432. Colletet. Sezione XII.

9 Nov

SEZ. XII. D’UN SONETTO IRREGOLARE E LICENZIOSO DELL’AUTORE.

 

Questa licenza mi fa tornare alla mente un’altra che io stesso mi presi una volta in un Sonetto per una bella fanciulla, che tanto ho celebrato col nome di Claudine, e che coi miei Versi ho cercato di eguagliare alle Cassandre, alle Cleonici, alle Calisti, e a tutte quelle altre illustri Dame che i nostri più eccellenti Poeti hanno così altamente cantato, poiché costei non cedeva loro affatto per virtù, né fors’anche nella stessa bellezza. Mi fu recata la triste nuova della sua morte, che però si rivelò falsa. E nello stordimento in cui mi trovavo, composi sui due piedi un Sonetto in cui, come se avessi perduto il senso e la ragione, e anche il ricordo delle nostre regole, con la perdita di una persona che mi era tanto cara, non mi sovvenne solamente di alternare i Versi e d’incrociare le rime, sicché pensando di fare un vero Sonetto feci solamente una semplice Elegia di quattordici Versi. Così rileggendolo in séguito, e riconoscendo il mio errore, gli diedi per titolo Disordine di spirito, Sonetto sregolato. Tale qual è, si può léggere tra molti altri migliori che scrissi una volta per questa amabile persona, che al momento attuale è la mia cara e legittima Sposa.

Ci sono stati diversi altri Poeti che hanno fatto di ancor peggio che Mainard, o Ronsard, o Baïf, o me; poiché tra i Sonetti amorosi di Joachim du Bellay per Olive, ne trovo alcuni i cui Versi corrono tutti a briglia sciolta come cavalli in fuga, e non hanno nessuna relazione di rima l’uno coll’altro. Testimonio è questo:

 

Arriere, arriere, ô meschant populaire,

O que je hais ce faux peuple ignorant!

Doctes Esprits, favorisez les Vers

Que veut chanter l’humble Prestre des Muses.

Indietro, indietro, o perfido plebeo,

O quant’odio tal popolo ignorante!

Dotti Spiriti, sostenete il Verso

Che canta umil Ministro delle Muse.

 

Con quel che segue, che è interamente senza grazia e senza bellezza. Nel che certo è ben evidente che la rima è un grande e necessario ornamento della nostra Poesia. Ma questo fu senza dubbio solo un saggio, o un piccolo gioco spirituoso di questo bello Spirito del suo tempo. Ne ho incontrati anche altri dello stesso tempo tra quelli di Jean-Antoine de Baïf, che non meritano se ne faccia maggior conto. Ciò che questi due famosi Poeti avevano probabilmente fatto sull’esempio di Ronsard, che aveva composto in giovinezza Odi non rimate, da lui stesso più tardi rifiutate.

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