439. Colletet. Sezione XIX.

9 Nov

SEZ. XIX. DEI SONETTI FRANCESI TRADOTTI IN LATINO.

 

Non solo i Sonetti nella nostra lingua sono stati commentati, o censurati; sono stati fatti anche parlare in lingue straniere. A titolo d’esempio, Louis Aleaume, Poeta Latino, tradusse quattro o cinque Sonetti di Guy du Faur de Pybrac, che si leggono ancóra con piacere nelle Opere Latine dello stesso Aleaume, impresse a Parigi. Jean Dorat, che era come il Padre dei buoni Poeti del suo tempo, tradusse in lingua Latina diversi Sonetti dagli Amori di Ronsard, come si legge nelle opere di entrambi. Lo stesso Jean Dorat, e Florent Chrestien, tradussero inoltre in Latino diversi Sonetti di Jacques Grévin di Clermont en Beauvaisis, come si legge alla fine degli Amori d’Olimpia di questi. Anche Paul Thomas d’Angoulême tradusse in Versi endecasillabi Latini uno dei Sonetti amorosi di Rémy Belleau, che fece parlare così:

 

Iam iam te teneo fugax proterva,

 

con quel che segue, che si può léggere nelle prime opere di questo sapiente Poeta d’Angoulême, impresse l’anno 1593. Lo stesso Rémy Belleau volle a sua volta essere suo Interprete, quando si diede incarico di tradurre in lingua Latina diversi dei suoi Sonetti Francesi, testimonio quello che comincia:

 

Mouches qui maçonnez les voûtes encirées

Des vos Palais dorez, &c.

Mosche artiere delle incerate volte

Dei vostri aurei Palazzi, &c.

 

E, in Latino:

 

Arte laboratas doctae componere cellas

Florilegae volucres, &c.

 

Scévole de Sainte-Marthe tradusse in Versi Latini un Sonetto che lo stesso Belleau aveva dedicato alla luna:

 

Ignipotens Phoebe, umbriferae vaga filia noctis

Et lata et pando conspicienda sinu.

 

Il Francese comincia così:

 

Lune, porte-flambeau, seule fille heritiere

Des ombres de la nuit au long et large sein, &c.

Oh dadofora Luna, unica erede

D’oscura Notte d’ampio e vasto seno, &c.

 

Lo stesso Sainte-Marthe tradusse inoltre elegantemente un Sonetto che Ronsard aveva dedicato ad Étienne Jodelle Poeta tragico:

 

Scilicet haud alio debebas littere nasci

Iodeli aetatis gloria magnae tuae, &c.

 

Roland de Bétolaud, Giureconsulto del Poitou, e anche discreto Poeta, tradusse in Versi Latini, e praticamente Verso a Verso, un certo Sonetto che Ronsard aveva indirizzato a Jean Dorat suo Maestro, che comincia:

 

Escoute, mon Dorat, la terre n’est pas digne. Ascolta, oh mio Dorat, la terra non è degna.

 

E in Latino:

 

Aurate usque adeo praestans non terra meretur

Post tua fata tuum putrefacta assumere corpus,

 

con quel che segue, che si può léggere nella Raccolta delle Poesie dello stesso Bétolaud, impresse a Parigi l’anno 1575.

Egli tradusse in lingua Latina anche altri Sonetti dello stesso Ronsard, come questo, che fa da prefazione ai suoi Amori di Cassandra:

 

Divines Soeurs, qui sur les rives molles

De Castalie, et sur le mont natal, &c.

Dive Sorelle, che alle molli rive

Della Castalia, e sul nativo monte, &c.

 

E in Latino:

 

Divae Castalidis, quae Eurotae littore molli

Vertice natali, &c.

 

Come quest’altro ancóra:

 

Nature ornant Cassandre qui devoit

De sa douceur forcer les plus rebelles, &c.

Natura ornò Cassandra, che doveva

Domar con la dolcezza i più ribelli, &c.

 

E il Latino dice così:

 

Natura illustrem decorans heroïda, mentes

Mihi victuram morum candore feroces, &c.

 

E quest’altro ancòra, così famoso:

 

Je ne suis point, ma guerriere Cassandre,

Ny Mirmidon, ny Dolope soudart, &c.

Non sono io già, guerriera mia Cassandra,

O Mirmidone, o Dolope soldato, &c.

 

E in Latino, in altrettanti Versi felicemente resi:

 

Non sum, bellatrix Cassandra, e gente feroci

Mirmidonum Dolopumve aut duri miles Ulyssis

Non ille arcitenens cuius lethalis arundo

Occidit fratremque tuum ambustamque redegit

Troianam in cineres ac totam perdidit ignem,

 

con quel che segue, che si può léggere nell’originale. Non ne è escluso nemmeno questo primo Sonetto di Ronsard per Cassandra:

 

Qui voudra voir comme Amour me surmonte,

Comme il m’assaut, comme il se rend vainqueur.

Chi vuol vedere come Amor m’atterri,

Come m’assalga, e come abbia vittoria.

 

Infatti, eccone l’inizio in Versi Latini brevi:

 

Qui videre volet, Deus protervus

Ut petat superetque me vicissim

Cor meumque novo calens ab igni,

Rursus ut glaciet gelu rigenti

Meo ex dedecora decus reportet, &c.

 

Nello stesso luogo si possono léggere alcuni altri componimenti, tratti da altri originali, che non riporto qui, per incoraggiare tanto maggiormente i Curiosi a consultarli, poiché ne valgono la pena.

E nel nostro tempo un tale nominato G. le Gay, Bordolese, tradusse in versi distici Latini un Sonetto che Malherbe aveva composto in onore del grande Cardinale di Richelieu; e lo fece imprimere con altre Poesie diverse. Quell’eccellente Poeta d’Italia, Giacomo Camola, dopo aver tradotto in bei Versi Italiani il Poema del Trionfo delle Muse, mi fece ancóra l’onore di tradurre in Versi Latini un Sonetto che avevo fatto sulle Epistole di Socrate pubblicate dal dotto Leone Allacci. Inoltre, collo scopo di rendere onore per onore, tra tanti Versi di mia fattura che il Rev. Padre Nicolai, Domenicano, ha tradotto in Versi Greci e Latini, non disdegnò di tradurre anche un Sonetto con cui avevo accompagnato il bel Libro dei Trionfi di Luigi il Giusto. Ciò che qui dico non per un sentimento d’orgoglio e di vanità, ma per un moto di riconoscenza. Qualche tempo prima il Rev. Padre Henri Aubéry, dotto Gesuita, aveva messo in lingua Latina un Sonetto che avevo composto l’anno 1646 sulla presa della città di Courtrai nelle Fiandre, e fu impresso a quel tempo. Come, ancóra dopo, si compiacque di tradurre in bei Versi Latini due bei Sonetti che quell’illustre Autore del Poema della Pulzella, Jean Chapelain, aveva fatto sul famoso passaggio del Signor di Longueville sul Reno, e su una febbre maligna da cui lo stesso Principe fu poi così crudelmente assalito.

Il dotto Consigliere Dolive du Mesnil, Saintblancat Tholosain, e Le Clerc di Alby tradussero pure alcuni altri Sonetti dello stesso Autore in Versi Latini eleganti, che comunicherò ai Curiosi di cose belle quando loro piacerà, con la stessa franchezza con cui quel famoso poeta eroico me li ha poco dopo comunicati.

Infine Antoine de Mets, Professore di Retorica all’Università di Parigi, dopo aver tradotto in bei Versi Latini il mio Poema del Banchetto dei Poeti, si prese anche la cura di tradurre Verso a Verso un Sonetto che François Colletet mio figlio aveva composto sulle belle acque delle nostre fontane di Rungis. E da pochi giorni le Muse nascenti del giovane Cadot hanno inoltre tradotto un Sonetto di mio figlio per la Regina di Svezia.

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