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261. Manifestazione – 10/06/2009, p.zza s. Carlo, Torino.

9 Giu

Manifesto Notte Bianca Invisibili

Domani, mercoledì 10 giugno 2009, ci sarà un’importante manifestazione in p.zza s. Carlo, Torino.

Principalmente si tratta di un’iniziativa legata alla chiusura del dormitorio comunale di s.da Castello di Mirafiori (uno dei cinque, adesso quattro, dormitorj comunali), e a quella di v. Carrera (e scendiamo a tre) per ristrutturazione & ampliamento: scelte che, soprattutto compiute in contemporanea, hanno sbattuto in mezzo alla strada parecchj senzatetto di Torino, allungando a dismisura le liste d’attesa dei superstiti dormitorj. Ma di questo ho già parlato la volta scorsa.

Quello che interessa rilevare, di questa iniziativa, è il fatto che essa nasce dallo sciopero degli operatori del settore – io non ho avuto nessun ruolo, nell’iniziativa, né ne avrò in quelle a venire perché me ne vado (mi sono limitato a fare qualche aggiunta al testo che mi è stato sottoposto jersera, anzi stanotte, e che dovrebbe essere letto, si spera, durante la manifestazione), dunque non sono tenuto a dire altro che quello che ritengo vero, senza accostumarmi ad alcuna linea, senza preselezionare risposte prudenti o altro.

Nulla di che: ma gli operatori che teoricamente dovrebbero finire senza lavoro o addirittura in mezzo alla strada stando alle informazioni iperboliche, allarmistiche – in una parola: strumentali, se non false – date in merito, NON finiranno affatto in mezzo alla strada, NON perderanno il lavoro (saranno indirizzati verso altri servizj; nessuna cooperativa sociale si occupa solo di dormitorj, e non tutti gli operatori sono lì solo a distribuire lenzuola e rasoj nelle strutture comunali), insomma NON riceveranno, da queste chiusure, danni minimamente paragonabili a quelli dei senzatetto – e fortuna che siamo in estate.

Che siano scocciati di perdere pezzi qua e là, e di dover provvedere a riorganizzazioni, che ci possa essere anche danno economico, o che la cosa debba considerarsi immorale in sé e per sé, anche a prescindere – posto si possa prescindere, e non si può – dalle conseguenze fattive e concrete, o che sia da avversare in ogni caso il comportamento di un Comune che agisce senza prima aver, nonché consultato, anche solo avvisato per tempo le parti in causa, permettendo almeno di correre ai ripari, o proponendosi di concertare soluzioni alternative, su tutto questo non ci piove. Il comportamento del Comune (dell’assessore) è stato scorretto, e la Parella, intesa come cooperativa, avrà senz’altro avuto danni.

Ma un’iniziativa che cerchi di attirare l’attenzione dei cittadini su una realtà del genere non può rimanere incentrata sul fatto che gli operatori di s.da Castello adesso andranno a fare un mestiere molto simile da qualche altra parte. Si suppone che la problematica, che è certo complessa e complicata (fino a che punto io non so, il mio punto di vista non è certo quello degli operatori del settore), debba essere affrontata a partire dai suoi aspetti salienti, non da quelli secondarj.

Una manifestazione del genere, indetta dagli operatori, può avere un solo scopo: quello di difendere il servizio, ossia di fare pressione, di creare visibilità, insomma di fare kasino affinché le istituzioni si rendano conto della gravità delle iniziative che si sono prese.

Sembra la cosa più scontata del mondo, e invece, purtroppo, sembra che tra gli operatori del settore le questioni fondamentali siano altre. Non ho capìto molto bene quali, anche perché se nessuno me le dice, non posso certo sognarmele: mi limito a dire, in partenza, col rischio di sembrare avventato, che di qualunque cosa si tratti non mi convincerà. Non è materialmente possibile: in primo luogo vengono i senzatetto, che, come dice la parola stessa, non hanno casa e, con quest’ultima decisione, rimarranno privi di tetto per un tempo ancòra superiore a quello che era prima, dal momento che le strutture erano già insufficienti e non bastavano a coprire la domanda per periodi di tempo sufficientemente lunghi.  Le esigenze di quelli che tirano uno stipendio (miserabile), e hanno un lavoro (orrido), e hanno una casa (topaja) in cui ritirarsi quando non lavorano o non vanno in vacanza, non essendo le esigenze di persone della cui sopravvivenza e delle cui esigenze basilari si starebbe trattando, passano d’ufficio in secondo piano.

Per questo, tale “sciopero degli operatori”, che è sacrosanto, non può avere nessuna motivazione ad essere al difuori della difesa di un servizio che è indispensabile per persone che non sono materialmente, fisicamente, mentalmente, legalmente in grado di provvedere da sé alle proprie più elementari e fondamentali esigenze. Dico tutto questo perché la proposta di inserire, tra gli interventi di questi a buon diritto scioperanti operatori, anche la voce dei senzatetto, che a rigori dovrebbe essere la *prima* ad essere ascoltata, e non un’opzione, o un riempimento eventuale, o una subsecività, o un’escrescenza appendicale, ha incontrato resistenze da parte di operatori – finora, dichiaratamente, due, che vissuti finora di pane e complessi d’inferiorità non sopportano finanche l’idea di essere associati ad un’iniziativa in cui “anche” i barboni possano dire la loro. La matrice donde questa contrarietà ha tratto i natali è molteplice: un motivo risiede sicuramente nell’aspetto mentale dei due che si sono detti contrarj, che non è poco, e anche in quello di tutti coloro che hanno detto “s-sì”, o “ni”, o “ma fate che kazzo vi pare”, ma di fatto non ne sono contenti. Sicuramente ci sono anche milioni di altre motivazioni, questioni di schieramenti, liti di cui non si sa nulla, ripicche, antichi rancori, questioni d’alta politica, vendette trasversali, fuitine, faide & vendette: ma io continuo a fregarmene.

Gli unici la cui voce è, se è il caso, il caso di sentire è proprio quella dei barboni.

L’incontro è domani sera,

mercoledì

10 giugno 2009

in

P.zza San Carlo,

Torino

ore 18.30

E’ previsto un rinfrescone. A seguire, concerto (hip hop – non so chi canti, e anche se me l’avessero detto me lo sarei dimenticato, ché non m’intendo).

Qui di séguito copincollo il discorso che Salvatore dovrebbe riuscire a pronunciare domani sera in questa occasione:

PRESENTAZIONE E PROPOSTE PER IL
DISCORSO NELLA MANIFESTAZIONE DELLO SCIOPERO DEGLI OPERATORI IN DATA 10/06/09 IN P.ZZA S. CARLO A TORINO.

Facciamo parte del collettivo di “stanchidiattendere”; tra le nostre intenzioni c’è quella di fondare un’associazione attenta al rispetto dei diritti dei cittadini più deboli, quella dei fruitori della cosiddetta “bassa soglia”, composta non solo dalle persone che vivono per strada e usufruiscono dei tanto discussi dormitori torinesi, ma anche da persone dipendenti da sostanze e immigrati, regolari e no. Tutte  persone che, molto spesso, per un motivo o per l’altro, subiscono ingiustizie e soprusi e non hanno nessuna voce in capitolo per cercare di migliorare le cose. La nostra è un’iniziativa che vede coinvolti in prima persona gli stessi utenti dei servizi, nata in seguito alla decisione del Comune di Torino di chiudere il dormitorio di Str. Castello di Mirafiori, decisione che noi non condividiamo e che consideriamo dannosa sotto ogni punto di vista.

Chiediamo con forza che venga disposto anzitempo, da parte del Comune, un preciso piano di potenziamento delle risorse di bassa soglia, senza che nel frattempo alcun posto venga a mancare.

La realtà attuale di questa città è molto più triste di come viene descritta. Le istituzioni locali vogliono attuare tagli mirati solo e sempre in un’unica direzione, come chiudere dormitori, revocare, sospendere o rifiutarsi di erogare i peraltro esigui aiuti economici, anche dopo che le domande in questo senso sono state accolte (è una cosa che accade spesso), e senza che la condizione delle persone sia nel frattempo mutata. Siamo fermamente convinti che la situazione attuale, che tentano di farci vedere come l’unica possibile, derivi dalla somma di differenti problematiche che si aggiungono alle molte già esistenti. Talvolta trattate con superficialità e che si protraggono da anni, come confermato dai tagli da una parte e dagli sprechi dall’altra.

La crisi non deve pagarla ulteriormente chi già si trova in difficoltà e la vive ormai da troppo tempo. Le Olimpiadi non devono essere pagate dai cittadini: se le paghi chi le ha volute ed imposte.
Che cosa sono i dormitori, per la gran parte? Strutture fatiscenti e malsane popolate e assediate da insetti e ratti, insufficienti e carenti, nelle quali è possibile contrarre molteplici malattie.

Vanno abbattute certamente, ristrutturate in altri casi, ma non è possibile far pagare a noi pure la loro incuria.

Non sembrerebbe di parlare di una città europea del 2009, città dei mondiali di calcio, delle Olimpiadi invernali, della linea ferroviaria TAV e delle metropolitane. E anche a proposito delle Olimpiadi ci sarebbe da ridire sulla ‘pulizia etnica’, o sociale, che è stata fatta in questa occasione, quando i senzatetto e i tossicodipendenti di Torino sono stati manganellati e dislocati come sacchi di patate da una parte all’altra della città. Questo per presunte ragioni di decoro. Ma noi non crediamo in un decoro che prescinde dal rispetto della dignità umana.

Le fioriere che ornano via Po sono certamente uno spettacolo bellissimo, di giorno. Vedere decine di persone che ci dormono accanto, la notte, è invece vergognoso. Persone costrette a dormire per terra ai lati di arredi urbani costati gli stessi soldi necessari alla gestione di almeno uno dei sette dormitori della nostra città.

Noi non vogliamo morire in una stazione o su una panchina.

Siamo esseri umani e non vogliamo più subire le scelte di chi non sa quello che fa, né ripara in qualche maniera a ciò che consegue alle scelte sbagliate. Tutto ciò è evidente, basta guardarsi attorno: non esistono quasi più servizi igienici pubblici, le fontane di acqua potabile (i tori verdi, tanto per intenderci) vanno scomparendo, il traffico cittadino un po’ ovunque è caotico più che mai.

Le code sono fatte di ore ed ore d’attesa anche per un solo pasto al giorno. Ma si rinnovano gli stadi di calcio, certi lavori pubblici sembrano non finire mai, con sprechi di denaro pubblico indicibili: basta prendere un autobus nelle giornate di canicola estiva per capire… dopodiché si specula sui dormitori.

Vogliamo  parlare degli aiuti economici, i cosiddetti sussidi? Sono inadeguati, circa 180 euro al mese dopo aver dovuto dimostrare ciò che è sotto gli occhi di tutti: dopo aver già raccontato la propria intera vita agli operatori è d’obbligo certificarla con le istituzioni. Cosa non sempre utile all’ottenimento di questa esigua cifra, perché il Comune di Torino non destina molti fondi al sociale, e non eroga volentieri i sussidi. Tutto questo dopo essere già stato riconosciuto come un senza casa e un senza lavoro (che chi può ancora svolgere farebbe con immenso piacere), condizione di per sé avvilente, a cui si aggiunge anche l’umiliazione di essere sempre visibile come barbone, e come tale sempre additato.

Perché noi ci siamo. A qualcuno può sembrare che, perdendo casa, lavoro, relazioni, siamo stati esclusi dalla società: ma in realtà ne siamo parte. L’unica differenza tra noi e i cittadini integrati è che questi possono esercitare (e infatti esercitano) i propri diritti; mentre a noi i diritti sono stati negati. Può essere questa la nostra funzione nella società? Dobbiamo necessariamente essere condannati a un non-ritorno? A rimanere sempre al limite della sopravvivenza? È in queste condizioni che volete vederci?

Parliamo poi dei dormitori, di cosa significa frequentarli. Lasciamo pure perdere quando ci arrivi, il senso di smarrimento profondo dei primi tempi. Ben presto il disorientamento è sostituito dall’illusione che, bene o male, un tetto ce l’hai. L’illusione però non dura molto: i non residenti, italiani e no, hanno diritto soltanto a sette notti di permanenza, dopo lunga attesa; i residenti, teoricamente più fortunati, ad un mese. Ma per residenti e non residenti la situazione è identica quando il periodo finisce e arriva il  momento di uscire: bisogna reiscriversi presso un’altra struttura, e ricominciare ad aspettare. La tua vita è scandita dall’attesa, lunga, frustrante, e che riempie prepotentemente il tuo tempo, impedendoti di avere una normale vita sociale, togliendoti la possibilità di cercarti un lavoro, di curare le relazioni affettive e sociali, e rendendo difficile anche provvedere delle più comuni esigenze, come procurarsi un documento o recarsi dal medico. Ti rimangono solo ritagli di tempo per ricordarti che non sei solo un utente, e che devi “risalire”, e devi farlo in fretta! E spesso da solo! Ma ti serve un tetto, che sta alla base di tutto ma che non deve prenderti tutto! La nostra critica non si ferma alla penuria delle risorse, che se fossero adeguate già risolverebbero in parte molte cose, ma va oltre e si concentra anche sul sistema di gestione delle case di ospitalità notturna o meglio denuncia uno stato di cose che genera cronicizzazione e non è, per dirla come gli operatori, tesa a promuovere l’autonomia.

È a questo scopo che, come collettivo, proponiamo di istituire un tavolo di coordinamento composto di utenti, operatori e tecnici delle istituzioni. La volontà di questo collettivo è infatti quella di costituirsi al più presto in associazione, la cui finalità sarà quella di tutelare e farsi garante dei diritti dei senza dimora.

260. Evidentemente è un coglione (o è la Cassiani?).

9 Giu

Ho ricevuto via mail un’ulteriore traccia dell’interesse tardivo che questo strano Alberto Gatti (che è come da titolo) ha cominciato a nutrire per le mie affermazioni a proposito di Sonia Cassiani. Oggi, anzi non molto fa, mi è arrivato questo messaggio, anticipato in casella, al quale, per ragioni tecniche [i terminali della Nazionale sono la solita merda, si passa più tempo a chiudere i messaggj di errore che a navigare; ma tant’è], non posso rispondere su youtube.

Pazienza, lo faccio qui.

Alberto Gatti già in un primo messaggio (del 07/06) mi ha accusato di aver detto, a proposito della povera Cassiani “una marea di cazzate”. Alla mia replica (che cazzate le dirà lui) risponde oggi:

Puoi replicare dalla pagina dei commenti.

YouTube Centro Assistenza | Opzioni email | Segnala spam
albertogatti79 ha risposto al tuo commento su Powerillusi al Maurizio Costanzo Show (Canale5 1993):

Ho letto il tuo blog-buona parte degli episodi televisivi di cui parli non sono mai accaduti!-Te li sei inventati,perchè poi?Tirare in ballo una persona che ha scelto di sparire o è sparita per motivi che a te non sono certo noti..io sono un giornalista di un quotidiano nazionale-La Cassiani non vuole nè rilasciare interviste,nè apparire,penso che meriti rispetto e non bugie creative come le tue-Hai inteso?

Preciso che:

1. Ho dedicato UN post alla Cassiani, non la mia esistenza, malgrado molti visitatori di questo blog, o la Cassiani stessa, non riescano evidentemente a passare giorno senza rileggerselo; ormai dovrebbero saperlo a memoria, ma tant’è.

2. A me non me ne frega niente di chi Alberto Gatti sia; per quanto mi riguarda può essere impiegato allo sgotto dei vespasiani con un cucchiaino bucato, o essere primo ministro, non mi cambia niente. So solo che IO non sono un giornalista, né ho mai desiderato essere, e dunque:

3. Questo è il mio blog, e ci scrivo sopra tutto quel kazzo che mi pare, sugli argomenti che più mi aggradano, quando mi sembra opportuno e come ritengo sia il caso. Punto. Né la Cassiani né questo fantomatico giornalista – che ha un ottimo rapporto con gli hyphen, a quel che manifesta della sua prosa, ma uno pessimo con la grammatica e la sintassi soprattutto – sono i soli, a voler proprio sottilizzare, né i primi per importanza a potersi lamentare della qualità & sostanza di quello che qui sopra è scritto. Io non ho timori di sorta a dire quello che penso; dopodiché

4. Ripeto che i fatti descritti nel post de cujus agitur si devono solo alla mia memoria, si tratta cioè di cose che ho visto in televisione, e che altri su altri blog e altri siti (le pezze d’appoggio sono state tutte riportate) li confermano per quello che se ne dice qui sopra. Aggiungo che

5. Il fatto che la signora o signorina Cassiani sia pubblicamente defunta non mi vieta affatto di ricordare, quando ritenga opportuno o congeniale, quello che di sé diede al mondo quando ancòra non era entrata nel suo cono d’ombra. Se è per quello, qualche altro invelenito visitatore (o lo stesso, sotto altre, e mentite, spoglie) ha scritto sotto il mio post Sonia ritornerà. A chi devo credere, basandomi esclusivamente su questi messaggj, sostanzialmente anonimi, o quantomeno molto sospetti, che mi piovono sul blog o in casella? Secondo ragione, a nessuno, dunque tiriamo innanzi, e arriviamo al punto

6. Che poi ripete sostanzialmente, seppur con eventuale maggior vigore & icasticità quello che già si dice al punto 4., ovvero: che i contenuti del mio post sono veritieri; che, pur essendo sicuramente ricordi brucianti per la Cassiani stessa, alla cui insicurezza, patentissima, e instabilità psichica si deve una grandissima parte di questi episodj, da parte mia non c’era necessariamente acrimonia (anzi, ne ho parlato con simpatia – una simpatia che sta andandosene affanculo, ma pazienza; suppongo che ci sia di ben peggio a questo mondo); che per distorcere la verità a proposito di una persona ci vogliono motivi concreti, e sfido chiunque a trovarne nel mio caso; che “bugie creative” le dirà la sorella di Alberto Gatti, nonché la madre, la nonna, eventualmente la figlia (dico ‘eventualmente’, perché può solo sperare che sia la sua), e certamente anche la moglie. E ancòra:

7. I motivi che stanno dietro la decisione della Cassiani di ritirarsi in qualche cesso per la vergogna mi rimbalzano completamente. Questi sono cazzi suoi. Io non mi sono certo premurato di prendere informazioni sulla Cassiani nello stato in cui versa adesso; mi sono limitato a chiedere “Chissà che fine ha fatto” e a rievocarne per sommi capi la figura, televisiva, per quel che ne avevo visto e che ricordavo e ricordo. Nota peraltro la disonestà di quei “motivi che a te non sono certo noti”. Dovrebbero essere tali, di grazia? Ho mai sostenuto di aver indagato circa le cause che hanno portato la Cassiani lontano dallo schermo? Certo no, perché fattostà che mi è già noto, come a qualche decina di migliaja di altre persone in Italia, e cioè che non ha fatto una buona figura, che deve la dissipazione delle sue possibilità esclusivamente a sé stessa, mentre altri può lamentare mobbing e accanimenti varj, e che la brama di comparire, com’è normale, ha ceduto rapidamente il posto alla brama di scomparire – come avviene a tutti quelli che si vergognano. C’è poi un altro motivo, che è facile a sua volta da immaginare: che non l’abbia chiamata più nessuno. Ha avuto una possibilità, di fronte alla quale poteva fare due cose: a. coglierla; b. buttarla nel cesso. Ha optato per la b.: è una scelta del tutto rispettabile, esattamente come la a. Io non sono un ambizioso, e personalmente sono affezionato come una cozza allo scoglio alle mie pregresse figure di merda (ne ho fatte tante, vero è che non ne sono sempre stato direttamente responsabile): sono l’ultimo al mondo a poter capire come mai uno debba vergognarsi di quello che ha scientemente deliberato in precedenza. Può esserne pentito. Può volere che la tale o talaltra cosa accessoria andassero diversamente. Ma come si fa a mettere in discussione la sostanza stessa delle proprie scelte, soprattutto se si tratta di partecipare a programmi televisivi nazionali? Se la Cassiani vuole, può sempre chiedersi ragione delle proprie irrequietudini; essere inquieti può essere anche una jattura, ma è anche un talento, per chi impara a conoscersi. Ma questi, appunto, sono cazzi suoi: potrei darle miracolosi consiglj (e anche intervistarla, anche molto a lungo, ma si deve mettere in coda, viene dopo Remo Bassini e rael-is-real), ma francamente me n’è passata la voglia. Mi sento maltrattato e incompreso. Non mi piace che mi siano fatte presenti le cose a questo dio. Io a lei non ho fatto niente di male, nulla dissi che potess’essere di detrimento alla sua onorabilità. Mi stava (appunto: stava) persino simpatica. Il problema è che ha dei supporterz troppo coglioni. Salvo non sia proprio lei, a travestirsi con un nick qualunque e a venire regolarmente a vessare l’unico stronzo che ha avuto la delicatezza di pensare a lei negli ultimi dieci anni.  Ma non può mancare, a questo punto, il punto

8. Che dice: Il tuo “Hai inteso?” te lo puoi infilare tutto quanto nel culo.