454. Trattato dell’epigramma. Prefazione.

11 Nov

DISCORSO DELL’EPIGRAMMA.

 

Il Lettore saprà che questo Discorso dell’Epigramma si trova all’inizio del Libro degli Epigrammi Francesi dell’Autore; ciò che spiega come mai la seguente Prefazione sia così concepita.

 

PREFAZIONE.

 

Ero sul punto di pubblicare questa mia nuova Raccolta di Epigrammi con una semplice Prefazione; ma siccome ho altra volta composto alcuni Trattatelli dell’Arte Poetica Francese per istruzione di François Colletet mio figlio; e che, tra gli altri, ne ho composto uno sull’origine dell’Epigramma, e del suo uso antico e moderno, ho giudicato a proposito inserirlo qui, come opera in qualche modo utile a coloro che non sono abbastanza inoltrati nel sacro mistero della nostra Francese Poesia; e forse tollerabile anche agl’Intendenti, giacché potranno trovarvi osservazioni e nozioni che devo alla puntuale e frequente lettura dei nostri antichi Poeti. Così potrò istruire i deboli e raffermare i forti nella gaja e dilettevole Scienza dell’Epigramma. Ecco dunque il piccolo saggio di un nobile lavoro che il furore delle nostre guerre civili, e il doloroso trasloco delle mie carte e dei miei Libri dal Faubourg nella Ville mi hanno costretto mio malgrado tante volte ad abbandonare. Infelice effetto delle turbolenze intestine di questo Regno, che non mi è meno sensibile, affatto, della perdita di tutti i miei possedimenti di campagna, esposti come quelli di tanti altri ai furibondi eccessi di tanti Mostri in armi, che l’Inferno ha vomitato per la desolazione della Fortuna pubblica e privata! Tempo infelice, ancóra, nel quale non ho potuto godere della dolce libertà del mio spirito, né dedicarmi ai miei studî ordinarî. Non dubito che qualcuno troverà strano vedere come io metta nel novero dei nostri mali la sospensione dei miei studî, e la dispersione dei miei Libri. Ma voglio che sappiano che è veramente poca cosa rispetto ai barbari nemici delle Muse, agli Spiriti ignoranti o mercenarî, ai vigliacchi e infelici schiavi dell’avidità e dell’ambizione, che dipendono sempre dalla volontà altrui; al contrario di me, che sempre mi sono gloriato di seguire la Virtù senz’interesse; e che anche nei servizî che con diversi scritti ho reso ai nostri Re, e ai loro grandi Ministri, ho sempre serbato quell’onesta franchezza che tanto s’addice alle belle Anime, e a tutti quanti fanno professione di belle Lettere. Dio voglia che una benefica Pace ristabilisca presto tra noi quello che un’odiosa guerra ha così miserevolmente distrutto; e che dopo i sanguinosi disordini di questo Stato, e questo orribile tonar di cannoni possiamo presto rivedere una felice calma nelle nostre Province, e udire in tranquillità i dolci e pacifici Concerti d’Apollo, delle Muse, delle Grazie.

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