423. Colletet. Sezione III.

9 Nov

SEZ. III. ORIGINE ED ANTICHITÀ DEL SONETTO.

 

Questo per quanto riguarda la vera etimologia del Sonetto. Quanto alla sua antichità, e alla sua vera origine, trovo che la maggioranza dei nostri Poeti Francesi che ne hanno scritti in maggior numero hanno creduto di doverlo ai begli Spiriti d’Italia. Jacques Pelletier du Mans nella sua vecchia Arte Poetica dice chiaramente che il Sonetto non fissa la propria origine a prima degl’Italiani, presso i quali è stato molto frequentato in ogni tempo. Joachim du Bellay nella sua Illustrazione della lingua Francese dice in termini espliciti che il Sonetto è un’invenzione tutta Italiana. E in una delle sue Epistole liminari sostiene che al suo tempo il Sonetto da Italiano era diventato Francese. Ciò che conferma nuovamente in una delle sue Odi, in cui ne parla così:

 

Par moy les Graces divines
Ont fait sonner assez bien
Sur les rives Angevines
Le Sonnet Italien.
Con me, han le Grazie divine
Fatto sonare perfetto
Sopra le rive Angevine
Il già Italiano Sonetto.

 

Ciò che al suo tempo passò per una verità così inescussa che Charles Fontaine, suo perenne e severo Antagonista, ne rimase tacitamente d’accordo, quando scrivendo contro di lui gli si rivolge in questi termini: “Quanto al Sonetto, esso è, come tu dici, un’invenzione Italiana: può darsene una lode maggiore? Ecco a che serve questa valente Poesia: a trasandare tutte le eccellenti Francesi”, facendo riferimento ai Rondò, alle Ballate, ai Lais, ai Virelais, ai Triolets, ai Chants Royaux, &c. [Jacques] de la Taille, nel suo Trattato di composizione di Versi Francesi regolati, lo rimanda in Italia, donde crede sia venuto. L’Autore anonimo di una vecchia Arte Poetica Francese è di questo stesso sentire, quando dice che il Sonetto altro non è che il perfetto Epigramma dell’Italiano, come il Dizain è del Francese, e che è preso in prestito dallo stesso Italiano. Guillaume des Autels, nella sua dilettevole Replica alle furiose difese di Louis Maigret, dice che il Petrarca nei Sonetti che tanto ammiriamo non ha mai imitato alcun Autore Greco o Latino, e che non dobbiamo disperare di farne di altrettanto buoni. A sua volta, Étienne Pasquier, che tanto si è affaticato nella ricerca delle nostre Antichità Francesi, si lasciò trasportare a questo vecchio errore, quando dice che noi prendemmo a prestito la maniera dell’Ode dai Greci e dai Latini, e che derivammo il Sonetto dagl’Italiani. E l’Autore dell’Apollo Italiano sembra indursi allo stesso sentire quando dice che il Petrarca è riconosciuto come il Padre e l’Auctoritas del Sonetto. Scévole de Sainte-Marthe, per quanto giudizioso fosse, prese lo stesso granchio seguendo tutti gli altri, quando nel suo Libro delle Poesie diverse impresso a Poitiers, in-4°, nell’anno 1573, fa quest’apostrofe al Sonetto:

 

Graves Sonnets que la docte Italie
Ha pour les siens les premiers enfantez
Et que la France a depuis adoptez,
Vous apprenant une grace accomplie.
D’Italia dotta voi gravi Sonetti,
Ch’ha come suoi per prima in luce dati,
E che la Francia ha in séguito adottati,
Per darvi grazie, e farvi più perfetti.

 

A questo proposito c’è una seconda opinione, che dovrebbe essere, secondo me, più sostenibile della prima. Vale a dire che come è certo che gli Italiani sono debitori della loro Poesia, e della loro rima, ai nostri antichi Poeti Provenzali, così come riconosce il Cardinal Bembo nelle sue Prose, Sperone Speroni nel suo Dialogo delle Lingue, Mario Equicola nei suoi Libri della natura d’Amore, e come confessano anche Dante e Petrarca nelle loro opere, in cui citano numerosi nostri Poeti Provenzali, così, su veritiero fondamento diversi Autori hanno supposto che il Sonetto sia un’invenzione Provenzale, e che gl’Italiani l’abbiano di fatto preso a prestito da quella Provenza che è sempre stata tanto feconda di Poeti. È questo il motivo per cui La Fresnaye ne parla così:

 

Les Sonnets amoureux des Tansons Provençales
Succederent depuis aux marches inégales
Dont marche l’Elegie
Per amorose Dispute i Sonetti Provenzali
Succedettero in séguito ai passi diseguali
Proprî dell’Elegia

 

E, poco più oltre, parlando dei Trovatori, o Trovieri, di Provenza, che erano i loro veri Poeti:

 

A leur exemple prit le bien disant Petrarque
De leurs graves Sonnets l’ancienne remarque;
En recompense il fait memoire de Rambaud,
De Foulques, de Remond, de Hugues, et d’Arnaud.
Da loro derivò il fine Petrarca
L’antica dei Sonetti, e grave marca;
Riconoscente, rammentò Rambaldo,
Con Folco, e con Raimondo, ed Ugo, e Arnaldo.

 

Ciò che è conforme al sentire di Jean de Nostradamus, fratello del famoso Michel, quando nella sua Raccolta dei Poeti Provenzali dice esplicitamente che le rime che hanno fatto e composto sono state da loro denominate Chant, Chanterel, Chanson, Son, Sonnet, Vers, Mot, Comedia, Satra, Syrventez, Tansons, Lais, Déports, Soulas, e in altri modi. In accordo con questo, la Cronaca di Provenza parlando di Bertrando di Marsiglia, Gentiluomo discendente degl’illustri Conti di Marsiglia, che viveva nell’anno 1300, dopo aver riportato un Sonetto di questo Poeta Provenzale dice chiaramente che è abbastanza con ciò manifesto che i nostri vecchî Poeti, e antichi Trovatori sono stati non solo tra i primi Rimatori volgari, ma anche i primi inventori del Sonetto. E in séguito parlando di un altro Poeta Provenzale, chiamato Guilhelm des Almarics, riporta e loda altamente un Sonetto di sua fattura che l’Autore aveva composto in lode di Re Roberto, che non era sicuramente il figlio di Ugo Capeto ma certo qualche Re di Napoli e di Sicilia, o qualche altro Principe vivente all’epoca di questo Poeta Provenzale, intorno all’anno 1300. Ma quello che secondo l’opinione di molti Autori è il vero inventore del Sonetto è un certo Girard de Bourneuil, che morì l’anno 1278. Antoine du Verdier parlando di lui dice che è il primo Poeta che facesse Sonetti e Chanterels. La Croix du Maine dice che è il primo ad aver inventato gli Chanterels e i Sonetti. Benché di fatto, secondo lo stesso du Verdier, non nascesse in Provenza, ma nel Limosino, da nobile Famiglia.

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