440. Colletet. Sezione XX.

9 Nov

SEZ. XX. DEI SONETTI LATINI RIMATI.

 

Aggiungo a queste brevi osservazioni una cosa che potrà in qualche modo sorprendere il mio Lettore. È che non ho visto solamente Sonetti Francesi travestiti in Latino, ma ho visto anche Sonetti puramente Latini rimati alla Francese, con lo stesso numero di Versi, le stesse cesure, e gli stessi accenti. Il sapiente Olandese Ugone Grozio può essere in questo mio fedele Garante, poiché se ne trova un dilettevole saggio proprio di sua fattura al frontespizio delle Tragedie di Seneca commentate da Tomaso Farnabio. Ma per quanto ingegnoso fosse quel famoso Olandese, posso dire con verità che non fu il primo inventore di questi Sonetti Latini rimati, poiché mi ricordo di averne un tempo letti parecchî simili in un grosso volume di Epigrammi di Lancino Curzio, impressi a Milano dal 1572. Testimone il Sonetto che comincia così:

 

Infelix Venerem quietis ergo
Dum quaero rapit illa corda quantae
Menti credita maceratque flante
Vento turbine spem cadente mergo,
Iam par aethere pendeoque mergo, &c.

 

E quest’altro dello stesso Autore:

 

Tandem Diva animum Dea alma placa
Quid curti mea monychina clade
Gaudes? subditus est tibi, ergo qua de
Causa? servulo est aspra luce opaca,

 

con quel che segue, che è un po’ duro e intralciato. Sicché non dev’essere opera di un grandissimo Poeta.

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