265. Badi, signor Conte: ché Le cola la biascia su lo sparato.

13 Giu

Entro sùbito sùbito nel vivo: qui la sig.ra Diamante, con cui mai precedentemente avevo avuto il piacere (ma nemmeno adesso, ad essere sinceri), mi accusa di essere oscuro; sive di servirmi di paroloni, per usare la sua espressione. Questo perché io rispondevo a un suo intervento a proposito di quattro poesie dovute alla penna di un poeta, che si chiama Marco Ceriani, particolarmente introverso e piuttosto aduso, proprio, ai suddetti cosiddetti. Tanto da autopenalizzarsi, perché i lettori, appena hanno letto di Edipo, Giocasta, Tebe, in fascio con Shakespeare, Mozart e s. Marco, hanno molto inevitabilmente storto il naso, e hanno sùbito pensato – come sempre quando si fa troppo denso, qualunque cosa alla fin fine dica – che il discorso mancasse totalmente di spessore.

& hanno ironizzato, anche con discreta crudeltà – sono cose che non so come prende l’autore; irriflessamente, spero non s’offenda, perché mi spiacerebbe; ma magari c’è abituato. Rimane il fatto che mancare completamente del morbido, vezzoso & attrattivo è un handicap, per un poeta. Come l’oscurità per un critico, che dovrebbe spiegare quello che non si capisce di un’opera letteraria che non si capisce; e poi magari risulta incomprensibile lui stesso; ché è il motivo esatto per cui lord Byron chiedeva, in Bardi inglesi & Critici scozzesi: Ora che la critica è stata fatta, chi farà la critica della critica?

Poi, qui sopra, cioè qui, il sig. C. lamenta d’aver dovuto compulsare lessici e tesauri per venire a capo delle succinte dichiarazioni che avevo fatto nel post ultimo scorso – chiaramente non me lo vedo, il sig. C., che consulta dizionarj per capire che cosa ho scritto io, ma recepisco, accùpo, ben m’intendo; ché ho udito il campanello d’allarme, né m’occorre un tocsin prima di darmi per inteso.

Sarà che ho scritto più del necessario in quest’ultima settimana, sarà che sono nervoso & con la testa altrove, sarà qualcos’altro, da questi segnali sono costretto a rendermi conto, anche senza aver verificato, che ho cominciato a parlarmi addosso. E non è una bella sensazione, con quella macchia viscida e biancoverdastra che si spande sul davanti della camicia sporca, e tutti quegli schizzi sopra il monitor.

Facciamo che mi calmo, allora, e facciamo il buon proposito per la nuova settimana; & facciamo che da lunedì sarò ragionativo, succhiosotto ne’ concetti, coppellato nell’argomentazione, stringato nell’esposizione, harmonico nella dispositio, vehemente nella eloqutio, substantioso in ogni parte, e generalmente fluido, scorrevole & très sage.

Questa settimana è andata così; pazienza.

Buona domenica a tutti.

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