226. Sonetto.

26 Gen

RAPPRESENTA LA VITA COME UNA PRIGIONE DALLA QUALE E’ POSSIBILE EVADERE SOLO IN UN MODO.
Ci ergono gli anni intorno le invedute
Sbarre di due o tre ergastoli,  e poi via:
Non cessa, prima, quella prigionia,
Mai, prima, quelle sbarre son cadute.
Se assistono la sorte e la salute,
Pur non dànno speranza qualchessia,
Prolungando, anzi, a noi quell’agonia
Fatta di lunga noja e pene acute.
S’inganna l’uomo quando mai ripone
Speranza nella grazia, o in un disegno
Ingegnoso, d’uscire di prigione:
Solo giungendo in sull’estremo segno
Mette a segno davvero l’evasione:
Quando l’affranca un carcere di legno.
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