435. Colletet. Sezione XV.

9 Nov

SEZ. XV. DEI SONETTI RETROGRADI.

 

C’è un’altra sorta di Sonetto la cui struttura è ancor più penosa, e, se si deve dire, ancor più bislacca e inutile dell’altra. Sono i Sonetti retrogradi, di cui Pasquier fa menzione nelle sue Ricerche sulla Francia e nelle sue Lettere Miscellanee. Chiama Sonetti retrogradi un certo tipo di Versi che hanno un senso totalmente opposto quando li si prende dalla fine e li si legge invertendo fino all’inizio. E di questo dà un esempio dei proprî che comincia in questo modo:

 

Ton ris, non ton caquet, ta beauté, non ton fard. È riso, non cachinno; beltà è, non belletto

 

E all’inverso:

 

Ton fard, non ta beauté, ton caquet, non ton ris. Belletto, non beltà è; cachinno, non è riso

 

Con quel che segue, che si può léggere nell’originale, dov’egli dice che Rémy Belleau una volta gli aveva inviato tre Sonetti di propria mano, fatti su quest’esempio. Ma dal momento che non li trovo nelle sue opere a stampa, è del tutto evidente che questo Poeta, che aveva molto giudizio, li ha giudicati indegni della luce del giorno. E senza dubbio tutti questi Sonetti retrogradi hanno preso origine da cert’altri Versi Latini chiamati recurrentes. Il primo che fece Versi di questo genere fu Sidonio Apollinare Vescovo di Clermont nell’Alvernia, come si legge nelle sue Epistole, dove li chiama Versus recurrentes, ide est qui metro stante neque litteris loco mtis ut ab exordio ad terminum sic a fine releguntur ad summum. Ed è lì che riporta a titolo di esempio questo Verso così conosciuto, e così stimato nella polverosa Scuola:

 

Roma tibi subito motibus ibit amor.

 

E quest’altro ancòra, della stessa indole:

 

Sole medere pede, ede perede melos,

 

che molti altri hanno così infelicemente imitato. Ma mentre questi nella lettura inversa davano lo stesso senso, questi altri li composero in modo che invertendo il senso di lettura parola per parola, si scopriva, come ho detto, un significato esattamente opposto. Testimone ancóra questo di Étienne Pasquier, che mi sembra ingegnosissimo nel ribaltamento delle intere parole. Si tratta del Dialogo tra un Cattolico e un Ugonotto. Il Cattolico dice:

 

Patrum dicta probo, nec sacris belligerabo.

 

E l’Ugonotto gli risponde con queste stesse parole, ma con un significato tutto contrario:

 

Belligerabo sacris, nec probo dicta patrum.

 

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