210. Dove state andando?

23 Ott

Sembra un momento non bello per i blog che frequento più spesso, e che spesso vorrei continuare a frequentare. Giorni fa sono andato a leggermi qualcosa da adlimina, da cui colpevolmente mancavo da un pajo di settimane (il tempo a disposizione è sempre limitato, e se ci sono altre discussioni in corso o sto seguendo qualcos’altro, è giocoforza per me fare delle rinunce), e scopro che ha chiuso. Ma nelle motivazioni che dà dell’insano gesto, dietro la complessità del fraseggio e la consueta opulenza dei riferimenti, mi è stato impossibile non percepire qualche veleno, qualche amarezza, un senso generale di avvilimento che mi ha messo in allarme prima, e poi mi ha fatto riflettere. Poi, con un post-consuntivo sulle prime incomprensibile, ma che di per sé dovrebbe essere anodino come tutti i consuntivi, o un ritmetto niais da vaudeville con cui l’operina dovrebbe concludersi, lo sgargabonzi mi ha dato tutta l’impressione di voler chiudere tutto quanto, e ha anche scritto che prima o dopo, più prima che dopo?, questo avverrà, e, nel caso, aprirà un forum. Infine quello che meno mi aspettavo, e cioè che alcor a sua volta, dopo una serie di post su questioni di lingua, che per la verità rappresentavano una gamma molto varia di posizioni in materia, e dopo un bozzetto ittio-autobiografico di rara bellezza, a sua volta decide di chiudere; stavolta, a differenza degli altri, dichiarando irritazione per le notazioni che evidentemente sarebbero state fatte (ma da chi? da tash?) circa la sua presunta ripetitività, od ossessività, o qualcosa del genere, nel trattare questioni di lingua e di stile — come se girasse sempre intorno alle stesse questioni. Io avevo, chiaramente non richiesto, ma chi è richiesto di qualcosa, quando interviene su un blog?, tagliato la testa al toro dicendo che il problema non è in sé lo stile, ma lo scrittore; e non ero entrato troppo nello specifico di quello che si stava discutendo, anche perché dello stile di uno scrittore posso dire solo semi piace o no, tendo a non dargli un valore oggettivo e a non farne oggetto di osservazione e di studio, e sarei portato, in genere, a preferire basse questioni grammaticali (sempre in vista di quello che posso farmene io); sicché ho spigolato quello che meglio riuscivo a capire, sempre tiranneggiato, anche, da problemi di tempo a disposizione (che può essere anche un vantaggio, come ho già detto altre volte), quindi mi sono perso il momento della discussione; i commenti sono stati chiusi prima del mio arrivo e io non posso in alcun modo ricostruire la storia.

Quello che mi ha reso perplesso e un po’ aggrondato è lo stato d’animo con cui i varj bloggeurs hanno chiuso, adlimina con apparente amarezza, lo sgargabonzi con stracchezza, alcor con irritazione: solo poi mi sono reso conto che non c’è modo di chiudere un blog col canto sulle labbra, che se lo si fa è per forza per stanchezza, o perché non si è ottenuto quello che si voleva, o perché non ci si è trovàti bene, o per una serie di altre ragioni negative, e mi sono sentito anche un po’ un pirla per non averci pensato prima. Più che altro è strano, questo sì, che proprio questi blog, strafrequentati, pieni di commenti interessanti, siano abbandonàti dagli ownerz nei momenti del massimo affollamento. Con gli stessi apparenti sentimenti di frustrazione (sgargabonzi a parte) con cui chiuderebbe, e ha chiuso, chi col suo blog non è riuscito a raggiungere abbastanza persone.

Lo sgargabonzi non mi pare inasprito, ma mi piacerebbe che non parlasse più (poi faccia quel che vuole, per carità) di chiusure. Adlimina ha detto che probabilmente riaprirà, se non tra breve, almeno poi.

Invece alcor ha detto che è irritata e che chiude una volta per tutte (ma è un post da leggere, con quell’aggettivo “periglioso” appiccicato al sostantivo blog che dovrebbe dar da pensare).

L’effetto di questi abbandoni m’è deprimente. Non capisco che fine dovrebbero poi fare queste scritture in rete, salvo i casi in cui si decida (esiste un comando a disposizione per questo, sui blog di tutti i tipi, credo, almeno splinder e wordpress ce l’hanno) di distruggere tutto. Continuano a rimanere come testimonianza di un tempo che si allontana sempre più, sempre meno raggiunti per caso da motori di ricerca e da frequentatori del bel tempo che fu? L’owner che chiude potrebbe decidere di farlo anche per vent’anni, poniamo; trascorsi i quattro lustri, posto che non abbiano chiuso per sempre anche splinder, wordpress, iobloggo, leonardo e chi altro kacchio c’è, potrebbe tirar fuori dal cassetto la pass accuratamente segnata su un foglietto, ormai ingiallitissimo, e riprendere. O potrebbe interrompere tutti i fine di settimana, o chiudere per sempre tutti i fine anno. O fare annuncj falsi di chiusura, per vedere l’effetto che fa. O annunciare, al contrario, continue aperture: tutti i mesi potrebbe inaugurare un blog nuovo, e magari non scriverci un bel nulla. Non so, certi meccanismi della vita reale, come quello di dire “lascio”, per esempio [quel “lascio” così necessario da dire, in certi casi, vedi quello che m’è venuto fatto di fare negli ultimi giorni, & già attediai i miei 3 lettori con quella sordida faccenda due post fa], qui sopra suonano strani. Strani perché, è vero, non tutti i giorni, non a tutte le ore si ha lo stesso entusiasmo di mettersi davanti allo schermo, e “mettersi a scrivere”; ma in realtà un blog non richiede, per sua natura, propriamente prestazioni di tipo letterario.

Se non per lo scrittore che vorrebbe sempre che le sue parole splendessero, e che deve anche fare sforzi per renderlo possbile, e dovunque e comunque scriva vuole e deve essere sempre sé stesso. I due blog che hanno chiuso sono due blog di scrittori (scrittrici, anzi). Se si tratta di scrivere, se scrivere è una condizione, perché non continuare? Ammenoché siamo ancòra tutti romantici, e io non me ne sia accorto, e via via, come tante lucine che si accendono, e tanti blog che si spengono, gli scrittori che mi ritrovo intorno ricevessero, un dopo l’altro, la grazia, e raggiungessero la perfezione del silenzio. E io qui, come un coglione, a pigiare i tasti a ore fisse. E lo stesso Gori, che si vanta di aver letto due libri in vita sua e di essere un cretino di agente di assicurazioni (sto citando dalla zia Mame, non so che cosa faccia di preciso ma c’entra, credo, con l’economia), ha confessato un pajo di volte l’assoluta accuratezza che mette in quello che scrive, può definirsi esattamente un “diarista in rete”? Perché, se la risposta è no, mette in conto, prima o dopo, di chiudere? Chiudere cosa? Posso capire che si continui a scrivere in altra sede, per quanto il blog è un ulteriore versante della scrittura, dopo averlo conquistato, anche se non è una conquista che costi lacrime & sangue & merda, intendiamoci, non sarà autopenalizzante rinunciarci?

Avrei potuto trovare interrogatìvi molto più intelligenti, data la luttuosa circostanza, ne convengo, ma i lutti non avranno mai il potere di rifarmi il cervello, e vi tenete gli interrogatìvi che ho posto, imbecilli (ma spero di no! spero di no!) giusta la matrice che li ha partoriti.

Annunci

Esprimi pure (prego) la Tua garbata opinione!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: