337. Capriccio III.

23 Set

LACCIO.
Porto il braccio da un vago crine avvolto,
Tu d’un laccio emostatico: fedele
Mi mostro al segno mio, ma di querele
Riempio il cielo, urla tu di gaudio hai sciolto.
    Tu ridi, io piango; io colpa d’un bel volto,
A causa tu d’un brutto braccio, e anele
Voglie ambo abbiamo: eppure in lamentele
Do solo, mentre ridere t’ascolto.
     Il tuo demone riempie di energie,
Di sprezzo del dolore, & è perfetta
Estasi, a differenza della mia.
     Tanto il trasporto dentro me difetta
Che gemo; tanto può in te bramosia,
Che alle volte ti fai co’ ‘na forchetta.

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