427. Colletet. Sezione VII.

9 Nov

SEZ. VII. POETI FRANCESI CHE PER PRIMI COMPOSERO SONETTI.

 

Dopotutto è piuttosto evidente che fu la novità del Sonetto, piuttosto che il suo proprio merito, che inizialmente lo fece accogliere con tanto favore, poiché si può dire che fosse ancóra solamente in boccio e in fasce, come attualmente è nel suo pieno splendore e in Trono. Pontus de Thyard seguì dunque davvicino du Bellay in questo nuovo tipo di componimento, poiché fu a sua imitazione che compose i suoi Errori amorosi per Pasitea, con alcuni Sonetti che pubblicò per la prima volta a Parigi l’anno 1554. Intorno a questo stesso tempo Pierre de Ronsard fece stampare a Parigi più di un centinajo di Sonetti amorosi per la sua bella Cassandra, che furono in tanto pregio che un eccellente Ingegno come Marc-Antoine de Muret non disdegnò di arricchirli di un dotto Commento, come Rémi Belleau, e poi, ancóra, Nicolas Richelet si presero l’incarico di commentare gli amori di Maria e quelli di Elena. Sonetti e Commenti che piacquero infinitamente a tutta la Corte. Fino al punto che il Cardinale du Perron, gran Giudice in questa materia, non si perita di dire nell’Orazione funebre di Ronsard che gli amori di quest’illustre Poeta, che consistono principalmente in quei Sonetti amorosi, soddisfecero in tal modo quelli che li lessero, che mai videro nulla di più dilettoso. È ben vero che secondo il giudizio di Pasquier nella Cassandra di Ronsard si trovano cento Sonetti che prendono il volo fino al Cielo, e che superano di gran lunga tutti quelli composti in séguito per Maria, e per Elena, per via del fatto che Ronsard nei suoi primi Amori volle soddisfare il suo spirito, mentre nei secondi e nei terzi scrisse solo per piacere ai Signori e alle Dame della Corte. Ma dopotutto, se c’è molta dottrina nella Cassandra, trovo che ci sia molta più dolcezza e delicatezza nelle altre due. Ciò che Ronsard stesso riconobbe francamente quando disse che la sua Musa era biasimata dapprincipio per essere troppo sapiente e troppo oscura; ma che in séguito si era un po’ più adeguata al sentire comune.

Jean-Antoine de Baïf, che era uno dei più culti ingegni del suo secolo, ma che era Poeta Francese solo in virtù di studio, e per disciplina, compose nello stesso tempo, e sull’esempio degli altri, i suoi quattro Libri degli Amori di Francine; quasi tutto con Sonetti duri, e rozzi quanto più possibile, impressi la prima volta a Parigi l’anno 1555. Lo stesso anno Jacques Pelletier du Mans pubblicò a Lione circa un centinajo di Sonetti amorosi, col titolo di Amore degli Amori, con alcuni Versi Lirici. Étienne Pasquier pubblicò i suoi Sonetti d’Amore nello stesso tempo; come l’anno precedente, voglio dire l’anno 1554, Louis Le Caron Parigino, poi chiamato Caronda, aveva fatto stampare a Parigi un centinajo di Sonetti amorosi per la sua bella Claire, che definiva una fanciulla sapiente, e Filosofa. Fu ugualmente a lei che dedicò poi i suoi Trattati Filosofici, e Morali. Ma prima di questo, Guillaume des Autels Giureconsulto, e Gentiluomo Carolese, aveva altamente esaltato le bellezze, e il merito di una Dama che chiamava la sua Santa, in Sonetti che avevano per titolo Riposo da più grave fatìca, impressi a Lione l’anno 1550, con il séguito del Riposo nuovamente impresso a Lione l’anno 1551, e cento altri Sonetti per la stessa Dama, ugualmente impressi nello stesso luogo l’anno 1553, e molti altri Versi Lirici dello stesso Autore. Ma di tutto questo grande numero di Sonetti diversi, non ce ne sono stati altri a parte quelli di du Bellay che abbiano sfidato il tempo. Ciò che forse nemmeno essi sarebbero riusciti a fare se quei Sonetti ad Olive non fossero stati accompagnati da altri migliori che compose in séguito a Roma sulle antichità di quella Città eterna; e altri Sonetti ancòra che intitolò i Rimpianti. Infatti, per quanto riguarda quelli di Ronsard, per quanto rudi possano attualmente sembrare, si può dire che né il nome, né la memoria mai periranno al mondo.

Tra tutti questi diversi e famosi Poeti risposero anche all’appello Olivier de Magny, che pubblicò i suoi Amori di Castianira a Parigi l’anno 1553, e i suoi Sospiri amorosi l’anno 1557, raccolte interamente di Sonetti. Marc-Claude de Buttet, Savojardo, che fece stampare pure a Parigi i suoi Amori d’Amaltea l’anno 1560. Jacques Tahureau, che vi pubblicò l’anno 1574 i suoi Vezzi d’amore per l’Ammirata, avendoli qualche anno prima pubblicati nella Città di Poitiers. Étienne Jodelle, le cui opere furono pubblicate solamente nell’anno 1574, dopo la morte. Amadis Jamyn, che fece imprimere a Parigi l’anno 1577 i suoi Sonetti per Oriana e Artemide. Infine Jean de la Péruse, Claude Binet, Scévole de Sainte-Marthe, Nicolas Rapin, Pierre de Brach, Jean de la Jessés, Nicolas Ellain, Christophe de Beaujeu, Claude de Pontoux, Jacques Grévin, Pierre le Loyer, Joachim Blanchon, Claude Turin e qualcun altro di cui ho scritto le Vite nella mia Storia dei Poeti Francesi; tutti costoro pubblicarono intorno a quei tempi i loro Sonetti amorosi per le loro belle Dame.

Ma certo colui che al tempo suo oscurò tutti gli altri in questo genere di scrittura, voglio dire nell’artificiosa contestura del Sonetto, fu Philippe Desportes, Abate di Tyron, poiché i suoi Sonetti amorosi a Diana, a Ippolita e a Cleonice piacquero infinitamente ai begli Spiriti della Corte, per la loro grazia ingenua, e per la loro grande e non più intesa dolcezza. Era tale il sentire di uno dei nostri Poeti Francesi quando così ne parlava:

 

Desportes, d’Apollon ayant l’ame remplie,

Alors que nostre langue estoit plus accomplie,

Reprenant les Sonnets d’art, et de jugement,

Plus que devant encore escrivit doucement.

Del dio Desportes l’anima riempita,

Quando più questa lingua era compìta,

Tornò al Sonetto, e ad arte e aggiustatezza

Scrisse più ancor di prima con dolcezza.

 

Sull’esempio di Desportes, e dello stesso Ronsard, Gilles Durand la Bergerie, Isaac Habert e La Roque de Clermont composero Sonetti amorosi, che secondo me non cedono punto in merito a quelli di Desportes, benché la loro reputazione non sia stata così grande. Ma mentre i primi due avevano ispirato i loro alle feconde fonti dei Greci e dei Latini, e nei loro proprî talenti, il terzo si applicò interamente all’imitazione dei Poeti Italiani. Nel che certo si mosse sulle orme di Desportes, che nei suoi Sonetti, come anche nelle sue altre Poesie diverse, arricchì la nostra lingua Francese con le doviziose spoglie d’Italia. Ciò che è tanto vero, che pochissimo tempo prima della sua morte ebbe qualche sorta d’amarezza vedendo apparire un Libro contro sé, che recava il titolo: Conformità delle Muse Italiane e Francesi; in cui diversi dei suoi Sonetti Francesi, tradotti o imitati, erano su un lato, e a fronte avevano gli originali dei Sonetti Italiani.

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