Archivio | agosto, 2008

199. Per Vincenzo Appuzza.

29 Ago

Stamane (mi trovo alla Nazionale), connessomi, apro, dopo la posta, la board del blog e mi ritrovo con due messaggj di spam in attesa dentro il cestino di akismet. Vado a vedere di che cosa si tratta, ed ecco che mi vedo apparire due sgrammaticate fetenzie, autore Vincenzo Appuzza (enzuccio62 su wordpress e blogvillage), con i risultati di due ricerche con google e una serie di marcj insulti al sottoscritto.

Il quale gli avrebbe dato dello “homeless”, scopro con stupore: cosa mai avvenuta.

Semmai “straccione”, ma “homeless” mai e poi mai.

I due sconcj messaggj contenevano le espressioni “vaffanculo”, “stronzo” e “figlio di puttana”. Reso edotto il pezzente schifoso che me li ha mandati che se si tratta di andare a fare in culo ci vado, e quanto mi pare, indipendentemente dai suoi inviti; che, stando all’odore, dei due lo stronzo non credo proprio di essere io; che mia madre fu una persona onesta, a differenza di quello sfasciume pustoloso e ignorante che ha dato i natali al suddetto pezzentone, mi pregio di informarlo che:

1. I suoi messaggj a questo blog sono filtrati, e da lunga pezza, ragion per cui è del tutto inutile che scriva di nuovo, men che meno insulti, che può provarsi a rivolgermi personalmente in qualunque momento, senza ricorrere al vigliacco tramite della Rete;

2. Che è del tutto inutile che si atteggj a màrtire, e che presuma di inchiodare gli altri alle proprie (peraltro inesistenti) responsabilità quando non si pèrita dal ricorrere a mezzi patentemente illeciti per sfogare le sue rabbie insulse — correndo peraltro il rischio di una bella denuncia alla polizia postale.

3. Che qualunque altro attentato alla mia pace, tramite Rete e no, sarà riferito qui sopra, coralmente, in modo che chiunque passi sappia di che pasta è fatto Vincenzo Appuzza. Salvo, appunto, rivolgermi alla Polizia.

Consiglio di dedicare meno tempo a cercare lambiccate mendicate scuse per il fallimento di una vita, e un bel po’ di più all’igiene personale.

Fine della comunicazione.

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Pare incredibile, ma il relitto umano (e gran figlio di una troja) s’è permesso di mandare ancòra queste due perle:

  • enzo | vincenzo.appuzza@alice.it | enzuccio69.wordpress.coms | IP: 158.102.162.9Suggerimento: Risparmia tempo premendo Invio sulla tastiera, anziché fare clic su “Cerca”
    se non hai un cazzo da pettinare ficcati un dito uin culo magari poi lecchi,vedi di che merda sei fatto.

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    Non è spam — Ago 29, 1:49 PM — [ Visualizza Articolo ]

  • enzo | vincenzo.appuzza@alice.it | vincenzo.appuzza@alice.it | IP: 158.102.162.9199. Per Vincenzo Appuzza. « anfiosso29 ago 2008 … Vado a vedere di che cosa si tratta, ed ecco che mi vedo apparire due sgrammaticate fetenzie, autore Vincenzo Appuzza (enzuccio62 su …
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    rivai a vanculo, se non hai un cazzo da pettinare ,ficcati due ndita in culo ,e ,poi leccati le dita, nessuno ti autorizza a menzionare il mio nome

    Non è spam — Ago 29, 1:45 PM — [ Visualizza Articolo ]

  • Questo mentre avvertivo i responsabili della biblioteca di quale uso si stesse facendo dei terminali messi a disposizione del pubblico.
  • Mi sa che non sono stato chiaro.

198. ?

19 Ago

Che cosa c’è, qui?

197. Sera.

9 Ago

Stanno sospese le Stelle in alto,
Fissando, ognuna dal proprio spalto,
Quasi in attesa del grande salto
Che le trarrebbe giù sulla Terra,
O a farla luce, o a farle guerra.
 
Stesa su un fianco, sveglia ma assente,
Metà, o anche meno, del tabescente
Volto ci mostra, ed indifferente
Conta una a una le rughe al Monte
La Luna bassa sull’orizzonte.
 
In tanta attesa soltanto inquieto
S’agita il Vento sul mondo vieto,
Corre, e farfuglia qualche segreto:
Ma chi ha ascoltato il vento che vola
Non ha afferrato mezza parola.
 
La Terra è desta, tutta voltata
Verso la tersa volta stellata:
Mentre si chiede se è preoccupata,
O se soltanto, la vecchia trista,
Stia contemplando la bella vista.
 
E pensa intanto al giorno che spento
Sarà il fulgore del firmamento.
Prendendo sonno, spera che il Vento
Le ispiri un sogno senza memoria
Che le racconti tutt’altra storia.

196. Il Corvo.

7 Ago

L’altro giorno leggiucchiavo alcuni albi (4, del ’94, l’ed. italiana) de Il Corvo, il fumetto (1988-’89) di James O’Barr da cui poi i quattro film dark-fantasy (1994, 1996, 2000, 2005). Una cosa straconsolatoria: uno zombie, Eric Draven, si vendica di una banda di tossici che ha fatto fuori, a freddo e per puro divertimento, lui e la moglie Shelly, in pieno idillio neomatrimoniale. Una cosa borghese, insomma, nella quale la fonte del compiacimento è nel “valido” pretesto fornito al vendicatore per l’adozione di pratiche sadistiche e di uno spiccato travestitismo: molto Tom of Finland le scene, abbastanza frequenti, di bettole e osterie da bassifondi, con molti culi scolpiti inguainati nel cuojo, stivali, anfibj, scialo di bistri e rossetti. Noto anche una nota fortemente regressiva nella concezione dei volti, tutti con occhj grandissimi, come ce li hanno i cuccioli e i bambini. L’aspetto regressivo specifico, centrale, è quello della reversibilità — prima di tutto nella scelta della figura dello zombie, che poi è una sorta di joker e vampiro “asciutto”, un ritornante, che simbolicamente serve a lenire l’amarezza dell’essere “morti dentro” tramite la prospettiva del tutto fantastica di un’acquisita onnipotenza. Il Corvo ninna le coscienze — con le sue straccionissime atmosfere dark anche quelle dei più spostati — con la favola che sia sempre possibile riparare il torto, anche il più estremo, con la possibilità di ricorso al soprannaturale per rimediare il dolore della perdita, o la perdita tout court. Tutto questo è arcinoto.

Se, tuttavia, la funzione simbolica di queste scritture e storie è ingenua e fallosa, il vantaggio che hanno su rappresentazioni più mature, o semplicemente ciniche, rinunciatarie, sfiduciate, superficiali in ogni altro senso, è proprio nel loro sorgere da un più serrato, immediato confronto col dolore, nella più positiva speranza di una forma di salvezza — cioè in un bruciante, immediato ma coerente, durevole, bruto desiderio della stessa –, nonché nella consapevolezza profonda di averne pieno diritto. Il modello remoto è quel miracolo che ha titolo Il conte di Montecristo, l’unica novità del genere e il vero capolavoro, dove effettivamente è rappresentata, con un’ironia che i più remoti e inconsapevoli discendenti di Dumas père non hanno poi mai avuto, una cristologia antifrastica, che nel nome della giustizia per gli oppressi scivola facilmente e come automaticamente in un giustizialismo abbondantemente pagano, rivoluzionario. Rodolfo di Gérolstein era ancòra intermediario, e quindi garante di un ordine costituito talora disfunzionante (lui era lì a mettere una toppa, diciamo, di tanto in tanto); Edmond Dantès è assolutamente autogestito, e la sua carriera di vendicatore coincide con il suo percorso di miglioramento di sé — commutativamente, il miglioramento di sé è un riscatto sociale, ossia una vendetta. Non tutto quello che stava nei presupposti illustri del grande filone è pervenuto ad epoche più recenti.

Ma non è nel progetto ultimo di queste scritture che dev’essere cercato il loro valore — perché se hanno attrattive, allora hanno valore –, quanto nell’inesausta sete di giustizia, nella vigorosa consapevolezza del diritto alla vita e alla felicità. Se dunque il presupposto è increscioso e miserevole, e la conclusione, o pseudo-soluzione, è miserevole due volte, è il durante, il suo dipanarsi configurandosi come ostinata, non vinta reticenza alla dissoluzione degli astj e dei rancori nell’obbligatoria quiete, metodica e punteggiata di segnali rassicuranti, a cui sono finalizzate le leggi della convivenza, che si propongono insieme come inibitorie ma anche come lenitive, che dev’essere scovato il pregio di questa narrativa. In fondo, in qualunque narrazione il presupposto e la finalità sono secondarie rispetto allo svolgimento. In questo caso la “parte centrale”, nei due sensi, comunque sia inquadrata, consiste nella rappresentazione del rancore e della brama di liberazione; in forme ipertrofiche, iperespressive e violente rancore e brama di liberazione diventano mera pornografia: e la pornografia, si sa, è istruttiva. Diventano concepibili, acquisiscono una liceità. In questo è la loro funzione; e il loro forte richiamo, nonostante il tratto squallido, il cattivo gusto, l’implausibilità — proprio grazie all’incresciosa, volgarissima scopertura delle intenzioni sottese (e neanche tanto sott-).