, secondo il precetto d’Orazio:

 

Nec Deus intersit.

 

Ma pur essendo un abuso, vedo però che è passato nell’uso dei Poeti moderni, Latini, Italiani e Francesi, che hanno senza dubbio preso questa libertà dai Greci, le cui opere vaghe e sregolate sono piene di simili iperboli, o finzioni chimeriche. Se gli uni o gli altri abbiano fatto bene o male in questo, rimetto a quanti hanno più tempo ed agio di me d’esaminare la questione. Il mio scopo è piuttosto mostrare qui quello che si deve fare, piuttosto che censurare e biasimare quello che è stato fatto. Dirò solamente che l’Epigramma in cui Marziale introduce un Leone che conversa con una Lepre tiene un po’ troppo dell’Apologo Esopico, del favoloso, e del ridicolo; così come quello in cui Catullo introduce una certa Porta che gli parla, e che ragiona sulle sue avventure; ciò che è stato poi imitato abbastanza dilettevolmente da Jean Passerat in due delle sue Elegie, la prima delle quali è di un Amante che parla alla porta della sua Donna, e l’altra è una risposta della porta all’Amante. La prima comincia così:

 

L’humide nuit, nourrice des amours,

A ja parfait la moitié de son cours, &c.

L’umida notte, che agli amori invita,

Già a mezzo ha la carriera sua compìta.

 

E l’altra in questo modo:

 

Que gagnes-tu de me troubler ainsi,

Laisse-m’en paix, pauvre amoureux transi, &c.

Che guadagni causando a me sconforto?

Lasciami in pace, oh innamorato morto, &c.

 

Annunci

Esprimi pure (prego) la Tua garbata opinione!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: