434. Colletet. Sezione XIV.

9 Nov

SEZ. XIV. DEI SONETTI RAPPORTATI.

 

Non parlerò affatto qui dei Sonetti continui, dei Sonetti raddoppiati, dei Sonetti caudati, dei Sonetti incatenati, retrogradi, settenarî, per ripetizione ed altri, di cui parla l’Apollo Italiano e lo Spagnolo, e di cui Antonio da Tempo ha fatto un apposito Trattato, poiché non sono più in voga tra gli Spagnoli, e meno ancòra tra gli Italiani. E poi sono opere sconosciute, non praticate dai nostri Francesi. Dirò solamente che nella variegata e frequente lettura dei nostri Poeti, ho incontrato molti Sonetti che chiamano Sonetti rapportati, modellati sul famoso distico rapportato fatto in lode delle opere di Virgilio:

 

Pastor, arator, eques, pavi, colui, superavi,

Capra, rus, hostes, fronde, ligone, manu.

 

Così tradotto con una certa durezza da Étienne Pasquier:

 

Pastre, fermier, soldat, je pais, laboure, vains,

Troupeaux, champs, ennemis, d’herbe, charruë, mains.

Pastor, fattore, milite pasco, lavoro, spiano

Greggi, campi, ed eserciti con erba, aratro, mano.

 

François Tabourot, Ufficiale di Langres, lo tradusse in questa maniera miracolosa, almeno stando a quello che dice suo Nipote nel suo Libro delle Bizzarrie:

 

Pastre, laboureur, Duc, j’ay peu, besché, soumis,

De rains, de pic, de mains, chevres, champs, ennemis.

Pastore, e Duce, e rustico, nutro, sfaccio, orme stampo

In file, a man, coll’aratro, capre, nemici, in campo.

 

E i Fratelli Cavalieri che tradussero tutto Virgilio in Versi, resero in questo modo questo stesso distico nella nostra lingua:

 

Pasteur, rustic, guerrier, j’ay peu, besché, mis bas,

Chevres, champs, ennemis, de feüille, houë, et bras.

Pastor, guerriero, rustico, nutrii, arai, fêi straccio

Capre, campi, nemici, con foglie, zappa e braccio.

 

E fu senza dubbio sull’esempio e modello di questo distico Latino che nell’anno 1553 Étienne Jodelle Parigino, fu il primo dei nostri Francesi che per onorare le prime opere Poetiche di Olivier de Magny compose questo distico rapportato:

 

Phebus, Amour, Cypris, veut sauver, nourir, et orner,

Tes Vers, et chef-d’umbre, de flame, de fleurs.

Te Apollo, Amore, Cipride protegge, nutre, onora

E i Versi e il capo adombra tuoi, ed infiamma, e infiora.

 

Distico che tutto il suo secolo fece passare per un piccolo capolavoro. E siccome Jodelle fu il primo dei nostri Francesi che fece di questi distici in Versi rapportati, Joachim du Bellay fu il primo tra noi che sull’esempio di Jodelle, o piuttosto degli antichi Romani, compose un Epigramma Pastorale di 24 Versi rapportati, e ingegnosamente condotti fino alla fine. Esso comincia:

 

Un Berger, un Chevrier, et un Bouvier venus

De Sicile, de Thebe, et de Smyrne connus.

Un Pastore, un Caprajo, un Bovaro venuti

Da Sicilia, da Tebe, da Smirine ho conosciuti.

 

Dopodiché il primo che su quest’antico modello introducesse tra noi il Sonetto rapportato fu lo stesso Joachim du Bellay nei suoi Amori d’Oliva, dove dice così:

 

Fasse le Ciel, quand il voudra, revivre

Lisippe, Apelle, Homere, qui le prix

Ont remporté sur tous humains Esprits,

En la statuë, au tableau, et au livre.

Riporti in vita, quando voglia, il Nume

Lisippo, Apelle, Omero, che il primato

Sopra ogni umano Ingegno han riportato,

Nella statuaria, in pittura, in volume.

 

Con quel che segue, che si può léggere nelle sue proprie opere, e nelle Ricerche sulla Francia di Étienne Pasquier, che in una di quelle Lettere sostiene che questo Sonetto è una mera traduzione dall’Italiano, cosa che nemmeno l’Autore delle Bizzarrie ha tralasciato. Comunque sia, se ne incontra ancóra uno di questo tipo nella Cassandra di Ronsard, che comincia così:

 

Le Destin veut qu’en mon ame demeure

L’oeil, e la main, et le poil delié

Qui m’ont si fort brulé, serré, lié,

Qu’ars, pris, lassé, par eux faut que je meure.

Vuole il Fato che stia in cuor mio compreso

L’occhio, la mano, il crine delicato

Che m’hanno arso così, chiuso, legato,

Che d’essi arso sarò, sfinito e preso.

 

Sul che il Commentatore, che è il dotto Mureto, dice che questo Sonetto è uno di quelli che si definiscono oggi rapportati, e che gli Antichi chiamavano questa figura Paria paribus reddita. Dove incidentalmente si può notare che questa parola oggi testimonia con sufficiente evidenza che questa specie di Sonetti rapportati cominciava solo allora ad essere in uso.

Étienne Jodelle Parigino, che pensava che nulla gli fosse impossibile, di qualunque argomento si trattasse, ne scrisse a sua volta su quest’esempio. La Donna che si era attribuito portava il nome di Diana, che gli Antichi chiamavano Luna nel Cielo, Diana nelle Foreste, e Proserpina negl’Inferi. E su queste tre Potenze compose questo Sonetto che si può leggere interamente negli Amori di Diana:

 

Des Astres, des Forests, et d’Achéron l’honneur,

Diane au monde haut, moyen, et bas préside,

Et ses chevaux, ses chiens, ses Eumenides guide,

Pour éclairer, chasser, donner mort, et horreur, &c.

D’Astri, di Selve, d’Acheronte onore,

Diana del mondo dea alto, medio e basso,

Di cavalli, di can’, Menadi il passo

Guidi a schiarar, cacciar, dar morte, e orrore, &c.

 

Pierre Tamisier Presidente dell’Elezione di Mascon, compose su un Guerriero sedizioso e crudele questo, che non è malvagio come il suo argomento, poiché è rapportato dall’inizio alla fine:

 

De fer, de feu, de sang, Mars, Vulcan, Tisiphone,

Bastit, forgea, remplit, l’ame, le coeur, la main,

Du meurtrier, du tyran, du cruel inhumain,

Qui meurtrit, brule, et perd, la Françoise Couronne.

 

D’un Scythe, d’un Cyclope, et d’un fier Lestrigone,

La cruauté, l’ardeur, et la sanglante faim,

Qui l’ameine, l’échauffe, et conduit son dessein,

Rien que fer, rien que feu, rien que sang ne resonne.

 

Qu’il puisse par le fer cruellement mourir,

Ou par le feu du Ciel horriblement périr,

Et voir du sang des siens la terre estre arrosée.

 

Soit roüillé, soit esteint, soit seché par la paix,

Le fer, le feu, le sang, cruel, ardant, espais,

Qui meurtrit, brule, et perd la France divisée.

Di ferro, fuoco, sangue, Marte, Efesto, Gorgone

Creò, forgiò, riempì l’anima, il cuor, la mano,

All’assassino, al boja, all’empio disumano,

Che deturpa, arde, sfà le Galliche Corone.

 

Di Scita, di Ciclope, di fiero Lestrigone

Per crudeltà, per brama, per il trasporto insano,

Che lo spinge, lo scalda, ed è di lui sovrano,

Solo ferro, sol fuoco, solo sangue risuona.

 

Possa colui di ferro crudelmente morire,

O del Ciel l’abbia il lampo orrendo a incenerire,

Gli si mostri del sangue dei suoi la terra intrisa.

 

La pace arrugginito faccia, spento, seccato,

Il ferro, il fuoco, il sangue, fiero, ardente, versato

Che deturpa, che brucia, che sfà Francia divisa.

 

Lo stesso Tamisier ne compose ancòra un altro sulle prime opere di Scévole de Sainte-Marthe, impresse a Parigi l’anno 1569. Comincia così:

 

De Dieu, du Ciel, des moeurs, de Vertu, de Nature,

L’humeur, le cours, la loy, le chemin, le secret,

Reluit, se voit, s’apprend, se découvre, est extrait,

En ce beau Zodiac, digne de sa lecture.

Di Dio, del Ciel, degli usi, di Virtù, di Natura,

Umore, corso, legge, cammino, base occulta,

Risplende, appar, s’apprende, si scopre, a noi risulta

In tal bello Zodiaco, ben degno di lettura.

 

Alcuni Autori diversi ne composero parecchî altri sull’esempio di questo, il cui segreto consiste nel dedurre chiaramente, e con ordine, i diversi rapporti che ci sono nella sequenza degli oggetti proposti. Ciò che si dimostra molto più chiaramente con gli esempî che con parole.

François d’Amboise Maestro delle Richieste della Casa del Re, ne compose uno sulla morte di Re Carlo IX, suo Signore, di cui ecco la prima Quartina:

 

J’ay gardé, j’ay semé, j’ay porté, j’ay sceu faire

A mon Dieu, à ma Mère, au monde, à mes sujets,

La foy, l’obeïssance, et mon los, et ma paix,

Tres-Chrestien, humble Fils, Roy juste, et debonnaire.

Serbai, tenni, portai, fui in dar valente

A Dio, alla Madre, al mondo, al soggettato

Fede, obbedienza, lode, e quieto stato,

Cristian, buon Figlio, giusto Re, e indulgente.

 

Con quel che segue, che è forzato al massimo, e che si può léggere nelle Muse Francesi alleate. È lì che si può leggerne anche uno, fattura di Honorat de Porchères, per il Re Enrico IV. Comincia:

 

La Grandeur, et l’Amour, le destin, la victoire

D’un Dieu, d’une Beauté, du Ciel, et des Soldarts,

Conduise, enflâme, anime, et pousse en mille parts

Tes pas, ton coeur, ton ame et ta vertu notoire.

Grandezza e Amore, il fato e la vittoria

D’un Dio, d’una Beltà, del Ciel, dei Militari

Guida, arde, sprona e rende di te chiari

Passi, cuore, anima, virtù notoria.

 

Con quel che segue, che è abbastanza scorrevole, e abbastanza felicemente condotto fino alla conclusione.

Dopotutto non credo che la nostra Poesia Francese ne sia resa granché più felice, o più ricca, dal momento che è un’opera molto laboriosa, e che non è di grande edificazione; non più che i Sonetti acrostici, mesostici, intessuti, a croce di s. Andrea, e altre figure grottesche, di cui si può vedere il vero modello nei lambiccati scritti di Rabano Mauro. Cosicché si può dire degli Autori che si applicano solamente a questo tipo di Sonetto

 

Qui sont imitateurs de l’Araigne qui file,

D’un Art laborieux, une toile inutile.

Che imitator del Ragno ognun si svela,

Che tesse con grand’Arte inutil tela.

 

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