Archivio | 16:28

296. Impresa XII.

12 Set

SOLE CHE SI SPECCHIA NELL’ACQUA. “MONSTRATVR IN VNDIS”.
Il motore grandioso del creato
Chiunque cerchi le sue cause prime
Col suo fulgore, nel negarsi, opprime,
Né in via diretta mai s’è a noi svelato.
Come il Sole; che tuttavia è specchiato
Dal mare, nel cui volto il volto esprime
Incoronato dalle giube opime,
A pro’ dei dotti esatto duplicato.
Ma chi volge all’immagine indiretta
Lo sguardo, incontrerà anche minor raggio,
Ma che non meno gli occhî arde e saetta.
(Dove si vede quanto poco saggio
Fu l’artiere, e l’impresa sia imperfetta,
Che intender fa il contrario del messaggio).

295. Impresa XI.

12 Set

SOLE CON IHS INSCRITTO. “COL SVO LUME SEMEDESMO CELA”.
Irradiando fulgori, agli occhî rende
Chiare le cose il Sole, & manifesta;
Ma quella stessa luce arde funesta
L’occhio che in essa figgersi pretende.
Ma per diaframmi chi mirarlo intende,
Scopre macchie alla sua fulgente vesta,
Menda al suo raggio non pertanto infesta,
E che al barbaglio in alcunché contende.
Qui vedi un Sole che ha tanto più spesse
Note nel volto suo, che a noi rivela
Ogni menda, a formare I – H – S.
Se il Sole al raggio semedesmo cela
Quando gli siano tali macchie immesse
Privo di raggio sé medesmo svela.

294. Impresa X.

12 Set

SOLE & DIO.
 
Entro valli e in città, declivî e piani
Spesso appicca il grand’Astro i suoi comburî,
Poiché non solo langue tra gli Arturi,
Ma latra anche ardentissimo tra i Cani.
 
Più Soli in cielo, oltrech’ad esser vani
A scaldare la terra ai dì più duri,
Sarebbero un’esizie ai morituri
Viventi, piante, bestie, esseri umani.
 
Così più Dèi preposti a noi mortali
Vorrebber dire più scomodi eventi:
Più cristi, più peccati originali,
 
E centinaja di comandamenti;
Più vangeli, e diluvî universali;
Più inferni; & relativi patimenti.

293. Impresa IX.

12 Set

IL GLOBO DEL MONDO NELLA MANO DI DIO. “FATO PRVDENTIA MAIOR”.
Tendi lo sguardo invano nel profondo
Bujo dei dì futuri; ché, per quanto
Vada lontano, non potrà pertanto
Oltrepassare i limiti del mondo.
Chi n’è più grande, e ne sostiene il pondo
Ne vede intero il multiforme manto,
Cause di gaudio, fomiti di pianto,
Fato avverso, impassibile o secondo.
Parte d’un gioco il cui finale è ignoto,
L’uomo delle inconsulte e pena e gioja
Investigar le fonti tenta a vuoto;
Mentre osserva lassù, quel vecchio boja,
Con quella palla in mano, assorto, immoto,
Forse in attesa di crepar di noja.

292. Impresa VIII.

12 Set

SFERE CELESTI CON LO ZODIACO DEI SETTE PIANETI. “DVLCIA CVM AMARIS”.
Sempre da sette sfere i sette astri
Sul mondo di quaggiù piovono influssi;
Lo stesso astro indigenza all’uno, e lussi
Concede all’altro, lì agî, e lì disastri;
Abbassa così scettri, alza vincastri,
E beni e mali di quaggiù inescussi
Ma si mostrano a me: da ciò dedussi
Inestricati i mali e i beni a incastri.
Astri in ciò solo equi, e solo certi:
Che in essi mai maggiore avrà abbondanza
Di bene o male, d’ubertà o sconcerti;
Sono armoniche sfere, alla cui danza
Sempre uguali risonano i concerti,
Sempre varia hanno in sé la dissonanza.

291. Impresa VII.

12 Set

I PUNTI E LA LINEA. “SIC EX INSTANTIBVS, AETERNITAS”.
Vedi qui due figure compartite,
Una ch’è una, e l’altra che è ben molte,
Simili l’una all’altra, e, insieme accolte,
Ognuna a modo suo, ambo infinite.
Ma una l’una appare; indefinite
Parti di nulla, giustapposte e sciolte,
Formano l’altra – eppure in filze folte
Formano un uno, benché disunite.
L’eternità è siffatta: interminato
Che tomba non avrà, cui mancò culla
Tempo da infinità d’istanti dato;
Tutto, d’età non vecchia e non fanciulla,
Se è in sé (concetto no) considerato;
Se nelle parti sue, del tutto un nulla.

290. Impresa VI.

12 Set

DUE SFERE IN CONTATTO PER UN PUNTO. “AMICITIA ABSQVE VIRTVTE”.
Per quanto presso stiano, due sfere
Mai tanto più contatto avran raggiunto
Che passi quello d’uno, & d’un sol punto,
Cogl’infiniti che si sanno avere.
Rotolandole, non si può ottenere
Mai al contatto che alcunché sia aggiunto;
Son del pari fondate, giustappunto,
S’un punto le amicizie non sincere.
Pare una, ed è nessuna comunione
D’ente che com’è detto non s’incocca,
Senza spessore, e ad una dimensione.
Senza Virtù, Amicizia è sol di bocca:
Che sarà, se dipende da tazione,
E intangibile è l’ente, qui, che tocca?