208. 20 ottobre.

20 Ott

Il titolo del post non tragga in inganno: si tratta molto semplicemente della data di oggi. Giorno per me sempre funesto, insieme con quello dell’8 marzo (la festa della donna non c’entra assolutamente nulla, ovviamente), ma non è di questo che voglio parlare — non è il caso, non qui.

Ecco, jeri parlavo della gente di merda, lumeggiando appena alcuni degli scambj — ma proprio così, incidentalmente, per dare un’idea — di pettegolezzi e vaccate che per un pajo di mesi, ormai, si sono succeduti. Io, non sapendo che cosa fare di meglio la sera, mi sono rassegnato a sedere spesso in pizzo a qualche panchina, alternando gli sbadiglj con la odd sentence lasciata cadere di tanto in tanto, mentre subivo chilometri di blatere ed esplosioni astiose.

Dovevo ben immaginarmelo che, come barbone, non dovevo fidarmi delle compagnie che avrei trovato. Non si tratta di innocui spostàti, no, si tratta di pazzi completi, furiosi e unbounded. L’inizio della fine dei miei rapporti con essi è stato quando l’Imbecille è riuscito a reinfilarsi in casa della Vacca raccontandole che, se c’era stato qualche dissapore tra lei e lui era tutta colpa mia (quale sarà il mio aggettivo sostantivato? Povero Pirla?), che mi sono adoperato in ogni modo affinché finisse in mezzo alla strada, insieme a me. Probabilmente per mie gelosie, per il fatto che loro hanno una casa e io no, e poi si sa che quelli come me odiano le donne.

Qualcosa mi dice che mi sono sottratto appena in tempo (o quasi). Infatti oggi sono andato come di consueto al M.te de’ Cappuccini, dove quando ne ho bisogno posso chiedere qualche vestito. Stavolta il frate me li ha negàti, con una scusa qualunque, cioè inventando una frase che avrei detto tempo prima e che l’avrebbe lasciato offeso. Mi pareva evidente che parlasse a suocera perché nuora intendesse. In effetti, l’Imbecille e il Subnormale, fino alla settimana scorsa, sono voluti salire con me a prendere i panini dal frate. Sabato non sono andato. Loro evidentemente sì. E m’è tornato in mente qualcosa di vago che avevo sentito a proposito di Racchia, una cosa che al momento non avevo capìto, circa il fatto che avrebbe chiamato i Vigili e/o l’Asl per fare un’ispezione nella casa della Vacca, che in due case minuscole, in condizioni igieniche pietose, ha qualcosa come ventisette gatti (posto non ne siano morti altri nel frattempo), nessuno dei quali vaccinato e con l’Aids felino. Non avevo capìto allora, capisco adesso. [Dopo la segnalazione, naturalmente, le due hanno continuato a strusciarsi insieme. La Vacca probabilmente deve aver detto qualcosa di compromettente ai genitori della Racchia, che sono due casi umani, e la cosa poi è andata avanti di ripicca in ripicca, questa è una troja, quella è una bocchinara e ci siamo riconciliate e tesoro sei la migliore amika]. Quanto al M.te de’ Cappuccini, mi limiterò a non andarci più. Un pasto al giorno, comunque, mi è di norma sufficiente. 

Possono passare anche a s. Antonio, volendo, ma non credo che riusciranno a farmi negare il pasto: lì extra non ne chiedo e non ne dànno.

Non farò, per ora, nulla: lo prendo, temporaneamente, come parte integrante del mio quotidiano martirio. Sono stato un idiota a permettere che si arrivasse a questo livello di confidenza, la colpa in fondo non è d’altri che mia. Non farò nulla anche per ragioni concrete, materiali: a parte il blog, che mi concede al più mezz’ora di nugae al giorno, sto tentando di finire qualcosa, e, con quel qualcosa, di risolvere un po’ la situazione. Peraltro, non è nemmeno un momento dei più brutti. Intendo sfruttare intensivamente la vena, finché produce, in modo da andarmene il prima possibile da questa città. Non è questo il momento per pensare a queste cose.

Potrebbero succedere cose più gravi? Non lo so. Tutti abbiamo qualcosa da perdere, anche quelli, come me, che sembrano non avere nulla. Impossibile prevedere dove potranno arrivare le passioni distorte, risentimenti e gelosie, di un gruppo di malati di mente che si eccitano a vicenda, e perlopiù a vicenda si aggrediscono, salvo che non ci sia qualche malcapitato di passaggio. Non nego di non aver previsto nulla del genere: la mia è stata un’idiozia, come già detto, e della più sesquipedale specie. Dovevo evitarli, e purtroppo, data la mia fiacca abitudinarietà — sono un barbone molto metodico, in un certo senso, la mia è una vita esteriormente assai monotona –, sono quasi sempre raggiungibile. Alla peggio riparerò in qualche altra biblioteca — m’è tutto assai scomodo, ma pazienza. E poi me ne andrò.

E’ bello il commento del marinajo  sotto il post “Gente di merda” che precede questo. Ma non prevede, nei rapporti umani, la rilevanza di un fattore: e cioè l’ìmportanza di quello che siamo noi  che veniamo in contatto con le persone. Persone che non si permetterebbero mai uno sgarbo a chicchessia, di fronte a una presunta debolezza, non appena presumono di avere una misura, piccola o grande, di vantaggio su qualcuno, scoprono una malvagità senza pari. E questo, trovo, è molto interessante e istruttivo, & meritevole di approfondimento.

Riprenderò questo argomento solo e se ci saranno ulteriori sviluppi (specie sgradevoli, ma non necessariamente per me).

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