338. Capriccio IV.

23 Set

BUCO.
Benché l’armamentario del poeta
Non lo comprenda, almeno normalmente,
Purtuttavia l’aver sempre presente
Anche questo, lo sai?, non mi si vieta.
    Se al tuo braccio è evidente, e ti decreta
& pubblica per quel che sei, l’ho in mente
Io, invece, e in me serbato è fatalmente
Porta d’estasi, no: pena segreta.
    Come vedi, in un buco volle un dio
Che avessero ricetto il mio / tuo vizio;
Solo hai il buco fatidico in te; il mio
    E’ in te non meno, & ambo è precipizio
L’uno in cui cadi, & l’altro quello in ch’io
Vorrei cadere, tua mercè, orifizio.

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