463. Trattato dell’epigramma. Sezione IX.

11 Nov

SEZIONE IX. DIVISIONE DELL’EPIGRAMMA, E DIVERSI ESEMPÎ PER LA SUA COMPOSIZIONE.

 

Posso dire la stessa cosa dell’ultimo membro della definizione dell’Epigramma, che trae con arte e con grazia una conclusione sorprendente da alcune affermazioni precedenti. Ciò che avviene il più delle volte, quando s’inferisce o il grande dal piccolo, o il piccolo dal grande, o l’equivalente dall’equivalente, o il contrario dal contrario.

L’esempio del primo si incontra in mille luoghi di Marziale, come in questo Epigramma del suo bel Libro degli Spettacoli pubblici:

 

Saecula Carpophorum, Caesar, si prisca tulissent, [&c.]

 

E il resto, in cui, per compiacere l’Imperatore Domiziano, antepone il giovane Carpoforo, a quegli tanto caro, ad Ercole, a Teseo, a Bellerofonte, a Giasone e a Perseo nel combattimento contro belve feroci, o Mostri; come anche in un altro Epigrammma l’aveva messo al disopra di Meleagro e di Ercole.

Dico la stessa cosa di quest’altro Epigramma, in cui loda così nobilmente l’Imperatore Trajano, che paragona, o piuttosto preferisce, al pio e saggio Re di Roma, l’antico Numa Pompilio,

 

Et cum tot Croesos viceris, esse Numam.

 

Il primo dei suoi ricade pure in questo stesso genere. Dopo avervi altamente lodato il memorabile lavoro dei Re d’Egitto, o piuttosto la loro incredibile spesa per l’edificazione delle Piramidi, le muraglie e i giardini pensili di Babilonia, il Tempio di Diana in Efeso, e tutte le altre meraviglie del mondo, finisce così dando la palma all’Anfiteatro del Cesare:

 

Omnis Caesareo cedat Labor Amphit[h]eatro,

Unum pro cunctis fama loquatur opus.

 

Nnell’Epigramma seguente, l’Autore Anonimo citato nella Raccolta di Poeti Italiani di Matteo Toscano trae così il minore dal maggiore, con svantaggio di Alessandro che cede a Giulio Cesare:

 

Spectat Alexandri picta ut certamina Caesar:

Ast ego nondum aliquid gessi ait illachrymans.

Quid? si et Alexander spectasset Caesaris acta,

Dixisset: Persas vincere pigritia est.

 

La conclusione di questo Epigramma Francese, in cui l’Autore contesta un Critico, può ricadere ancóra nello stesso genere,

 

J’ay mes defauts, et toy les tiens.

Mais sans qu’en raison je me fonde

Que tes Vers estonnent le monde,

Cependant on lira les miens.

Li ho anch’io, come te, i miei difetti;

Ma finché, ed in ragione mi fondo,

Ai tuoi Versi non spiriti il mondo,

Sono i miei che saran da altrui letti.

 

Marziale ci dà un esempio memorabile di passaggio dall’equivalente all’equivalente nel suo famoso Epigramma a Liciniano suo Amico. Poiché dopo aver altamente esagerato l’onore che Verona riceve dall’aver dato i natali al Poeta Catullo, Mantova a Virgilio, Sulmona ad Ovidio, Padova a Tito Livio, l’Egitto ad Apollodoro, Cordova ai due Seneca e a Lucano, conclude in favore della sua piccola Città: e sono sicuro, dice, che Bilbilis parlerà un giorno altrettanto altamente di me:

 

Nec me tacebit Bilbilis.

 

Ciò che è stato poi abbastanza goffamente imitato da Clément Marot nel suo famoso Epigramma dei Poeti del suo tempo, che comincia così:

 

De Jean de Meun s’enfle le cours de Loire. Di Jean de Meun la Loira gonfia il corso.

 

E che finisce in questo modo:

 

Quercy, Salel de toy se vantera,

Et comme croy, de moy ne se taira.

Quercy, Salel di te si vanterà,

E, credo, di me invece tacerà.

 

Il contrario dal contrario si ritrova in questo Epigramma di Catullo, in cui rende grazie a Cicerone di aver perorato per la sua causa; e in cui, dopo che il Poeta s’è paragonato all’Oratore, conclude tuttavia che c’è una notevole differenza tra loro, tanto nell’ingegno quanto nella professione dissimile. Poiché è così che termina questo Epigramma:

 

Gratias tibi maximas Catullus

Agit pessimus omnium poeta,

Tanto pessimus omnium poeta

Quanto tu optimus omnium patronus.

 

Quello che Marziale rivolge a Dindimo sulla diversità dei loro umori e inclinazioni è di questo stesso genere dei contrarî, o dissimili:

 

Insequeris, fugio; fugis, insequor. Haec mihi mens est:

Velle tuum nolo, Dindyme, nolle volo.

 

Ed essendo il seguente una fine variante del precedente di Marziale, sembra che l’Autore del bel Romanzo dell’Astrea l’abbia avuto in mente quando, parlando di una Pastora, così dipinse il suo umore:

 

Elle fuit, et fuyant elle veut qu’on l’atteigne,

Combat, et combattant veut qu’on soit le plus fort, &c.

Lei fugge, e nel fuggir si vuole côlta,

Combatte, e combattendo si vuol vinta, &c.

 

 

Anche quello che segue vi ricade; è di un certo Poeta d’Italia chiamato Andrea Dazzi, quale si può léggere nella Raccolta dei suoi Versi impressa a Firenze l’anno 1549:

 

Promittis, promissa negas, offersque negata,

Qui sequitur refugis, quique fugit sequeris

Spreta ardes gratis spernentem, spernis amatum,

Dilexi, sperno, dispeream nisi amas.

 

E per non allontanarmi troppo dalle vie della nostra lingua Francese, eccone uno che vi si può accostare:

 

Tu me ressembles, ce dis-tu,

D’esprit, de moeurs, et d’exercice;

Lidas, je te croy, si le vice

Peut ressembler à la vertu.

Tu m’assomigli, dici tu,

D’ingegno, costumi, esercizio;

Lida, io ti credo, se il vizio

Può assomigliare alla virtù.

 

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