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207. Gente di merda.

18 Ott

Io credevo, in effetti, di potermi mescolare alla gente come cavolo volevo, ossia di passare disinvoltamente sopra le mie specificità, le mie complessità, le particolarità, piuttosto rare, della mia persona e del mio personale destino, e, giusta la massima illustrata da una popputa donna blasée di Altan appesa a una parete del container di c.so Tazzoli, dimostrarmi un qualcuno, ossia non uno di quei nessuno che difendono la propria identità a tutti i costi — magari isolandosi, magari decidendo di astrarsi da tutta una serie di umani commercj.

Temevo, nella fattispecie, che un isolamento eccessivo, una chiusura nella turris eburnea dei miei stiticissimi interessi potesse portarmi gradualmente all’inaridimento. Mai e poi mai mi sarei detto che dall’interscambio con alcuni miei simili, per quanto gentucola (anzi! doveva essere la più saporosa, nelle sue irregolarità, nel suo non farcela, nella sua nullità poteva in qualche modo rinfocolare qualche brandello di memoria del mito boemesco, o para-tale, mezzi artisti, mezze cartucce, mezze seghe), potesse venirmi alcunché di male, a parte un po’ di noja, perché proprio non immaginavo che in effetti potesse venirmene.

Mi sono ritrovato, del tutto disinvoltamente, coinvolto in una specie di caricatura del salotto di Maria De Filippi, sdrucitissimo e triste (cioè ancòra più sdrucito, ancòra più triste), senza pause pubblicitarie ad alleviare ogni tot minuti il tedio pestilenziale del dialogo, in una ridda di lui ha detto e l’altra è troja, e quello se n’approfitta, e io so’ troppo bona de core — un microclima in cui non si può dire che le specificità, ossia, per dirla papale, le differenze siano calpestate perché, molto semplicemente, non si concepiscono differenze: un brodo primordiale, indistinto, in cui, se io rimanevo solo con Vacca, Imbecille era geloso, nonostante sapesse che sono ricchione; mentre se rimanevo solo con Imbecille, si doveva passare la sera seguente a discutere se percaso era finocchio pure lui; mentre Finocchio, con la majuscola, teoricamente eterosessuale, vistosamente tutt’altro, propalava ai quattro venti che Vacca ci aveva provato anche con lui (non ho capìto mai perché nessuno gli credesse); mentre Bamboccio metteva frasi sue in bocca a me (ma mettimi la bocca sul pipino, piuttosto, scemo — scusate), sicché io avrei sostenuto che Vacca è fredifa … gredifra … fedigfra… gfedrig … insomma, che è una puttana.

&c.

Purtroppo, poi, li incontro anche piuttosto spesso; e se decido di andare d’accordo con Imbecille mi trovo ancorato, spesso, anche Subnormale, che si porta dietro Racchia, che per la verità non avrei mai più voluto rivedere, che nonostante tutto deve tutte le volte ricavare un angolino di tregua nella guerra fredda (!) per riferirmi qualcosa di fondamentale che Vacca, che ho mandato a fare in culo da quant’ha, manda a dire a me, ma per tramite suo, riferitamente a cose di tre settimane prima, condendo il tutto con una serie di accuse ovviamente campate per aria dimodoché io m’imminchj e, imminchiandomi, non mi defili, e rimanga nel calderone a farmi la guerra dei sessi e del sentito dire e del lui ha detto e corre voce che tu hai sostenuto a gran voce, davanti alla Gelateria delle Alpi, che io lo prendo volentieri anche dietro, e attento che Vacca ha detto a Subnormale che Imbecille le ha mangiato tutte le gallette di riso – e lei a differenza di quello che tu sostieni mica se li scopa, lavora, lei. Poi ci sono gli amici esoterico-fascisti di Imbecille, gli aneddoti, quasi tutti falsi, dell’avventurosa vita di Subnormale, le corna non presunte di Vacca, Racchia che, Finocchio il quale, e il Moccioso che invece pure.

Trombare, nemmeno parlarne. Cui prodest, allora?

Ma, soprattutto, perché a me, signore? Che cosa ho fatto, io? E soprattutto, che cosa NON ho fatto che avrebbe potuto evitarmi questa full immersion nell’incubo? Io credevo (credevo, appunto) che bastasse guardarmi in faccia per capire che non sarei mai stato a disposizione per giri di questo tipo; il mio stile di vita, con le piccole pretese borghesi di questa gente (gente?), avrebbe dovuto tenermi lontano da loro, cioè salvaguardarmi, tenermi provvidamente al riparo. Datemi tutto il vostro disprezzo, oh borghesi. E io, anche in casi simili, sarei stato certamente abbastanza forte (e credevo, credevo di essere forte abbastanza) da imporre una mia linea, chessò, far vertere il discorso su altri argomenti, proporre cose, tour inconsueti. Trovare contenuti. A costo di scuoterli, tutti, come bussolotti, sbatterli contro il muro, spremerli.

NIENTE. Ci sono dei baccelli, tra noi, e io non volevo crederci.

Ho preso le distanze (non so da che pianeta sbarchino, e non ho nessuna curiosità in materia), dichiarando che sono quello che sono, in altri termini gente di merda. Si sono anche offesi, qualcuno ha berciato, il Moccioso ha fatto una scena piuttosto saporosa di frustrazione & dispetto (ma non mi diverte più, non mi divertono più), m’è rimasto appiccicato uno, tra tutti, che lancia piccoli ami. Ma io non abbocco. Jeri ha cominciato a capire — non voglio essere sgarbato, con lui, ha sempre tenuto ad avere un comportamento piuttosto corretto, anche se si è sempre troppo prestato a fare da corriere da una parte all’altra, riferendo che Imbecille ha detto che ho fatto di tutto per seminare zizzania tra lui e Vacca, insistendo affinché rendessi il saluto a Racchia, che in fondo è anche la sua ragazza,  o a sort of, e altre cose.

Le definizioni di untermensch, di non-persona, &c., sono calzanti, io ritengo, e insufficienti. Esistono esseri che sono come colonie batteriche: si rappattumano, e partono all’attacco. Succhiano, erodono, sgretolano tutto: tempo, pazienza, volontà. Come il corpo è aggredito dai microrganismi quando è più debole, così questi demolitori cooptano spostàti, gente con problemi, e probabilmente si assiepano ai capezzali dei moribondi.

Facciamo conto che questa sia una favola. La morale è: siete gente di merda? Evitatemi, o son cazzi vostri.

***

[A proposito di gente di merda, scopro ora che quel cornutazzo di mio (diciamo) “fratello” ha aperto un sito, che ha tutta l’apparenza di essere in preparazione. Anche ne avessi i mezzi non glielo crasherei, credo. Gli crasherei più volentieri la testa, a quel ladro maledetto, a partire dalle corna. Qualunque iniziativa abbia preso, deve andargli nel peggiore dei modi possibili; e in maniera anche più merdosa.

Tiè e aritiè.

Stronzo].