254. Stati generali.

29 Mag

Dubito che si sarà notato, perché i link si pèrdono facilmente nelle sottocategorie (sono troppi, e moltissimi messi alla cacchio, come si sarà capìto), ma volevo segnalare con qualche rilievo in più un’iniziativa, nata da una settimana, che unisce diversi senza dimora nel nome di una battaglia che sarà certamente epocale, e coronata da indiscutibile vittoria per i senza dimora stessi.

Dopo la chiusura di s.da Castello, un evento che ha suscitato in me sentimenti ambivalenti di cui ho dato conto in altro post, il numero degli utenti in coda nei dormitorj rimasti aperti a Torino è aumentato a dismisura, e i tempi di attesa, per conseguenza, si sono allungati oltre l’umano.

L’iniziativa a cui faccio riferimento è quella di cui si legge su questo blog, ed è volta a fare pressioni sul Comune di Torino affinché destini più posti a dormire per i senza dimora, o senzatetto, o senza fissa dimora. Se tutto va bene, chi ha deciso di unirsi nel grido di dolore dovrebbe in un futuro si spera non remoto ottenere quello che chiede – e che era già stato promesso: persino io ricordo che mesi fa, non molti, sui giornali locali era apparsa la notizia di un megadormitorio da costruirsi in v. Traves, al posto del container, che è marcio, sozzo e cadente, che attualmente fa concorrenza al mercato del pesce nella produzione di fortori e nell’allevamento di zoccole; dovevano essere 40 posti a dormire in una struttura vera, cioè in muratura, e non di plastica & tolla come quella che c’è adesso (e che è identica a quelle, quasi del pari marce & fetenti, di c.so Tazzoli e della defunta s.da Castello di Mirafiori), salvo che i fondi già destinati a quest’impresa sono stati stornati su altro, e adesso non ci sono più.

Io rido & scherzo, ma voglio anche far memoria, specialmente a chi già sa (per forza; a chi non sa posso solo fornire qualche informazione nuova di pacca, che poi è quello che faccio, in sostanza, parallelamente), che queste strutture non accolgono solamente, né prevalentemente, simpatici perdigiorno e innocui zuzzurelloni, ma anche sordidi avanzi di galera, persone intossicate da sostanze micidiali e persone che vivono come bestie, ravanando nell’interno di cassonetti e discariche abusive. Oltre a questi, per giunta, ci sono persone decentissime, talune anche discretamente e più che discretamente studiate, con esperienze di vita non convenzionali e competenze tutt’altro che scontate, che trascinano un’esistenza miseranda solo perché invalide od ormai escluse dal mercato per raggiunti limiti d’età; sono quei generici ‘adulti in difficoltà’ che avrebbero tutto il diritto di essere assistiti ma che, causa l’avarizia immonda degli enti preposti, che sparagnano il centesimo, quando pure non lo spendono in genuine puttanate, sono costretti a dormire, quando pure ci riescono, in canili puzzolenti, e a trascorrere le ore diurne tra le sale giornali delle biblioteche, alla mercé di dipendenti pubblici fancazzisti e pieni di odio verso il mondo, e presso mense dove sono servite direttamente in muso pasteasciutte scotte immerse in sughi rancidi, secondi affogati negli escrementi e frutta putrefatte. Tutto questo in attesa di una casa popolare che, come adulti in difficoltà generici, sono tenuti ad aspettare, facendo questa vita schifosa, anche per dieci, dodici, quindici anni; ammenoché non si spaccino per dementi (la psichiatria è sostenuta con fondi più generosi), o lo diventino davvero, e non vadano a riparare per qualche mese in strutture infernali come villa Cristina o simili.

A tutti costoro va la mia commossa solidarietà.

Per il 6 giugno, che è giorno, anche, di elezioni (io ci vado; alle scorse arrivai tardi al seggio, quindi ragion di più), sono previsti – come avrà letto chi è stato sul sito linkato – gli Stati generali dei barbùn presso il Droghìn dell’Amedeo di Savoja, c.so Svizzera 164. Per trovare una soluzione decente, che porti – si spera – a risolvere la piaga del barbonaggio (quello che non è una scelta, e non diventa tale nel tempo) tramite un servizio completo, efficiente e soprattutto rapido e indolore.

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