Archivio | 12:26

307. Impresa XXII.

16 Set

https://i2.wp.com/www.fondiantichi.unimo.it/fa/emblem01/saavedra/010.jpg
FALCONE CHE SI LIBERA DAI LACCJ. “FAMA NOCET”.
Finalmente il falcone il duro laccio
Toglie alle granfe, in moto desultorio,
Sé stesso dal servigio venatorio,
La libertà dal suo crudele impaccio.
Rivola, franco dal tiranno braccio,
Racquista della selva il comprensorio,
E le dice, sua tana e romitorio,
La lunga prigionia, e quel cappucciaccio.
Tale ha virtù la lingua dei falconi
Nel raccontare la scampata sorte
Che ne sorge pietà in bronchi e burroni;
Ché se il tiranno lì, per strade torte,
Giungesse, attorcerebbero i fittoni
Le piante, a imprigionarlo, & dargli morte.

306. Impresa XXI.

16 Set

CANI SI CONTENDONO LA MAZZA D’ERCOLE. “SIBIMET INVIDIA VINDEX”.
Negletta ormai, cosa indifesa, ai vani
Sforzi rabbiosi a che vada distrutta,
Mostra la mazza d’Ercole esser tutta
Degna di chi l’usò l’ira dei cani.
Come fu invitto quello, essa agl’insani
Morsi non solo regge, ma si brutta
Del sangue che mordendo spiccia e butta
Chi credendo sbranare cade a brani.
Così l’invidia sempremai si vide,
Sfuriando, cader vittima a una furia
Che ha il dardo volto in sé, e al nemico arride;
Come a lui in mano, pure nell’incuria
Lacera deturpata, offesa uccide,
Giudice & ostia d’invidiosa ingiuria.

305. Impresa XX.

16 Set

https://i0.wp.com/www.fondiantichi.unimo.it/FA/emblem01/saavedra/008.jpg
UNICORNO. “PRAE OCULIS IRA”.
Selvaggio, l’Unicorno ha per natura
Scarsa dimestichezza con gli umani;
Salvo per le fanciulle, alle cui mani
S’affida, partenofila creatura.
E’ così che, sovente, si cattura.
Ma s’è detto com’è che siano urbani
Alle vergini, resta tra i più strani
Misteri questa cosa, ad oggi oscura:
Com’è che una fanciulla ancòra intatta
Abbia di catturarne questa mira.
Ammenoché non sia costei attratta
Da quel per cui dì & notte arde & sospira;
Almeno fino a che sia soddisfatta,
E al vagheggiar succeda affanno, & ira.

304. Impresa XIX.

16 Set

https://i0.wp.com/www.fondiantichi.unimo.it/fa/emblem01/saavedra/007.jpg
CANNOCCHIALE. “AVGET & MINVIT”.
Vedi come l’identico strumento,
Secondo indichi far la mente umana,
Renda nel tempo stesso opera vana
Quel che all’inverso porta a compimento.
Chi lo punta a ingrandire il firmamento
Nel contempo la terra s’allontana;
Ma la stessa ai suoi occhj erge titana
Se inverte il senso; & l’etra scorge a stento.
Nel cannocchiale indubbiamente apprezzo
Come sia in chi l’impiega l’intenzione
Che al mezzo corre, e non in sé nel mezzo;
Intenzione che nutro con ragione,
Purché con mano esperta e senno avvezzo
Conosca d’esso mezzo la funzione.

303. Impresa XVIII.

16 Set

GIGLJ IN CIRCOLO INTORNO AD UN MUCCHIO DI GRANO. “POLITIORIBUS ORNANTUR LITTERAE”.
Di splendori incorona il necessario
La bellezza istruita, e quello adorna;
Separata benché, presso soggiorna;
Gli è vicino, per quanto con divario.
    Come epigrafe dotta su un ossario,
Cela sfaceli, e, se non lo frastorna,
Strappa al tempo, che umilia a vezzi, & scorna,
Dècadi oltre l’estremo anniversario.
   S’è coltivata sola, intirizzita
Gela nel primo verde, e mai non sverna,
Cosa sacra all’oblio, & intisichita;
   Ma se all’indispensabile s’alterna,
Più d’esso ha lunga, & onorata vita;
Ed anzi ad esso dà la vita eterna.

302. Impresa XVII.

16 Set

https://i1.wp.com/www.fondiantichi.unimo.it/fa/emblem01/saavedra/005.jpg
CITTA’ IDEALE DI FORMA PENTAGONALE. “DELEITANDO ENSENA”. (SULLE FATICHE DELL’APPRENDIMENTO).
Le lettere hanno amara la radice
Quanto hanno dolce, vegetando, il frutto;
Molto è di pena all’uomo, ma, tra tutto,
Più lo studio sa renderlo infelice.
Come uno spazio incolto, a cui s’addice
Incomodo e fastidio,  fa al postutto
Lieti, se d’edifizio ben costrutto
L’adorna e illustra mano architettrice.
A lenire la nausea ed i tormenti
Si ponga tutto in opera dei gravi
Tanto al principio, & lunghi apprendimenti;
Prefigurarne i fini, più soavi
Frutti anticipa ai soli attecchimenti,
Di venture città dona le chiavi.

301. Programma.

16 Set

A me il blog m’ha stufato; non da oggi, chiaramente, ma oggi è il giorno giusto per dirlo. Così ho deciso di darmi tempi, in modo da concludere in tempi non lunghi il mio rapporto – sdrucito e discontinuo, ma dalla durata complessiva abbastanza impressionante – con la rete. Dal momento che il blog, finora, doveva servirmi [e non sempre c’è riuscito] per levarmi alcune soddisfazioni di minor conto, tutte relative alla scrittura, del tutto indipendentemente dal fatto che ci fosse qualcuno a léggere, e da chi fosse nello specifico, è del tutto conseguente che non sarei andato avanti per sempre.

Anche perché in sé il blog non è una cosa che mi serva: non è un lavoro, in primis, secundum non sono per nulla propenso a servirmi di questa superficie a scopo rapporti umani.

Il blog in questi giorni dovrebbe essere riflesso, puro e semplice, di un ultimo esperimento; consistente nel dar fondo alle letture, e alle scritture, che ancòra sento di avere in sospeso. Chiaramente non riuscirò a fare tutto, ci mancherebbe; ma mi aspetto di dare (a chi non so, e poi non ha importanza – a nessuno, o a me, che poi è la stessa cosa) uno specimen di quello che sarebbe dovuto essere se la mia fosse stata una vita degna di questo nome, e non il triste obbrobrio che è.

Una vita mancata implica anche una scrittura mancata; questo chi viene a leggermi lo sa già, e non c’è bisogno di nessuna spiegazione. Ma come non ci si può ridurre a mera esistenza vegetativa, senza nessuna attività sentimentale, così non è possibile, per chi ha avuto inclinazione per la scrittura, e ha avuto modo di coltivarla – del tutto privatamente – per lo spazio di tanti anni, eliminarla completamente dai proprj orizzonti da un momento all’altro. Ci vuole uno sforzo mirato.

Mi ero detto, in prima battuta, che mi sarei dato tempo fino alla fine di settembre, ma a parte il fatto che manca anche abbastanza poco, dopo la fine di questo esperimento non è che mi rimarrebbe chissà che da fare: dunque ho optato per la fine di ottobre. Per quanto riguarda questo mese intendo arrivare fino al post n° 1000, tanto per cominciare; sapendo che altrimenti non mi sarebbe possibile, pòsto questi sonetti, che fanno massa e mi richiedono comparativamente poco tempo – questo è il motivo per cui c’è stata questa relativa inflazione di post, nei giorni scorsi. 

Dopodiché, entro la fine di ottobre, volevo concludere tutti i discorsi iniziati, e mantenermi – e questa è la cosa più interessante – disponibile a tutte le scritture che incrocio, soprattutto casualmente, tramite i soliti ritrovamenti; e a quelle che avrei già dovuto conoscere, e a cui non mi sono mai dedicato dal momento che altre cose, esistenzialisticamente,  hanno avuto peso per me, e quelle cose non sono compatibili con la letteratura. Dal momento che è ormai tempo di affrontarle, queste cose, la scelta è praticamente cosa fatta. Tutto qui; & procedo.