455. Trattato dell’epigramma. Sezione I.

11 Nov

SEZIONE PRIMA. ORIGINE DELL’EPIGRAMMA E SUO PRIMO IMPIEGO.

 

Di tutti i generi delle nostre Poesie, si può dire che l’Epigramma è uno dei più conosciuti, e dei più celebri. La sua origine dovrebbe essere antica quanto i primi uomini, dato che hanno compiuto delle buone e delle cattive azioni, e che verosimilmente vi saranno stati degl’Intendenti voltisi a lodare le une, e a condannare le altre. Ciò che hanno probabilmente fatto o con un succinto elogio, o con memorabile apoftegma, o con un solo epiteto calzante. Tuttavia trovo che dopo creato il mondo sono passati molti secoli prima che si sia cominciato ad usare il nome di Epigramma, o che se ne sia conosciuta la stessa applicazione.

Innanzitutto, l’Epigramma indicò la pura e semplice iscrizione, posta sopra o sotto, con cui si decoravano le immagini degli Dèi, e le colonne dei Templi; i sepolcri degli Eroi, e i frontoni dei Palazzi; i trofei d’armi, gli scudi, le imbarcazioni, e così altre cose simili. Ciò che si faceva d’ordinario con una sola parola, talora due, o poche di più. Così Pausania nota che in quel luogo famoso in cui si celebravano i Giochi Circensi, c’era un Altare dedicato a Giove sotto il nome di Moiragete, ossia di Signore e Duce delle Parche. Così, stando a quanto riferisce Cicerone nelle sue Verrine, la statua di Verre era abbellita da questo onorevole motto, Sotèr, Salvatore. Così lo scudo di Demostene era consacrato alla buona Fortuna con questo motto: Agathè tyche. Così, secondo Strabone, l’iscrizione sulla tomba di Ciro, che poi altro non era se non il suo Epitafio, era concepita in questi termini:

 

Audi, Viator, Ego sum Cyrus Asiae Rex, qui Persis Imperium peperi; ne itaque mihi sepulchrum invideris.

 

Ma siccome lo stile Attico, o Conciso, ha sempre avuto i suoi partigiani, come lo stile Asiatico, o disteso; così i Poeti sapienti ed illuminati, per risparmiare tempo, e non affaticare la memoria dei Lettori, e dire molto con poche parole, hanno risoluto di prendere agli Storici ed agli Oratori queste specie d’iscrizioni, e di modellare su esse una certa specie di Poesia succinta, che hanno chiamato Epigramma; che dopotutto non è altro che una vera e propria iscrizione, solo un po’ più estesa di quella originaria. Dopodiché, dato che le cose normalmente nel tempo cambiano, e prendono un nuovo aspetto, le hanno sottratte all’ufficio esclusivo della lode per cui erano quasi sempre impiegate, e le hanno impiegate tanto per lodare la virtù quanto per riprendere il vizio; ora per argomenti leggeri ed ora per materie gravi; dimodoché l’Epigramma ha in séguito avuto come oggetto tutto quello che cade sotto i nostri sensi, e anche quello che i nostri sensi trascende; dato che vi furono introdotti Esseri invisibili, essendovi fatti parlare talvolta gli Dèi e le Dee, i Genî e le Città, i buoni e i cattivi Angeli, le Virtù Intellettive, Morali e Cristiane. E di tutto questo i nostri Poeti antichi e moderni, tanto Greci quanto Latini, tanto Italiani quanto Francesi, tanto sacri quanto profani, ci forniscono esempî piuttosto illustri nelle loro opere. Così la sorte dell’Epigramma è stata simile in qualche modo a quella dell’Elegia, dal momento che, come dice Orazio, l’Elegia che inizialmente aveva argomento solo i sospiri e i pianti, e le cose tristi e lugubri, ha in séguito compreso anche argomenti gaî e giojosi. E questi due principî, la tristezza e la gioja, coinvolgono quasi tutte le azioni dell’umana vita, la cui immagine ci fu un tempo rappresentata al vivo da quei due antichi e bizzarri Filosofi, Eraclito e Democrito; di cui uno senza posa piangeva di tutte le cose, e l’altro ne rideva incessantemente.

L’Epigramma passando dunque ad un nuovo uso, dalla statua, dal portico, dallo scudo e dal trofeo agli Scritti e ai Libri, è avvenuto che “Epigramma” ha finito coll’indicare l’iscrizione dell’iscrizione stessa; o piuttosto che la statua sia diventata come l’iscrizione dell’Epigramma. Ma dal momento che, secondo l’opinione dello Scaligero, che su ciò protesta altamente di parlare solo agl’intendenti e ai dotti, questa materia è un po’ oscura, cercherò di chiarirla con qualche esempio familiare. Figuratevi dunque, o mio caro Lettore, che un eccellente Artefice del marmo, come Prassitele, o Pigmalione, se volete, abbia scolpito l’immagine di Ercole o di Romolo, ognuna coll’iscrizione sulla base, o sulla fronte: Ad Ercole, liberatore del mondo, o: A Romolo, Fondatore dell’Urbe; che un poeta eccellente, e amante della venerabile antichità, abbia composto uno o due Epigrammi sulle statue di questi due Eroi, e che le abbia inserite nel corpus delle proprie Poesie con queste iscrizioni, o questi titoli: Sulla statua di Ercole, Sulla statua di Romolo. Chi non vede allora che ognuna di queste due statue può passare come lo stesso titolo dell’Epigramma, e come l’immagine visibile di quella che non apparisse; poiché, come ho detto, l’Epigramma, di sua propria natura, non è altro che una vera e propria iscrizione.

Ma ancorché l’Epigramma abbia tutta l’estensione che ho appena notato, per quanto in essa siano lodati gli Dèi e gli Eroi, i Deserti e le Città, essa somiglia in qualche modo al Poema Epico; e in quanto tratti di cose tristi e funebri, essa ha qualche rapporto con l’Elegia e la Tragedia; e con la stessa Commedia antica, quando essa sia pungente e satirica, e così via; nonostante tutto questo, riman vero il fatto che essa non partecipa in alcun modo né dell’Epopea o Poema Epico, né del Poema Elegiaco né di quello Drammatico, come invece il Robortello e qualcun altro dopo di lui si sono vanamente immaginati; al contrario, io sono in questo della stessa opinione di Giulio Scaligero, del Pontano e del Radero, e dei più illuminati in quest’Arte, dal momento che considero l’Epigramma unicamente come una piccola opera distinta e separata dalle altre, e che sussiste in sé stessa, proprio come il Sonetto, l’Ode, l’Elegia, e tutti gli altri generi di poetici Componimenti.

Dopo aver parlato della vera origine dell’Epigramma e del suo impiego originario in generale, mi sembra opportuno dire in che cosa consista esso attualmente, e definirlo secondo tutte le regole prescritte dai grandi Maestri della Scienza di cui trattiamo.

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