409. Ma non è indesiderato.

30 Ott

La combinazione di nimesulide e ciproxin – nessuno dei quali, dev’essere detto, è un antipiretico – ha funzionato due sere fa e nella giornata di jeri. Oggi, il disastro. Anzi, io non sono affatto sicuro che jeri sia andata così bene come mi sentivo. Mi sentivo intronato e accaldato, ma è vero che i due farmaci, o uno dei dei due, mi sta dando insonnia, e quando ho dormito troppo poco, e rimango col sonno arretrato, ho degli stati, il giorno dopo, spesso simili alla febbre. Se già ce l’ho, posso solo supporre, mi aumenta. Jermattina mi sono svegliato alle 5.30; era presto, ma cinque ore e mezzo possono ancóra andare. Stamattina, invece, mi sono svegliato alle 4.15, e sono proprio quattro ore e un quarto di sonno, che mi sembrano poche anche per me che non sono un gran dormitore. Ho fatto un giro, sono andato in centro, ho preso un caffè ad un distributore, e alle 6.30 sono risalito al luogo del mio giaciglio. Non avevo sonno, ma avevo un senso di arsura tremendo, e ho bevuto a tutte le fontane che ho incontrato. Alle 7.45, in procinto di uscire dopo fatta la doccia, m’è venuto un sospetto. Effettivamente, mi sono detto, antipiretici non ne sto usando. Forse la febbre assente, o molto più verosimilmente più bassa, della giornata di jeri dipendeva, chennesò, da un effetto sorpresa, da una coincidenza felice, da qualcosa che, comunque non posso sapere. Non sapendo, che si fa? Ci s’informa, giustamente: mi sono fatto dare il termometro, l’ho disinfettato e l’ho messo sotto l’ascella. Pensando che registrasse un 37 e 2, 37 e 5 al massimo. Quando l’ho estratto da sotto l’ascella dichiarava 38 e 1. Al momento, e sono le 17.05, mi sento, non caldo, ma rovente. È una febbre che non smette mai, sale e scende, a capriccio. Noto che mi prende dopo mangiato, questo fa sospettare una gastroenterite febbrile al mio dottore, ma non ho più gonfiore e ripienezza indigesta che con qualunque altra febbre io mi ricordi. L’infezione c’è, e io credo si sapere che cos’è. Ai medici, m’è parso capire per via indiretta, non piace diagnosticarla. Cercano di dare tutte le spiegazioni possibili e immaginabili, ma la tbc non è mai endemica, preferiscono mali più di moda, come adesso la suina. Ma io non ho praticamente nulla alle vie respiratorie, se non un senso di secchezza dovuto ai due farmaci, che m’asciugano come un’aringa.

 

Stamani sono andato alla Nazionale, in un posticino appartato, ho scritto qualcosa, con molta fatìca, anche perché avevo il braccio leggermente grippato, insomma mi faceva male. Poi volevo mettermi a léggere molto giudiziosamente i bugiardini – che sono romanzi, si tratta di ciprofloxacina e nimesulide, sono abbastanza delle bestie e hanno quintali di controindicazioni (col ciproxin non si possono mangiare i latticini, per esempio, perché vanificano l’azione; non lo sapevo ed è buono a sapersi ma la regoletta l’ho rispettata, pur senza volere) – ma sono crollato col capo sul tavolo.

 

E ho fatto un sogno stranissimo, dico sul serio, in cui non mi è stato dato riconoscere, se non sul finale, due personaggî che realmente conosco. Sono in grado, con tutti i sogni, che rievoco di norma con tutta la minuziosità possibile e cerco sempre d’interpretare con un certo distacco (ma chisssenemporta, in fondo, interessano solo a me), di ricostruire l’origine delle fattezze dei personaggî anche sconosciuti: solitamente fondo insieme due o tre facce con particolari diversi, che nei minuti del ritorno alla veglia riesco quasi sempre a ravvisare – ammenoché non mi tornino in mente, all’improvviso, nel prosieguo della giornata –, oppure un volto intravisto in autobus me ne ricorda uno simile, che mi torna in sogno, o mi fornisce la parte di un volto, un pajo di mani, un’andatura. Qui no: ho capìto da sùbito che non avrei riconosciuto nessuno, ammenoché non si fossero aggiunti personaggî, e questi fossero stati familiari. Era un mondo che di tanto in tanto rimpiango, ma molto acutamente, anche e soprattutto perché mi sfugge. Sicuramente molte cose le volevo rimuovere, fecero troppo male al momento; altre, semplicemente, non le capii proprio, e mi sono scivolate via, o si sono inscritte come engrammi in forma di geroglifico che nessuno saprebbe più sciogliere.

 

Ho trovato poi dopo il nucleo, diciamo estetico, il centro generatore da cui tutto si dipartiva: era un tempo, entro la fine degli anni Settanta, ma senza l’aspetto soverchiante che avevano le cose allora; ed ero in una grande città, polverosa e rugginosa, battuta dal vento, con molte costruzioni dall’aria leggermente disfunzionante, e macchine sperimentali che agli occhî di oggi non sembrerebbero nemmeno troppo antiquate. E un luogo, me ne sono reso conto al risveglio, in cima ad un palazzo, dove c’era una terrazza e una lunga angusta casa: palazzone e terrazzo che mi sembrerebbero enormi anche adesso. Ed ero in mezzo a persone che non ho mai conosciuto prima; e la luce era singolare, perché è la stessa che colgo adesso con gli occhî arrossati dalla febbre, l’aria forse tepida, intrisa di un’umidità che s’ispessisce e fa velo in lontananza, e come straccj che volano nell’aria attraversata dal sole decisamente malato di questi giorni. Si trattava di affrontare un lunghissimo viaggio, i mezzi parevano di fortuna ma una specie di pensoso ottimismo regnava sulle conversazioni. Mentre si preparava qualcosa che mi viene da definire doloroso, ingiusto, ma non sono questi i termini. Un giorno o l’altro saprò chi era quella gente, che ci facevo lì, qual era la mia funzione nel tutto. La cosa importante è aver esperito – dopo chissà quanti anni – il vero e proprio incubus, quel sogno che sembra essere ispirato da forze esterne. Anche se c’era qualcosa di familiare, la mia visuale su quelle cose era completamente diversa aliena. Di qualcuno che non ho mai conosciuto.

 

Ho attribuito chiaramente tutto ai sette giorni – facciamo cifra tonda – di febbre ininterrotta, e a che cos’altro?

 

Poi ho avuto un’altra immagine, caratterizzata dalla stessa fotografia sgranata, ma molto diversa: barocca e violentissima, e un’impressione trattane come di simbolo, o visione in senso proprio.

 

Ho rialzato la testa, pesantissima sul collo che ha scrocchiato nello sforzo, in un modo veramente allarmante. Mi sono reso sùbito conto che non stavo bene, e per distrarmi mi sono messo a léggere il bugiardino del medicinale che conosco meno dei due: il ciproxin, soprattutto gli effetti indesiderati “rari” e “molto rari”; alcuni sono curiosissimi: aumento o diminuzione di un fattore della coagulazione del sangue, aumento dello zucchero nel sangue, tinnito, perdita dell’udito, insolita sensibilità agli stimoli sensoriali, disturbi mentali (reazioni psicotiche), disturbi della coordinazione, disturbi della deambulazione, distorsioni nella percezione dei colori, rottura di tendine, soprattutto tendine di Achille, confusione, disorientamento, reazione ansiosa, sogni insoliti, depressione, allucinazioni, &c. &c.

 

Ma era ormai mezzogiorno; all’una avevo un appuntamento, il posto era lontano e con questa slongia febbrosa, purtroppo, sono intronato e lentissimo, e rimango indietro, coi vecchî.

 

(Non ho riletto; & sfido io).

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