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211. Vanitas.

25 Ott

Anche questo mio continuo affastellare parole, che magari fosse propriamente un affastellamento, ché anzi è solo ed unicamente e propriamente un allineamento, sicché di un gesto tante & tante volte ripetuto si ha infine solamente un filo continuo, che paragonato ad un edificio, ad una strada, ad un collettore fognario, ad un raccordo anulare, a qualunque oggetto, insomma, d’importanza, come un oceano, o un corpo celeste, o una dimensione parallela, non è nulla, & anzi è meno di nulla quando si consideri che anche il più nutrito volume, anche la più grandiosa opera in più volumi, anche l’opera composta del maggior numero di volumi come quell’enciclopedia commissionata da un imperatore Ming, che volumi ne contava qualcosa come ventiduemilaottocentosettantasette, non è in realtà nulla di sussistente se nessuno la legge, se nessuno la compulsa, se nessuno se ne incuriosisce e non ne rivolge le pagine nella ricerca di qualcosa di dotto, di qualcosa di curioso, di qualcosa di vero, di qualcosa di bello, di qualcosa di giusto, o di qualcosa di illuminante, & moltissime, & anche qualcosa più di moltissime, &, se è per quello, anche più che troppe sono le opere che nessuno legge, che nessuno compulsa, di cui nessuno s’incuriosisce, e, certo, più ancòra di quelle che sussistono, e che sono sopravvissute all’erosione dei secoli sono quelle che sono andate non solo travolte dall’oblio, ma fisicamente distrutte, sicché non se ne conserva memoria, nemmeno a memoria degli eruditi, nemmeno a memoria di quegli eruditi che sono presenti solo nella memoria degli eruditi che sono venuti dopo loro, nemmeno a memoria di quegli eruditi che sono persino sfuggiti alla memoria degli eruditi che sono venuti dopo loro, e che sono a loro volta rimasti travolti dalla dimenticanza, & sono in attesa di qualche erudito, che, nell’attesa di essere a sua volta, a suo tempo, dimenticato dagli eruditi che dopo lui verranno, ne recuperi e ne ripeschi e ne riesumi le scritture, ricordando attraverso esse non solo il dimenticato erudito che le produsse, ma anche gli eruditi che in quelle pagine l’erudito ha ricordato, sicché anche altri eruditi dimenticàti, ricordàti dagli eruditi ricordàti dall’erudito le cui scritture sono così state riesumate, ripescate & recuperate, possono essere ricordàti dagli eruditi che hanno recuperato & ripescato & riesumato le carte del dimenticato erudito, sicché tante memorie erudite, chiusa l’una dentro l’altra come scatole cinesi, possano essere nuovamente porte all’oblio del mondo, per morire nuovamente, & essere riporte all’oblio del mondo, & nuovamente morire, & essere ri-ri-porte all’oblio del mondo, & morire nuovamente, & nuovamente, & nuovamente, & nuovamente, finché tutti i libri eruditi non cadranno a pezzi, e i pezzi non si divideranno in frantumi, e i frantumi non si disferanno in polvere, & la polvere non sarà dispersa in ogn’indove, finché anche i secoli, pieni di tanti eruditi & di tanti ignoranti, di tanta memoria & tanto oblio, giungeranno a propria volta a cadere in pezzi da un decennio per uno, che si frantumeranno in anni, che si sfarineranno in mesi, che si stritureranno in settimane, che si polverizzeranno in giorni, che si atomizzeranno in ore, che si nullificheranno in minuti, che si cancelleranno in secondi.