438. Colletet. Sezione XVIII.

9 Nov

SEZ. XVIII. DEI SONETTI COMMENTATI.

 

Non sono certo quelli i primi Sonetti che ho visto commentati nella nostra lingua; poiché, come ho detto, Marc-Antoine de Muret, Rémy Belleau e Nicolas Richelet si diedero incarico di commentare quelli di Pierre de Ronsard. N. Le Brun, del Beaujolais, curò meravigliosamente un commento a certi Sonetti eroici che Jean Godard, Parigino, aveva composto sull’argomento delle gloriose vittorie del nostro Re Enrico IV, e che l’Autore intitolò ai Trofei di quel gran Monarca, impressi a Lione l’anno 1590, e la cui lettura non mi risultò un tempo sgradita. Adrien de la Morlière, Canonico di Nostra Signora di Amiens, pubblicò in séguito i suoi Sonetti diversi, con un Commento, che è una specie di glossa assai rozza, e tenebrosa quanto il testo. Nel che lo trovo molto remoto dal merito di quei begli Spiriti d’Italia, che commentarono così nobilmente i bei Sonetti del Petrarca per la bella Laura, tra i quali stimo talmente Giovan Battista Gelli da farmi rimpiangere, per l’ornamento delle belle Lettere, che non li abbia commentati tutti. Ma siccome gl’Italiani hanno inclinazione a dilettarsi di questo genere di studio, che chiamano un vero esercizio Accademico, trovo che hanno commentato parecchî Sonetti di pregio dei loro più eccellenti Poeti, come di Torquato Tasso, Pietro Bembo, Jacobo Sannazaro, Giovanni della Casa, Trissino, Serafino, e diversi altri, che in questo modo hanno visto le loro opere in gran venerazione presso i popoli. E io auspicherei a questo proposito che questo genere di lavoro passasse anche tra noi come esercizio Accademico. Tornerebbe indubbiamente a tanto maggior onore di colui che parlasse, e possibilmente di ancor maggiore profitto di coloro che l’ascoltassero, per intendenti e competenti che possano essere.

Ma mentre questi Commenti ai Sonetti non avevano altro scopo che la lode del loro Autore, nella Repubblica delle Lettere, per converso, se ne trovano anche altri, che hanno arricchito di materia la più severa critica. A titolo d’esempio basterà léggere il Quintilio Censore sopra i Sonetti dell’Olive di Joachim du Bellay; si tratta infatti di un Autore Anonimo, il cui nome ho però scoperto, che si è dato la pena di demolire l’eccellente Poeta. Ma dopotutto i suoi colpi andarono solo a vuoto, poiché la reputazione di colui non è stata pertanto meno splendente. E, se è stato un dardo polemico, si può dire che sia stato solo uno di quei piccoli dardi di cui parla Virgilio:

 

Telum imbelle sine ictu.

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