257. Anche tu sonettiere (in poche mosse)!!

5 Giu

Una cosa che mi ha perplesso è che far scrivere, qui, i bambini in endecasillabi sia gabbato per troppo chiedere. Poi, rileggendo con cura, mi sono reso conto che queste istruzioni di sonetteria in poche mosse partono da un presupposto quantomeno stravagante: ossia dall’applicazione di una struttura metrica in astratto, come se si trattasse dello schemino del meccano, o del libretto della lavastoviglie (faccio per dire, quello sì sarebbe troppo complicato per i frugoletti, a cui comunque non è richiesto utilizzare elettrodomestici).

Vale a dire che, nonostante sia chiaro che la scrittura nasce per imitazione, e che l’applicazione di uno schema metrico è di per sé inutile, dal momento che esso schema può applicarsi solo a partire da esempj poetici preesistenti, dei quali ci si sia chiesti come mai, con quali mezzi espressivi, si arrivi a un determinato effetto, che ai bambini non è stato proposto, poniamo, un mazzetto di sonetti facili – Arcadia, Luigi Sailer, o che so io -, in modo da entrare nello spirito della cosa, ma una semplice struttura da seguire.

Data questa logica, l’endecasillabo sembra troppo difficile; ma l’endecasillabo, o comunque il verso (ci sono anche sonetti cosiddetti maggiori, e minori, uno può farne di ottonarj, di martelliani, e di quel che vuole; ce ne sono di rinterzati, di due specie di versi, brevi & lunghi, &c.), è l’unità fondamentale. I nostri vecchj non avevano nessuna difficoltà a scrivere in endecasillabi, per esempio; l’endecasillabo è anche il verso dell’ottava popolare, e dell’ottavina (quella incatenata, degli improvvisatori). La difficoltà del sonetto è principalmente nella distribuzione della materia, che deve riempire uno spazio non angusto – anche se secondo il Meninni “tiene dell’epigramma”, ma appunto, è un epigramma lungo – senza otturarlo di senso.

Il motivo per cui nessunissimo dei nostri vecchj pensò mai di scrivere un sonetto seguendo una serie di istruzioni passo passo si deve verosimilmente al fatto che la struttura ‘era nell’aria’, avevano tanti sonetti nelle orecchie e sotto gli occhj e non avevano bisogno di una guida del genere.

Ma prima? Prima di Giacomo da Lentini, che scrisse Amore mi fa andare allegramente, il più sciolto e volante di tutti i sonetti mai scritti? Prima, evidentemente, si rifacevano ad altre strutture metriche, quelle da cui il sonetto deriva – la canzone, la ballata di un certo tipo. E le canzoni e le ballate come le scrivevano? Tenendo il conto dei versi su un foglio a parte?

Il fatto è che li cantavano. Il Petrarca e il Boccaccio, durante i periodi della loro frequentazione, ponevano in musica e cantavano i prediletti tra i Fragmenta, che sono pensati per la musica e con la musica, e che solo la musica riesce a giustificare – tant’è vero che non ne sono, né possono esserne, troppo indipendenti, dal momento che moltissime persone, la più parte, direi, si annoja anche solo a sentir parlare di sonetti; e che da quando si smise di cantare il sonetto, esso stecchì, e si fece illeggibile e mummificato, pur dando qualche strano e saporito frutto estremo; e che i sonettieri contemporanei fanno evoluzioni e salti mortali per continuare a scriverne, perché senza sfoggiatura, senza artificj, senza studio particolare, non possono essere letti da nessuno.

E’ chiaro che la poesia non può essere asservita alla musica; ma dato che qui si tratta di propedeusi, dato che è più importante aver letto gli eccellenti sonetti del Petrarca e dei migliori petrarchisti, e dei più spirituosi Secentisti, piuttosto che averne scritto uno orripilante e storpio in proprio, col fine di illustrare la struttura metrica del sonetto, dell’ottava, della frottola, della barzelletta, della zagialesca, di quello che si vuole, forse sarebbe meglio proprio partire dalla musica, e dunque affidare proprio agli insegnanti di musica questo genere di guide. (Senza parlare di cose astrusissime, riservate a studenti ovviamente più grandicelli, come la metrica greca e, soprattutto, quella romana: noi non sappiamo esattamente come fosse la loro cantillazione, ma abbiamo l’accentuazione, e un’idea chiara della pronuncia, e notizia degli strumenti con cui si accompagnavano.

Non mi sembra così campato in aria, tutto sommato).

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